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C.MOREROD
NATURA E LEGGE NATURALE NEL CATTOLICESIMO E NEL PROTESTANTESIMO
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Non c
Non c'è un
reale parallelo fra cattolicesimo e protestantesimo. Benché ci sia una
diversità fra i teologi cattolici, si può descrivere una posizione
ufficiale della Chiesa cattolica su che cosa è la legge naturale. Non
ci si trova tale posizione ufficiale nel protestantesimo, per ovvi motivi: 1.
non c'è soltanto un protestantesimo, 2. la maggior parte delle confessioni
protestanti non hanno un autorità d'insegnamento.
Presenteremo dunque i principi della concezione cattolica della legge naturale,
e poi cercheremo d'identificare alcuni presupposti fondamentali presenti nei
diversi approcci protestanti della legge naturale.
IL PUNTO
DI VISTA CATTOLICO
Diverse
leggi
La teologia cattolica
distingue tradizionalmente diverse leggi, che sono coordinate: "Le espressioni
della legge morale sono diverse, e sono tutte coordinate tra loro: la legge
eterna, fonte, in Dio, di tutte le leggi; la legge naturale; la legge rivelata,
che comprende la Legge antica e la Legge nuova o evangelica; infine le leggi
civili ed ecclesiastiche."
Il motivo per il quale queste leggi sono coordinate è la loro comune
origine: Dio, che agisce nella creazione e nella rivelazione - redenzione. Il
peccato originale non distrugge la natura.
NATURA UMANA
E LEGGE NATURALE
La legge naturale
è - almeno nel nostro contesto - la legge della natura umana. La ragione
umana può scoprire questa natura umana e i suoi principi: "Supponendo
che voi ammettiate anche che l'uomo è un essere dotato d'intelligenza,
e che, in quanto tale, agisce comprendendo quello che fa e quindi ha il potere
di determinare se stesso ai fini che egli persegue. D'altra parte, avendo una
natura, essendo costituito in un certo determinato modo, l'uomo ha evidentemente
dei fini che rispondono alla sua costituzione naturale e che sono gli stessi
per tutti... Ma poiché l'uomo è dotato di intelligenza e determina
a se stesso i propri fini, tocca ali accordare se medesimo ai fini necessariamente
voluti dalla sua natura. Ciò vuol dire che vi è, per virtù
stessa della natura umana, un ordine o una disposizione che la ragione umana
può scoprire e secondo la quale la volontà umana deve agire per
accordarsi ai fini necessari dell'essere umano. La legge non scritta o il diritto
naturale non è altro che questo."
La legge naturale distingue il bene e il male , mostra come fare il bene secondo
alcuni principi riassunti nel Decalogo , è universale , è immutabile
, almeno nei suoi principi fondamentali , benché la sua applicazione
possa cambiare .
Grazie alla legge naturale, possiamo riconoscere se una legge positiva (accettata
in uno determinato Stato) è legittima o no: "Se la legge scritta contenesse
qualche cosa di contrario al diritto naturale, sarebbe ingiusta e non avrebbe
la forza di obbligare".
Alcuni uomini non accettano la legge naturale. La natura umana è unificata
in tutti gli individui da una comune origine (Dio), ma anche da un fine comune,
come già Aristotele l'aveva mostrato nel primo Libro dell'Etica Nicomachea.
Tutti gli uomini, in ogni loro azione, cercano la beatitudine, benché
non concordino sulla sua precisa identificazione . Anche chi rifiuterebbe tale
fine la cercherebbe in realtà nel suo stesso atto di rifiuto. L'oggetto
del libero arbitrio non è il fine ultimo, ma i mezzi per ottenerlo: "L'uomo
per necessità vuole la beatitudine, e non può volere l'infelicità,
o miseria. Ma l'elezione non ha per oggetto il fine, bensì i mezzi...;
non riguarda il bene perfetto, cioè la beatitudine, ma gli altri beni
che sono beni particolari. Perciò l'uomo non compie un'elezione necessaria,
ma libera."
La legge naturale non è sempre percepita con chiarezza, a causa della
limitatezza della nostra intelligenza e del peccato. Così Aristotele
considerava la schiavitù naturale . Forse nel futuro la pena di morte
sarà considerata opposta alla legge naturale. Ma il fatto che noi non
siamo sempre capaci di riconoscerla non vuol dire che la legge naturale non
esista: "La legge e la conoscenza della legge sono due cose differenti...È
per dimenticanza di questa distinzione così semplice che molte perplessità
sono nate riguardo alla legge non scritta" .
Anche se in alcuni casi la maggioranza agisce contro la legge naturale, questa
rimane naturale: "Dunque si devono detestare e punire dappertutto e sempre i
vizi contrari alla natura, per esempio i vizi dei sodomiti, che se pure tutti
i popoli della terra li praticassero, la legge divina li coinvolgerebbe in una
medesima condanna per il loro misfatto, poiché non ha creato gli uomini
per un tale uso di se stessi. ... quando è Dio stesso a dare un ordine
contrario a un'usanza o a un patto qualsiasi, bisogna metterlo in pratica, anche
se in quel luogo non fu mai praticato; e se fu trascurato, bisogna restaurarlo,
se non fu stabilito, bisogna stabilirlo."
LEGGE NATURALE
E RIVELAZIONE
Secondo la comprensione
cattolica d'armonia fra natura e grazia (gratia supponit naturam ), la legge
naturale conosciuta dalla ragione naturale e la morale rivelata non si oppongono
l'una all'altra. Al contrario, la rivelazione presuppone la natura: "...A
proposito della sua relazione [del cristianesimo] con la natura. Come l'ho detto,
il cristianesimo è una semplice addizione ad essa, non la sostituisce
né la contraddice, la riconosce e ne dipende, e questo necessariamente:
perché come può provare le sue pretese se non riferendosi a quello
che gli uomini hanno già? Per miracoloso che sia, non può dispensare
dalla natura; questo sarebbe tagliare l'erba sotto i suoi piedi; perché
quale sarebbe il valore di testimonianze a favore della rivelazione che negherebbero
l'autorità di quel sistema di quel sistema di pensiero, e di quei correnti
di pensiero a partire dei quali queste prove necessariamente sono cresciute?"
L'Enciclica Fides et Ratio riassume i motivi per i quali non ci si può
essere nessun opposizione fra natura e rivelazione: The Encyclical Fides et
Ratio summarizes the reasons why there can't be an opposition between nature
and Revelation: "La fede chiede che il suo oggetto venga compreso con l'aiuto
della ragione" ; perciò, "È necessario, dunque, che
la ragione del credente abbia una conoscenza naturale, vera e coerente delle
cose create, del mondo e dell'uomo, che sono anche oggetto della rivelazione
divina; ancora di più, essa deve essere in grado di articolare tale conoscenza
in modo concettuale e argomentativo" . "Se non fosse così,
la parola di Dio, che è sempre parola divina in linguaggio umano, non
sarebbe capace di esprimere nulla su Dio" .
Se ci fosse una rottura fra natura e grazia, la rivelazione non sarebbe comprensibile,
e dunque non sarebbe per niente una rivelazione. Visto che questa rivelazione
è rivolta a tutti gli uomini di tutti i tempi, per la loro salvezza,
essa presuppone una permanenza della natura umana .
Possiamo conoscere la nostra natura e la sua legge. Ma il peccato rende tale
conoscenza più difficile e incerta. Perciò, la rivelazione ci
aiuta a rendere sicura questa conoscenza: "I precetti della legge naturale
non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione,
la grazia e la rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché
le verità religiose e morali possano essere conosciute "da tutti
e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore"
[Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3876]. La legge naturale
offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in
piena armonia con l'opera dello Spirito."
Per questo motivo il Magistero a volte deve spiegare la legge naturale. Non
perché questa legge sarebbe conosciuta soltanto per la fede o sarebbe
valida soltanto nella vita dei credenti, ma perché la fede da una lucidità
spirituale su quello che è umano: "Nessun fedele vorrà negare
che al Magistero della chiesa spetti di interpretare anche la legge morale naturale.
È infatti incontestabile, come hanno più volte dichiarato i nostri
predecessori, che Gesù Cristo, comunicando a Pietro e agli apostoli la
sua divina autorità e inviandoli a insegnare a tutte le genti i suoi
comandamenti, li costituiva custodi e interpreti autentici di tutta la legge
morale, non solo cioè della legge evangelica, ma anche di quella naturale.
Infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di
Dio, l'adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza
eterna degli uomini."
RIASSUNTO
C'è una natura
comune a tutti gli uomini, c'è una 'legge naturale' che dice quello che
è buono o male secondo questa natura umana. La legge naturale dipende
dal Creatore ed è sopra ogni legge umana positiva. La legge naturale
può essere conosciuta per la ragione, ma tale conoscenza è resa
più difficile dal peccato. La rivelazione divina ci aiuta a conoscere
con certezza la legge naturale. La rivelazione divina è trasmessa dalla
Chiesa, e dunque il magistero può spiegare che cosa è la legge
naturale.
LE TENDENZE
DELLA RIFORMA A PROPOSITO DELLA LEGGE NATURALE
Che
autori protestanti?
Non c'è soltanto
un protestantesimo. Ci sono almeno due correnti maggiori: gli autori protestanti
"classici": i principali riformatori e i loro discepoli contemporanei;
i protestanti liberali, che hanno mantenuto l'aspetto individualistico della
Riforma ma hanno abbandonato la maggior parte della sua teologia. Dipendono
fondamentalmente dalla filosofia del loro tempo. Oggi, queste filosofie sono
spesso opposte all'idea di legge naturale , o almeno alla sua determinazione
o al suo uso nei campi etici e politici .
Dobbiamo dunque fare una scelta sul modo di trovare se qualsiasi punto è
comune a questi correnti protestanti, sul nostro tema. Studieremo i due maggiori
riformatori, Lutero e Calvino, cercando un elemento fondamentale che rimanga
fino ai nostri tempi dentro i diversi correnti. Da Lutero e Calvino, cercheremo
quel che dicono specificamente a proposito della legge naturale. Poi studieremo
il ruolo di queste affermazioni nella globalità dei loro sistemi.
UNA LEGGE
NATURALE DA LUTERO E CALVINO
Lutero
Per Martino Lutero,
c'è una legge naturale (possiamo considerare che qui diritto naturale
e legge naturale abbiano lo stesso senso), che è comune a tutti gli uomini:
"Tutto questo si dice del diritto divino e naturale, che anche i pagani, Turchi
e Ebrei devono tenere, se qualche pace e ordine devono rimanere nel mondo."
Secondo Rom. 2,15, questo diritto è scritto nei nostri cuori, e il suo
conteno è fondamentalmente espresso dalla regolo d'oro o nel Decalogo:
"Questa legge non è stata promulgata prima nel Decalogo, ma è
iscritta nelle anime di tutti gli uomini. È contro di essa che Caino
combatte".
Calvino
For John Calvin,
natural law exists and is given by God: "Ora non essendo la legge di Dio, che
definiamo morale, se non una testimonianza della legge naturale e della coscienza
che nostro Signore ha impresso nel cuore di ogni uomo, non c'è dubbio
che in essa sia pienamente manifesta quella giustizia di cui discorrevamo."
Calvino definisce la legge naturale e il suo fine, che è di mostrare
che l'uomo non la può osservare e ha bisogno della grazia: "Dobbiamo
peraltro esaminare a qual fine questa conoscenza della Legge sia stata data
agli uomini... Possiamo ricavare questo dalle parole di San Paolo considerando
l'andamento del passo...Fine della legge naturale è dunque rendere l'uomo
inescusabile. Potremo dunque definirla: una dimensione della coscienza che le
permette di discernere tra il bene e il male, tanto da togliere all'uomo la
scusa dell'ignoranza, essendo rimproverato dalla propria testimonianza stessa."
Vediamo che i due maggiori riformatori accettano la legge naturale. Persino
Karl Barth, convintissimo nemico della teologia naturale, ha dovuto riconoscere
che i riformatori avevano accettato qualche teologia naturale sul piano morale
. Ma si uno può accettare l'esistenza della legge naturale senza affermare
la possibilità d'osservarla.
LA LIMITAZIONE
FONDAMENTALE DEGLI ATTI UMANI
La legge naturale
tratta degli atti umani. La comprensione di quello che gli atti umani sono e
possono essere sarà il contesto in cui si capirà il vero significato
della legge naturale.
Per Lutero e Calvino, il principio della sola fide implica una limitatezza radicale
degli atti umani nella loro relazione con Dio (e non in altri campi). L'idea
centrale è che ogni cosa che si afferma a proposito delle azioni umane
in relazione alla salvezza è come preso da Dio. Questo è il motivo
per il quale Lutero rifiuta il libero arbitrio: "Vorrei qui avvertire i difensori
del libero arbitrio onde sappiano quanto segue: essi, affermando che il volere
degli uomini è libero, negano Cristo."
La stessa struttura si trova chiaramente anche da Calvino: "Se l'uomo si attribuisce
qualcosa nella volontà o nell'esecuzione, sottrae qualcosa a Dio."
"Se l'uomo si gloria di se stesso, una parte della gloria di Dio è annullata...Poiché
tutti coloro che si illudono di possedere qualcosa di per sé, si ergono
contro Dio e ne oscurano la gloria." "Bisogna concludere che l'uomo non si può
attribuire un sol briciolo di giustizia senza essere sacrilego; visto che sarebbe
come sminuire e abbassare la gloria della giustizia di Dio."
Questa forma mentis si applica alla teologia sacramentale, perché nessuna
realtà creata può essere davvero usata per la trasmissione della
grazia. Ecco quello che Calvino dice dell'Eucaristia: "Dobbiamo ora dare una
definizione della presenza di Gesù Cristo nella Cena che non la vincoli
al pane, lo rinchiuda in esso, non pretenda insomma situarlo in terra in questi
elementi corruttibili recando così offesa alla sua gloria celeste...Manteniamo
dunque decisamente questi due punti: non permettere che venga recata offesa
alla gloria celeste di nostro Signore Gesù Cristo, il che vi verifica
ogniqualvolta lo si localizza quaggiù in elementi corruttibili del mondo..."
Lutero e Calvino presuppongono che ogni azione attribuita ad una creatura non
possa essere totalmente l'opera di Dio. Si deve scegliere fra Dio e le sue creature,
soprattutto fra Dio e l'uomo. I riformatori hanno scelto Dio, più tardi
alcuni sceglieranno d'uccidere Dio per il bene dell'uomo; ambedue i correnti
portano alla secolarizzazione. Comunque, il fatto che non ci sia nessun armonia
fra dimensione divina e dimensione umana toglie ogni reale importanza alla legge
naturale.
Ma tale opposizione fra azione divina e azione umana non è necessaria.
San Tommaso mostra che una stessa azione può essere pienamente azione
di Dio e azione d'una creatura, ambedue a 100%: "Come niente impedisce che un'azione
sia prodotta da un soggetto agente e dalla sua virtù, così niente
impedisce che l'identico effetto sia prodotto da un agente inferiore e da Dio:
e da entrambi immediatamente sebbene in maniera diversa. È poi evidente,
che sebbene le cose naturali producano i loro effetti, non è superfluo
che li produca anche Dio: perché le cose naturali non li producono che
per la virtù di Dio. E neppure è superfluo, dal momento che Dio
può produrre da se stesso tutti gli effetti naturali, che vengano prodotti
da cause naturali. Ciò infatti non è dovuto all'insufficienza
della virtù di Dio, ma all'immensità della sua bontà, con
la quale volle comunicare alle cose la propria somiglianza, non solo comunicando
loro l'esistenza, ma anche conferendo ad esse la causalità verso altri
esseri: poiché è in questi due modi che le creature conseguono
la comune loro somiglianza con Dio... E questo serve a mostrare nelle cose create
la bellezza dell'ordine. Inoltre è evidente che l'identico effetto viene
attribuito sia alle cause naturali che a Dio, non nel senso che in parte viene
prodotto da Dio e in parte dall'agente naturale; ma esso derive tutto e dall'uno
e dall'altro, però in maniera diversa: ossia come l'identico effetto
è attribuito tutto intero allo strumento e tutto intero all'agente principale."
Per i cattolici, tale dottrina aiuta a capire il Nuovo Testamento, dove Gesù
da veri compiti ai suoi discepoli: ciò vuol dire che gli uomini possono
lavorare per la trasmissione della salvezza senza ridurre l'opera di Cristo.
Ma Lutero e Calvino non hanno visto questa possibilità d'evitare la rivalità
fra azione divina e azione umana. Ci sembra che Lutero dipenda d'una comprensione
semplificata dell'univocità dell'essere scotista : se c'è soltanto
un tipo d'essere, allora due autori d'una stessa azione (per esempio due uomini
portando un oggetto) devono necessariamente condividere l'azione, in tal modo
che nessuno dei due faccia tutto. Se questo si applica alla relazione fra Dio
e l'uomo, Dio non è più l'autore di tutta la nostra salvezza.
Ma tale conclusione dipende delle premesse della teoria.
Lutero non poteva essere veramente cosciente della sua dipendenza da una teoria
filosofica, perché si rifiutava di prendere in considerazione la filosofia,
soprattutto la filosofia aristotelica , e riconosceva soltanto una pura autorità
della Scrittura, considerata non contaminata da presupposti filosofici. In genere,
tali punti non sono presi in considerazione nel dialogo ecumenico, perché
i cattolici tendono ad accettare di non includere la metafisica nel loro dialogo
con i protestanti . Anche la recente Dichiarazione congiunta fra cattolici e
luterani sulla giustificazione , per utile che sia nell'espressione delle convergenze
teologiche, non prende in considerazione i presupposti filosofici e si espone
dunque ad una diversità interpretativa.
I DUE REGNI
DI LUTERO
L'opposizione fra
le azioni divine e umane si limita a quello che a da vedere immediatamente con
la salvezza. Lutero distingue un altro livello, o altro regno, che è
più o meno sconnesso dal livello della salvezza (benché sia raccomandato
d'agire in modo cristiano anche a questo livello, quando è possibile).
Lutero lo spiega per esempio quando parla dei principi: "Un principe può
essere cristiano, ma non deve governare come cristiano: e in quanto regna non
è un cristiano ma un principe...Perché in quanto è un cristiano,
il Vangelo gli insegna di non fare del male a nessuno, di non punire né
parlare, ma di perdonare a tutti, e lui deve soffrire le pene e ingiustizie
che gli accadono. Questa dico che è una lezione cristiana, ma non farebbe
un buon governo se la volessi predicare anche al principe; invece [il principe]
deve dire: lascio il mio cristianesimo fra Dio e me...Ma sopra o accanto [al
essere cristiano] ho nel mondo un altro statuto o dovere: il fatto d'essere
un principe" .
I DUE REGNI
NEL CONTESTO CONTEMPORANEO
La teologia dei
due regni mostra precisamente come una cattiva connessione fra il divino e l'umano
porta ad una divisione nella vita dei cristiani. Questo si può ancora
vedere oggi nell'azione politica di gruppi protestanti. Di solito, non c'è
nessuna posizione delle comunità protestanti sul piano politico (eccetto
a volte a proposito della giustizia sociale). Quando c'è una presa di
posizione di gruppi protestanti sul piano politico, per esempio nel caso di
gruppi che combattono l'aborto o criticano il contenuto dell'insegnamento nelle
scuole, gli argomenti sono presi di solito direttamente nella Bibbia -spesso
in un modo fondamentalista che esprima una sconnessione con le scienze umane-
e non sulla base della legge naturale.
Il P. Congar vedeva tale divisione addirittura nella cristologia di Lutero,
che era in un certo senso monofisita perché soltanto la natura divina
di Cristo era davvero efficiente nell'opera di salvezza .
La divisione fra due regni o due campi della vita non significa come tale che
non ci sia una legge naturale. Si potrebbe pensare ad un sistema che non faccia
bene la connessione fra due realtà accettate: legge naturale e morale
rivelata. Ma in realtà la situazione che tende a diventare sempre più
frequente è la divisione fra alcuni protestanti che fondano la loro azione
sulla Bibbia sola e la maggioranza che - pur mantenendo forse una religiosità
privata - agiscono nella vita pubblica mirando ad una efficienza nel ambito
della legge positiva. Nei due casi, la referenza alla legge naturale è
per lo meno marginale.
AUTORI PROTESTANTI
DOPO LA RIFORMA
Che cosa hanno detto
gli autori protestanti dopo Lutero e Calvino a proposito della legge naturale
come tale?
Degli autori come Melanchthon (1497-1560), durante la stessa Riforma, Grotius
(1583-1645), Johannes Althusius (1557-1683), o più recentemente Emil
Brunner (1889-1966) hanno visto la legge naturale come buona e utile. Ma sono
dei protestanti tipici su questo punto? Risponderemmo negativamente a questa
domanda. E qui dobbiamo trovare quello che è tipicamente protestante
(o cattolico).
Un atteggiamento tipicamente protestante a proposito della possibilità
di riferirsi alla natura nel campo etico si trova da Eric Fuchs, Professore
d'etica alla Facoltà Autonoma di Teologia Protestante dell'Università
di Ginevra: il protestantesimo ha un atteggiamento ambivalente davanti alla
natura. D'una parte la rifiuta in quanto fonte della normatività etica.
A differenza della morale cattolica che, seguendo in questo Aristotele e San
Tommaso d'Aquino, si fonda sulla permanenza e l'universalità della 'legge
naturale', la teologia protestante non crede che si possano tirare delle norme
etiche a partire d'una conoscenza delle leggi di funzionamento della natura
(qui definita come insieme degli esseri viventi). Quello che fa la natura non
è né buono né male, è l'uomo che lo deve giudicare
a partire d'altri criteri che coinvolgono la sua libertà. Parimenti,
se si parla della natura per indicare l'insieme delle condizioni oggettive che
determinano l'esistenza umana (essere un corpo sessuato mortale), si descrive
un ordine di realtà che non implica di per sé alcun obbligo morale.
Anche se la morale deve ovviamente tener conto di questa realtà per non
cadere in un idealismo ingannatore.
Questo punto è dunque chiaro: la natura non può essere una norma
etica. Quello che l'autore dice dopo è anche interessante: "Dall'altra
parte, in quanto è l'espressione della creazione buona di Dio, offerta
al godimento dell'uomo, la natura è stata esaltata nei paesi di tradizione
protestante più di altrove. E questo da Calvino come da Rousseau. Perché
se il peccato danneggia gravemente ogni opera umana, la natura rimane la traccia
visibile della bontà dell'opera di Dio. Ecco perché è possibile
meravigliarsene e risentire frequentandola un sentimento religioso. Un segno
di questo: uno dei rari oggetti di pietà che si trovino spesso nelle
famiglie protestanti è un quadro o una fotografia d'un bel paesaggio,
con un testo biblico in sottotitolo, di cui il senso è spesso senza relazione
con l'immagine ma che ricorda che ammirazione della natura e fede in Dio vanno
insieme nella sensibilità popolare protestante."
Quest'ultimo testo illustra molto bene la situazione: l'uomo è in relazione
con la natura - visto che comunque questo non si può evitare - ma ogni
trattativa d'esprimere con la Bibbia questa relazione uomo-natura fallisce.
Il protestante è quindi in relazione con la Bibbia e con la natura, ma
queste due relazioni non sono connesse. Tale è l'impatto culturale a
lungo termine della sconnessione a radice filosofica fra le azioni divine e
umane.
RIASSUNTO
C'è una certa
presenza della legge naturale dai Riformatori e da alcuni autori protestanti
più recenti. Ma fondamentalmente, visto che la natura è corrotta,
le opere dell'uomo naturale non possono essere buone. Nella relazione con Dio,
ogni bontà delle opere umane sarebbe un'offesa a Dio; questa affermazione
dipende da presupposti filosofici incoscienti.
Dunque la dimensione naturale non è connessa col livello della salvezza,
e la natura non è un criterio etico.
Non c'è una posizione ecclesiastica ufficiale sulla legge naturale nelle
società protestanti: non soltanto perché non c'è un magistero,
ma anche perché i presupposti della Riforma rendono difficile una connessione
fra fede e natura.
Le posizioni morali di alcuni gruppi protestanti (aborto...) sono tipicamente
fondate sulla Scrittura, non sulla legge naturale, e suggeriscono che quello
che si difende è una posizione specificamente religiosa.Tale situazione
si esprime nella teologia luterana dei due regni e nelle sue conseguenze storiche:
la fede nella vita personale, l'efficienza nei campi 'seculari'. Nella linea
tipica del protestantesimo, che non accetta la legge naturale, il campo della
natura c'è ancora, ma tende ad essere sconnesso dalla Rivelazione, e
di conseguenza quello che è cristiano tende ad essere sconnesso dalla
vita 'civile'.
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Documento senza titolo
NOTE
(1) Per un riassunto della posizione cattolica con gli elementi
chiavi della storia della filosofia, cf. Georges COTTIER, Nature et nature
humaine, in: Nova et Vetera 74/4, 1999, p.57-74.
(2) Catechismo della Chiesa cattolica, § 1952. Cf. anche S. TOMMASO
D'AQUINO, Summa theologiae, Ia-IIae, q.91.
(3) MARITAIN, J., I diritti dell'uomo e la legge naturale, traduzione
di Guglielmo Usellini, Vita e Pensiero, Milano, 1977:56.
(4) Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, § 1954,
(5) Ibid, § 1955.
(6) Ibid, § 1956.
(7) Ibid, § 1958.
(8) Cf. S. TOMMASO D'AQUINO, Summa Theologiae, Ia-IIae, q.94,
a.5.
(9) Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, § 1957.
(10) S. TOMMASO D'AQUINO, Summa Theologiae, IIa-IIae, q.60, a.5,
ad 1.
(11) Ibid, Ia-IIae, q.1, a.7.
(12) Ibid, Ia-IIae, q.13, a.6.
(13) Cf. soprattutto ARISTOTELE, Politica, I.5.
(14) MARITAIN, J., I diritti dell'uomo...:57.
(15) S. AGUSTINO, Confessioni, III.8.15.
(16) Cf. STOECKLE, B., "Gratia supponit naturam", Geschichte und Analyse
eines theologischen Axioms, "Studia anselmiana" 49, Herder, Roma,
1962.
(17) "as to its [Christianity's] relation to nature. As I have said,
Christianity is simply an addition to it; it does not supersede or contradict
it; it recognizes and depends on it, and that of necessity: for how possibly
can it prove its claims except by an appeal to what men have already? Be it
ever so miraculous, it cannot dispense with nature; this would be to cut the
ground from under it; for what would be the worth of evidences in favour of
a revelation which denied the authority of that system of thought, and those
courses of reasoning, out of which those evidences necessarily grew?"
(NEWMAN, J. H., An Essay in aid of a Grammar of Assent, II.X, Longmans, Green,
and Co., London, New York and Bombay, 1930:388; nostra traduzione).
(18) Cf. GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Fides et Ratio (14 settembre
1998), § 42. Questo viene confermato dall'argomento del § 82:
"La Sacra Scrittura, infatti, presuppone sempre che l'uomo, anche se colpevole
di doppiezza e di menzogna, sia capace di conoscere e di afferrare la verità
limpida e semplice".
(19) Fides et Ratio, § 66.
(20) Fides et Ratio, § 84.
(21) Fides et Ratio, § 95.
(22) Catechismo della Chiesa cattolica, § 1960.
(23) PAOLO VI, Enciclica Humanae Vitae (25 luglio 1968), no.4.
(24) Cf. per esempio Sartre : « Je la vois, moi, cette nature, je la vois...
Je sais que sa soumission est paresse, je sais qu'elle n'a pas de lois : ce
qu'ils prennent pour sa constance... Elle n'a que des habitudes et peut en changer
demain » (SARTRE, J.-P. La nausée, "Le Livre de poche",
Gallimard, Paris, 1963:222).
(25) Nella linea di Immanuel Kant.
(26) Cf. FLORES D'ARCAIS, P., Dio esiste?, MicroMega 2/2000:40: La
pietra d'inciampo per il cristiano è la tentazione di dettare legge
(in nome di una presunta ‘legge naturale' che coincide sempre, guarda
caso, con la parola ex cathedra). In un ambiente diverso, cf. Karl Popper
che esprime questo giudizio generale in un contesto di filosofia politica::
"The choice of conformity with ‘nature' as a supreme standard
leads ultimately to consequences which few will be prepared to face; it does
not lead to a more natural form of civilization, but to beastliness" (POPPER,
K., The Open Society and its Enemies, vol. 1, The Spell of Plato, Routledge
& Kegan Paul, London and Henley, 1980, 5th edition reprinted:71.
(27) Testo originale: Dis ist alles gesagt von gemeinen göttlichen und
natürlichen recht, das auch Heiden, Türcken und Juden hallten müssen,
soll anders fride und ordnung in der wellt bleiben (LUTERO M., Ermahnung
zum Frieden auf die zwölf Artikel der Bauerschaft in Schwaben, 1525,
WA 18:307, l.23-25). Nostra traduzione.
(28) Testo originale: Haec enim lex non in Decalogo primum promulgata sed
omnium hominum animis inscripta est. Contra hanc Cain pugnat (Vorlesungen
über 1. Mose Kap.4.9, 1544, WA 42:205, l.23-25). Nostra traduzione. Cf.
anche Ein Sermon Mart. Luther Über das Euangelion Matth... (1529), WA
29:564.
(29) Traduzione presa da: CALVINO, G., Istituzione della religione cristiana,
2 vol., Unione Tipografico-Editrice, Torino, 1971. Citiamo i paragrafi, che
sono comuni a tutte le edizioni in diverse lingue.
(30) CALVINO, Istituzione... IV.XX.16.
(31) CALVINO, Istituzione... II.II.22.
(32) Cf. BARR, J., Biblical Faith and Natural Theology, The Gifford Lectures
for 1991 Delivered in the University of Edinburgh, Clarendon Press, Oxford,
1994:8.
(33) LUTERO, De servo arbitrio (777), in: ERASMO DA ROTTERDAM, Il
libero arbitrio (testo integrale), Martin LUTERO, Il servo arbitrio
(passi scelti), Editrice Claudiana, Torino, 1993 (ristampa della seconda
edizione):245.
(34) CALVINO, Istituzione... II, III.9.
(35) CALVINO, Istituzione... III, XIII.1.
(36) CALVINO, Istituzione... III, XIII.2.
(37) CALVINO, Istituzione... IV, XVII.19.
(38) S. TOMMASO D'AQUINO, Summa contra Gentes, libro III, cap.70.
(39) Cf. DUNS SCOTUS, Ordinatio I, dist. 3, pars 1, q.2, Opera
Omnia, vol. 3:18, no.26: "Secundo dico quod non tantum in conceptu
analogo conceptui creaturae concipitur Deus, scilicet qui omnino sit alius ab
illo qui de creatura dicitur, sed in conceptu aliquo univoco sibi et creaturae.
Et ne fiat contentio de nomine univocationis, univocum conceptum dico, qui ita
est unus quod eius unitas sufficit ad contradictionem, affirmando et negando
ipsum de eodem; sufficit etiam pro medio syllogistico, ut extrema unita in medio
sic uno sine fallacia aequivocationis concludantur inter se uniri".
(40) I suoi giudizi a proposito del "blinde Heide Aristoteles" (Adventspostille,
WA 10, 1.2, 116, l.11, 1522) sono molto duri: "... ut impiissimi Aristotelis,
publici veritatis vel ex professo hostis, sententias quantumlibet Christo adversarias..."
(WA 6, 186, ll.14-15, 1520).
(41) Cf. CONGAR, Y., Un unique médiateur (excursus), in: COMMISSION
INTERNATIONALE CATHOLIQUE-LUTHERIENNE, Face à l'unité,
Tous les textes officiels (1972-1985):279 : " La Réforme voulait
substituer un monde de relations personnelles à un monde de qualités
ontologiques hiérarchiquement ordonnées. Elle combattit ainsi
une scolastique qui fut, finalement, laissée à ses querelles internes.
L'effort de l'Eglise catholique pendant et après le second concile du
Vatican a consisté, pour une grande part, à dépasser la
scolastique pour tendre ardemment vers ce qu'on pourrait appeler, sans idéalisation
irréelle, I'Eglise indivise".
(42) Cf. Il Regno-Documenti n.812, 1998/7:250-256.
(43) Testo originale: "Ein Fürst kan wol ein Christ sein, aber
als ein Christ mus er nicht regieren: und nach dem er regiret, heisst er nicht
ein Christ sondern ein Fürst... Denn nach dem er ein Christ ist, leret
ihn das Euangelium das er nieman sol leid thun, nicht straffen noch reden, sondern
idermann vergeben, und was im leid odder unrecht geschicht sol er leiden. Das
ist (sag ich) eines Christen lectio, Aber das würde nicht ein gut regiment
machen, wenn du dem Fürsten woltest also predigen, Sondern so mus er sagen:
Meinem Christenstand lasse ich gehen zwischen Gott und mir... Aber über
odder neben dem habe ich inn der welt einen andern stand odder ampt: das ich
ein Furst bin" (Wochenpredigten über Matt. 5-7, 1530/2,
Druck 1532, WA 32:440). Nostra traduzione.
(44) Cf. CONGAR, Y., Martin Luther, Sa foi, sa Réforme, "Cogitatio
Fidei" 119, Cerf, Paris, 1983:105-133.
(45) "Le protestantisme a une attitude ambivalente à l'égard
de la nature. D'une part, il la récuse en tant que source de la normativité
éthique. A la différence de la morale catholique qui, suivant
en cela l'enseignement d'Aristote et Thomas d'Aquin, se fonde sur la permanence
et l'universalité de la loi naturelle, la théologie protestante
ne croit pas qu'on puisse tirer de la connaissance des lois de fonctionnement
de la nature (définie ici comme l'ensemble des êtres vivants) des
normes pour une éthique. Ce que ‘fait' la nature n'est ni bon ni
mauvais, c'est l'homme qui est appelé à en juger à partir
d'autres critères qui engagent sa liberté. De même, si l'on
parle de la nature pour désigner l'ensemble des conditions objectives
qui déterminent l'existence humaine (être un corps sexué
mortel), on décrit un ordre de réalité qui n'implique ne
soi aucune obligation morale. Même si la morale doit évidemment
prendre en charge cette réalité sous peine de succomber à
un idéalisme trompeur" (FUCHS, E., art. Nature, in : Encyclopédie
du protestantisme, GISEL, P., directeur d'édition, Cerf - Labor et Fides,
Paris - Genève, 1995:1066). Nostra traduzione.
(46) "D'autre part, en tant qu'elle est l'expression de la création
bonne de Dieu, offerte à la jouissance de l'homme, la nature a été
plus qu'ailleurs exaltée dans les pays de tradition protestante. Et ce,
aussi bien par Calvin que par Rousseau. Car si le péché affecte
gravement tout œuvre humaine, la nature reste la trace visible de la bonté
de l'œuvre de Dieu. C'est pourquoi on peut s'en émerveiller et ressentir
à sa fréquentation un sentiment religieux. C'est ainsi qu'un des
rares objets de piété qu'on trouve souvent dans les familles protestantes
est un tableau ou une photographie d'un beau paysage, sous-titré d'un
texte biblique, dont le sens est souvent sans rapport avec l'image, mais qui
rappelle que dans la sensibilité populaire protestante l'admiration de
la nature et la foi en Dieu vont volontiers de pair" (Encyclopédie
du protestantisme:1066). Nostra traduzione.
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