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PONTIFICIA ACADEMIA PRO VITA
LA PROSPETTIVA DEGLI XENOTRAPIANTI
Aspetti scientifici e Considerazioni Etiche
26 Settembre 2001
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a cura di
Introduzione
La
chirurgia sostitutiva (trapianti) rappresenta la terapia d'elezione per diverse
patologie umane. Tuttavia il fattore di limite al numero di trapianti che si
possono effettuare è la carenza di organi e tessuti umani[i]. Lo xenotrapianto,
ovvero il trapianto di organi, tessuti o cellule di una specie animale in un'altra
specie, se applicato all'uomo, offrirebbe la possibilità di una enorme riserva
di organi, tessuti o cellule per i trapianti rimediando così alla carenza "cronica"
di donatori umani.
Prima,
però, che lo xenotrapianto possa diventare una realtà clinica, è necessario
risolvere alcuni problemi pratici. Uno di essi è il rigetto, processo mediante
il quale il corpo della persona che riceve il trapianto (ricevente) cerca di
sbarazzarsi del trapianto stesso. Un altro problema è assicurare il corretto
funzionamento del trapianto nel nuovo ospite, superando la barriera di specie.
Inoltre vi è la necessità di minimizzare la possibilità di introduzione, attraverso
il trapianto, di nuovi agenti infettivi nella popolazione umana.
Oltre
ai problemi scientifici, lo xenotrapianto solleva poi altre questioni che richiedono
considerazioni di natura teologica, antropologica, psicologica ed etica, nonché
l'esame di problematiche legali e di questioni procedurali.
Prima
Parte - Aspetti scientifici
Cenni storici
1.
Fino ad oggi, abbiamo un'esperienza molto limitata di trapianti xenogenici (cioè,
provenienti da specie diversa da quella del ricevente) di organi o tessuti in
riceventi umani. I primi tentativi, compiuti usando la terapia immunosoppressiva
per i pazienti riceventi, al fine di prolungare la sopravvivenza dell'organo
trapiantato, sono stati effettuati negli anni '60 e all'inizio degli anni '70.
In quel periodo il risultato più eclatante fu la sopravvivenza per nove mesi
di un rene di scimpanzé trapiantato in un ricevente umano da Reemtsma e collaboratori[ii].
Negli anni '80, fu trapiantato in una bambina (Baby Fae) un cuore di babbuino,
che sopravvisse per breve tempo[iii]; dopo poche settimane, infatti, sopravvenne
il rigetto. Negli anni '90, due fegati di babbuino furono trapiantati in due
pazienti da Starzl e collaboratori [iv]. Questi due pazienti sopravvissero l'uno
per settanta giorni e l'altro per ventisei giorni. In particolare il primo paziente,
al quinto giorno dopo il trapianto, fu sottoposto a dieta orale e passò la maggior
parte dei suoi settanta giorni di sopravvivenza in una normale corsia, uscendo
anche, in un'occasione, dall'ospedale per breve tempo[v]. Tuttavia, in uno dei
due casi, sembra che un patogeno di babbuino (citomegalovirus) sia stato trasferito
al paziente, anche se egli non sviluppò alcuna malattia[vi]. In entrambi i pazienti
si rilevò una massa epatica adeguatamente funzionante, sufficiente a sostenere
la vita. Il fegato di babbuino sintetizzava proteine di babbuino che, in qualche
caso, assumevano livelli ematici caratteristici del babbuino e non dell'uomo.
La possibile incompatibilità molecolare di queste proteine costituisce un potenziale
problema di funzionalità nell'uomo.
Furono
anche tentati trapianti di cuore (tre casi) o di fegato (un caso) di maiale;
tuttavia in nessun caso il paziente sopravvisse più di ventiquattro ore[vii].
Mentre,
in passato, sono stati preferiti i primati non umani come fonte di organi, attualmente
la comunità scientifica, nonché i preposti Organismi di quei Paesi che si sono
occupati del problema, hanno escluso l'utilizzo di tali animali come fonte di
organi, sia a causa del maggior rischio di trasmissione di infezioni, sia per
altre considerazioni di ordine etico e pratico[viii]. Di conseguenza, molti
ricercatori hanno scelto di utilizzare i maiali come fonte potenziale di organi,
tessuti o cellule per lo xenotrapianto[ix]. L'uso dell'ingegneria genetica ha
consentito di migliorare significativamente il tempo di sopravvivenza di un
organo di maiale trapiantato in un primate non umano immunosoppresso[x], anche
se il tempo di sopravvivenza di tali organi non è ancora paragonabile a quello
di organi umani trapiantati nell'uomo . Alcune barriere allo xenotrapianto,
dunque, restano[xi].
L'ulteriore
modificazione genetica degli animali donatori e/o l'uso di altri/nuovi farmaci
immunosoppressori sono i due approcci attualmente considerati per prolungare
ulteriormente la sopravvivenza di uno xenotrapianto[xii]. Da quanto detto, risulta
evidente come molte ricerche nell'ambito dello xenotrapianto siano ancora necessarie
e debbano essere compiute.
Stato dell'arte
Il problema del rigetto: immunologia dello xenotrapianto d'organo
2.
Quattro sono gli ostacoli immunologici da superare per realizzare con successo
uno xenotrapianto da maiale a primate (umano o non umano). Primo fra tutti il
rigetto iperacuto che è causato dagli anticorpi xenoreattivi preesistenti
e dal complemento del ricevente che agiscono contro le cellule endoteliali dell'organo
dell'animale donatore[xiii]. Secondo, il rigetto acuto vascolare,
causato dall'azione combinata degli anticorpi xenoreattivi indotti, dalle cellule
natural killer attivate e dai monociti del ricevente. L'azione combinata di
questi stimoli (anticorpi antitrapianto e cellule attivate del ricevente) attivano
le cellule endoteliali dell'organo donato. L'attivazione delle cellule endoteliali
causa infiammazione e trombosi (aggregazione piastrinica e attivazione della
cascata coagulativa) con conseguente rigetto dell'organo. Terzo, lo xenotrapianto
potrebbe anche essere soggetto al rigetto mediato dalle cellule T, così
come avviene nell'allotrapianto (trapianto tra individui della stessa specie).
Infine, lo xenotrapianto potrebbe anche essere soggetto a rigetto cronico,
problema quest'ultimo anch'esso comune all'allotrapianto.
Rigetto
iperacuto. Gli anticorpi xenoreattivi preesistenti e l'attivazione del sistema
del complemento del ricevente sono i due fattori maggiormente responsabili del
rigetto iperacuto di un organo vascolarizzato, non appena esso viene riperfuso
in seguito a xenotrapianto. Gli anticorpi xenoreattivi preesistenti si legano
alle cellule endoteliali del maiale[xiv]. Questi anticorpi sono diretti prevalentemente
verso un residuo di zucchero, l'antigene Gal-α
(1,3) - Gal-ß (1,4) - GlcNac di maiale noto come "α-gal"[xv].
Il legame degli anticorpi fissa ed attiva il complemento; la combinazione anticorpi/complemento
attivato conduce all'attivazione dell'endotelio con conseguente trombosi, rapida
ischemia e rigetto del trapianto. L'eliminazione degli anticorpi xenoreattivi
preesistenti è un metodo per superare il rigetto iperacuto[xvi]. Il rigetto
iperacuto è anche superato con metodi che prevedono l'inibizione del complemento[xvii].
Tra
i diversi possibili approcci, quello che si è dimostrato più efficace per ottenere
l'inibizione del complemento si basa su esperimenti in vitro in cui una
proteina umana, che inibisce l'attivazione del complemento umano, è stata introdotta
nella membrana di cellule endoteliali di suino. La molecola testata per prima
è stata il Decay Accelerating Factor umano o hDAF. La presenza di hDAF
in cellule endoteliali previene la lisi di tali cellule e, presumibilmente,
la loro attivazione[xviii]. Questi risultati hanno suggerito che la produzione
di maiali transgenici per hDAF potrebbero costituire un approccio per il superamento
del rigetto iperacuto di organi di maiale trapiantati in primati. Alcuni gruppi
di ricercatori hanno prodotto maiali transgenici le cui cellule presentavano
l'hDAF ed hanno dimostrato che gli organi di tali maiali generalmente non vanno
incontro a rigetto iperacuto[xix]. I risultati ottenuti utilizzando organi di
maiali transgenici per hDAF hanno quindi dimostrato che il rigetto iperacuto
può essere superato. Questo può essere considerato il primo maggior trionfo
della terapia genica nel campo del trapianto di organi.
Un'altra
possibile soluzione al rigetto iperacuto è l'eliminazione, o quantomeno la riduzione,
dell'espressione, di "α-gal"
negli organi dei maiali, mediante la soppressione del gene dell'enzima 1,3 galattosiltransferasi
che è necessaria per l'espressione di "α-gal"[xx].
Questa modificazione genetica non è stata ancora compiuta nel maiale, sebbene
la tecnologia di clonazione oggi potrebbe renderla possibile.
Rigetto
Acuto Vascolare. Il rigetto acuto vascolare è dovuto agli anticorpi xenoreattivi
indotti e alla possibile infiltrazione delle cellule infiammatorie del ricevente,
monociti e cellule natural killer, che invadono lo xenotrapianto[xxi].
Le cellule endoteliali sono così attivate causando trombosi, compromettendo
il flusso ematico e determinando quindi il rigetto[xxii]. Al momento attuale,
il rigetto acuto vascolare rappresenta il principale ostacolo immunologico al
pieno successo dello xenotrapianto. Nel modello animale, lo studio del rigetto
acuto vascolare ha dimostrato che l'uso di terapie immunosoppressive porta ad
una sopravvivenza molto più lunga degli organi xenotrapiantati in animali così
trattati, rispetto ad animali non trattati[xxiii]. Un approccio alternativo
per superare il rigetto acuto vascolare è quello di creare animali/organi ulteriormente
ingegnerizzati geneticamente[xxiv]. Sono allo studio numerosi geni che potrebbero
sopprimere la risposta infiammatoria, che sembra essere la principale causa
di rigetto acuto vascolare.
La
risposta mediata dalle cellule T. Qualora il rigetto acuto vascolare sia
superato, ci si può aspettare che l'organo possa ancora andare incontro a rigetto
con un meccanismo che coinvolge l'intervento delle cellule T, come avviene nell'allotrapianto[xxv].
Non è ancora stato stabilito se la risposta delle cellule T xenogeniche sia
più difficile da superare rispetto a quella presente nell'allotrapianto, che
oggi è molto ben controllata. In aggiunta alla terapia immunosoppressiva, c'è
inoltre la possibilità di ottenere tolleranza (non reattività di un ricevente
verso antigeni di maiale, senza l'impiego di immunosoppressione) in trapianti
maiale/primate[xxvi]. L'induzione della tolleranza è la grande speranza per
tutti i tipi di trapianto; essapotrebbe essere ottenuta, nelle combinazioni
xenogeniche, con una ulteriore ingegnerizzazione genetica dell'animale donatore.
Rigetto
cronico dello xenotrapianto. Ci sono evidenze che, così come l'allotrapianto,
anche lo xenotrapianto può andare incontro a rigetto mesi o anni più tardi,
anche quando l'organo trapiantato ha superato tutte le precedenti fasi di rigetto[xxvii].
Questo tipo di rigetto viene definito "cronico". La principale patologia
relativa a questa forma di rigetto è costituita dalla proliferazione delle cellule
muscolari lisce e, quindi, dall'obliterazione dei vasi sanguigni..
Modelli sperimentali
3.
Lo xenotrapianto è stato studiato e sperimentato principalmente in modelli animali
di piccole dimensioni e nella combinazione maiale/primate non umano.
Piccoli
animali. Il principale modello utilizzato è stato il trapianto di cuore
di hamster o topo nel ratto. Per lo più, il rigetto di cuore di hamster trapiantato
nel ratto è simile al rigetto di cuore di topo nel ratto. Il ratto, però, non
ha sufficienti anticorpi xenoreattivi preesistenti per indurre il rigetto iperacuto
di cuore di topo o di hamster. Pertanto, in questa combinazione, il rigetto
dipende dalla sintesi di anticorpi antitrapianto che, insieme con il complemento
del ricevente, porta al rigetto dell'organo[xxviii]. Il trapianto di cuore di
topo o di hamster nel ratto è perciò un buon modello per lo studio del rigetto
acuto vascolare. I primi risultati ottenuti attraverso esperimenti di trapianto
in modelli di piccoli animali sono i seguenti. Nel ratto, è stato dimostrato
che la somministrazione di farmaci immunosoppressori può consentire la sopravvivenza
a lungo termine dei cuori di hamster[xxix]. In questo senso, il rigetto di un
organo di hamster trapiantato in un ratto appare diverso dal rigetto acuto vascolare
di un organo di maiale trapiantato in un primate non umano in cui il rigetto
iperacuto è stato superato. Nel modello maiale/primate non umano, attualmente,
l'immunosoppressione da sola non è sufficiente per consentirne la sopravvivenza
a lungo termine. La seconda scoperta ottenuta attraverso il trapianto di cuore
di hamster o di topo nei ratti è stata l'ottenimento dell' "adattamento"
(accomodation)[xxx]. L'adattamento si riferisce alla sopravvivenza di
un organo anche in presenza di anticorpi antitrapianto e di complemento. L'inibizione
per breve tempo del complemento, sommata alla continua inibizione delle cellule
T, determina la sopravvivenza a lungo termine in queste due combinazioni. Un
interessante scoperta riguardo l'adattamento è che le cellule endoteliali e
le cellule muscolari lisce dei vasi dell'organo sopravvissuto esprimono geni
che proteggono l'organo dal rigetto[xxxi]. Non è ancora chiaro fino a che punto
questi geni protettivi possano essere utilizzati terapeuticamente per migliorare
la sopravvivenza degli organi di maiale nei primati. Alcuni casi isolati di
adattamento sono anche stati descritti in trapianti allogenici umani[xxxii].
Grandi
animali. Il principale modello è a tutt'oggi costituito da maiali transgenici
per hDAF[xxxiii] e, in alcuni casi, per gli altri geni umani che inibiscono
la cascata del complemento, in combinazione con terapia immunosoppressiva, in
modo da ottenere la sopravvivenza. Gli organi di maiali normali, trapiantati
in primati non umani, nella maggior parte dei casi vanno incontro a rigetto
iperacuto e, pertanto, sono rigettati più rapidamente rispetto agli organi di
maiali transgenici per hDAF[xxxiv]. Anche quando il rigetto iperacuto è superato,
gli organi di maiali transgenici per hDAF, trapiantati in primati non umani,
subiscono un tipo di rigetto che somiglia a quello acuto vascolare, sebbene
tale rigetto possa anche essere molto ritardato[xxxv]. E' stato dimostrato che,
in trapianti eterotopici, che non devono sopperire alla funzione vitale, cuori
di maiali transgenici possono sopravvivere fino a 99 giorni[xxxvi]. Quando gli
organi sono trapiantati in modo da dover sopperire alla funzione vitale (trapianto
ortotopico), le sopravvivenze massime ottenute sono state di un mese,
nel caso di trapianto di cuore[xxxvii], e di settantotto giorni, nel caso di
trapianto di rene[xxxviii], anche se la maggior parte degli organi é rigettata
più rapidamente. Gli scienziati propongono due diversi approcci, che potrebbero
anche essere combinati, per realizzare una prolungamento ulteriore della sopravvivenza
degli organi di maiale trapiantati nei primati. Il primo consiste nello sperimentare
nuovi protocolli di immunosoppressione, mentre il secondo nel produrre maiali
che esprimano altri transgeni capaci d'inibire i fattori di rigetto associati
al rigetto acuto vascolare.
Xenozoonosi: trasmissione di agenti infettivi da una specie all'altra
4.
Sono stati identificati oltre sessanta agenti infettivi del maiale, con la potenziale
capacità di causare malattie nell'uomo[xxxix]. E' in corso un processo di produzione
di linee "pulite" di animali donatori con uno stato di salute certificato[xl].
Le misure di controllo adottate comprendono il parto dei maiali mediante isterotomia
(derivazione cesarea), il controllo accurato dell'ambiente e la sorveglianza
routinaria dei maiali e del personale che li cura. Questi interventi
sembrano aver escluso quasi tutti gli agenti infettivi noti, che destano preoccupazione.
Tuttavia, non si può escludere che esista un virus sconosciuto di maiale, che
non provoca alcuna patologia nell'animale stesso, ma che potrebbe essere patogeno
per l'uomo.
Come
in tutte le altre specie di mammiferi, i maiali contengono nel loro DNA sequenze
che codificano retrovirus (PERV - Porcine Endogenous RetroViruses)[xli].
Weiss e colleghi hanno dimostrato che i PERV possono infettare in vitro
cellule umane[xlii]. Non esistono soddisfacenti modelli animali per testare
la patogenicità di questi agenti. Uno studio retrospettivo è stato condotto
sul sangue di 160 pazienti esposti a tessuti viventi di suino per studiare la
presenza di PERV. In 135 pazienti l'esposizione era stata di un'ora o poco più,
negli altri per un tempo più lungo ed in un caso soltanto, per 460 giorni. Nessuno
di questi pazienti ha dimostrato evidenza di infezione da PERV, sebbene cellule
di maiale contenenti sequenze retrovirali furono trovate persino parecchi anni
dopo l'esposizione a tessuti di maiale[xliii]. Quanto si possa trarre conforto
da questi risultati negativi, relativi a pazienti esposti a tessuti suini per
così poco tempo, eccetto pochi casi, e comunque ad un numero di cellule di maiale
molto piccolo, in confronto agli anni di esposizione di un eventuale trapianto
di un organo di maiale in un uomo, è una questione di congetture. Sicuramente,
l'eliminazione dai maiali dei PERV, che rappresentano una preoccupazione continua
ed un limite al passaggio ai trials clinici, costituisce una sfida per
gli anni avvenire.
Progressi delle Biotecnologie e della Genetica Molecolare
5.
I maggiori progressi nel campo delle biotecnologie, che potrebbero favorire
un ulteriore sviluppo dello xenotrapianto, riguardano soprattutto la produzione
di suini transgenici per geni umani che inibiscono il rigetto. Due acquisizioni
in particolare rivestono grande importanza. In primo luogo, i recenti studi
che hanno condotto alla clonazione dei suini[xliv], consentendo una manipolazione
genetica più semplice di quella ottenuta con i metodi sino ad oggi disponibili.
Con questa procedura, almeno in linea di principio, nuovi geni potrebbero essere
introdotti facilmente nel DNA genomico dei suini ed altri geni potrebbero essere
inattivati in modo da renderli non più funzionali ("knock out").
Ad esempio, il gene responsabile dell'espressione dell'antigene "a-gal"
sulle cellule endoteliali di suino potrebbe essere inattivato in modo da diminuire,
presumibilmente, almeno uno degli stimoli al rigetto.
In
secondo luogo, sebbene ancora a livello sperimentale, sono state approntate
metodiche per regolare l'espressione dei transgeni[xlv]. Infatti, potrebbe essere
molto vantaggioso che un determinato transgene dell'organo di maiale trapiantato
si esprima in un particolare momento del periodo post-trapianto, mentre potrebbe
essere molto svantaggioso che lo facesse in uno stadio differente. Dunque, la
possibilità di regolare l'espressione del transgene rappresenterebbe un grande
aiuto allo sviluppo dello xenotrapianto.
Procedere verso la fase clinica
6.
Poiché cellule e tessuti, dopo il trapianto, non sono immediatamente perfusi
con il sangue del ricevente, essi non vanno incontro a rigetto iperacuto. Per
questo motivo trials clinici di questo tipo di trapianto hanno avuto
uno sviluppo ulteriore rispetto ai trials clinici di organi solidi. Insule
pancreatiche di maiale sono state trapiantate in pazienti diabetici[xlvi] e
cellule neuronali fetali di maiale sono state iniettate in un numero significativo
di pazienti (> 50) affetti da Morbo di Parkinson, da Morbo di Huntington
o da ictus[xlvii]. A tutt'oggi, però, è stato riportato solo un limitato
beneficio clinico. Un numero significativo di pazienti con epatite acuta fulminante
è stato arruolato in studi clinici multicentrici, che utilizzano epatociti di
maiale in apparecchi artificiali (fegato bioartificiale), con risultati clinici
iniziali promettenti[xlviii].
Vi
è una notevole divergenza di opinione riguardo la sopravvivenza minima richiesta
per un organo di maiale trapiantato in un primate non umano, prima di poter
procedere a trials clinici di trapianto di organi di maiale in riceventi
umani. Secondo l'opinione di alcuni, si potrebbe dare inizio ai trials
clinici nell'uomo solo dopo che sia stata ottenuta, di routine, una sopravvivenza
di novanta o più giorni di un organo di maiale, trapiantato in modo da dover
sopperire alla funzione vitale, in un primate non umano[xlix]. Attualmente,
la sopravvivenza di questo tipo di xenotrapianti varia da poche settimane a
circa tre mesi, e la sopravvivenza di tre mesi non è certo routine[l].. Chiaramente,
deve essere ottenuto un miglioramento significativo dei risultati attuali prima
di consentire trials clinici di xenotrapianto di organi solidi.
Tuttavia,
mentre la sopravvivenza degli organi di maiale trapiantati in primati non umani
attualmente non è sufficientemente lunga da considerare possibile il trapianto
definitivo di un organo di maiale nell'uomo, l'opzione di un trapianto "ponte"
di un organo di maiale potrebbe essere considerata attuabile in tempi più brevi.
Seconda Parte - Aspetti antropologici ed etici
La
pratica degli xenotrapianti, oltre agli aspetti scientifici e tecnici descritti
nella prima parte di questo documento, coinvolge anche altri ambiti quali quello
antropologico ed etico.Sarà compito di questa seconda parte esplorarli, sia
pur sinteticamente, nel loro rapporto con tale nuova procedura.
Questioni preliminari
In
aggiunta ai problemi connessi ad ogni intervento di trapianto, ci sembra che
tre questioni, specificamente legate agli xenotrapianti, richiedano di essere
previamente affrontate: 1) l'accettabilità dell'intervento dell'uomo sull'ordine
del creato; 2) la praticabilità etica dell'utilizzazione di animali per migliorare
la sopravvivenza e il benessere dell'uomo stesso; 3) l'eventuale impatto, oggettivo
e soggettivo, che un organo o tessuto di origine animale può avere sull'identità
del soggetto umano che lo riceve.
L'intervento dell'uomo sul creato
7.
In premessa, vorremmo affrontare brevemente un interrogativo di fondo che, in
genere, viene posto dalle varie tradizioni religiose, pur con accenti differenti:
esso concerne la possibilità stessa per l'uomo di intervenire lecitamente sulle
realtà esistenti nell'universo in genere e, più in particolare, sugli animali.
Data
la valenza più specificamente teologica di tale questione, riteniamo utile offrire
una breve sintesi della posizione della Chiesa cattolica sull'argomento, proprio
adottando un linguaggio e una metodologia caratteristici dell'antropologia teologica.
A
quale titolo l'uomo, che Dio ha creato come maschio e femmina, e cui va riconosciuta
la piena dignità di persona in ogni fase della sua vita, può intervenire sul
creato, magari modificandone anche alcuni aspetti? Quali criteri deve adottare
e quale limiti deve porsi?
Dalla
narrazione per immagini della creazione "in sei giorni"[li], risulta
evidente come Dio abbia stabilito una gerarchia di valore tra le varie creature.
Tale gerarchia emerge, peraltro, anche dalla considerazione razionale della
trascendente ricchezza e dignità della persona umana.
L'uomo,
creato a immagine e somiglianza di Dio, è posto
al centro e al culmine del creato, non solo perché tutto quanto
esiste è destinato a lui, ma anche perché la donna e l'uomo hanno il compito
di collaborare con il Creatore nel condurre il creato verso la sua perfezione
finale. "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela"
(Gen. 1,28) : ecco il mandato con cui Dio affida all'uomo il "dominio"
del creato, in Suo nome. A tal riguardo, così si esprimeva Giovanni Paolo II
nell'enciclica "Laborem exercens": "L'uomo è immagine
di Dio, tra l'altro, per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare,
di dominare la terra. Nell'adempimento di tale mandato, l'uomo, ogni essere
umano, riflette l'azione stessa del Creatore dell'universo"[lii].
È
questo, dunque il senso più profondo dell'azione dell'uomo in relazione all'universo
creato: non certo quello di "spadroneggiare" arbitrariamente sulle
altre creature, riducendole in una sorta di schiavitù avvilente e distruttiva,
allo scopo di soddisfare i suoi capricci, bensì quello di orientare, attraverso
la sua opera responsabile, la vita del creato verso l'autentico ed integrale
bene dell'uomo (di tutto l'uomo e di ogni uomo).
Già
alcuni documenti del Conc. Vat. II avevano voluto riaffermare questa verità;
così, ad esempio, si esprime la "Lumen Gentium": "Con
la loro competenza nelle discipline profane, e con la loro attività elevata
interiormente dalla grazia di Cristo, i laici contribuiscano efficacemente a
far sì che il lavoro, la tecnica e la cultura utilizzino i beni creati a reale
vantaggio di tutti gli uomini, in conformità all'ordinamento del Creatore e
alla illuminazione del suo Verbo; che tali beni vengano distribuiti più equamente
fra tutti, e contribuiscano a loro modo al progresso universale, in libertà
umana e cristiana"[liii] ; anche il Decreto conciliare sull'apostolato
dei laici riprende quest'idea quando afferma che "la bontà naturale
(delle realtà che costituiscono l'ordine temporale) riceve una speciale dignità
dal loro rapporto con la persona umana a servizio della quale sono state create"[liv].
In
sintesi, dunque, va riaffermato il diritto/dovere dell'uomo, su mandato del
suo Creatore e mai contro l'ordine naturale da Lui stabilito, di agire nel creato
e sul creato, anche servendosi delle altre creature, per il raggiungimento del
fine ultimo di tutta la creazione: la gloria di Dio e la realizzazione piena
e definitiva del suo Regno, attraverso la promozione dell'uomo. Risuonano ancora
in tutta la loro verità le parole di S. Ireneo di Lione: "L'uomo vivente
è gloria di Dio e vita dell'uomo è la visione di Dio"[lv].
L'uso degli animali per il bene dell'uomo
8.
Per una riflessione teologica che possa contribuire ad elaborare un giudizio
etico sulla pratica degli xenotrapianti, ci interessa considerare quale sia
stata l'intenzione del Creatore nel dare l'esistenza agli animali. Essi, proprio
in quanto creature, hanno un loro proprio valore che sicuramente l'uomo ha il
dovere di riconoscere e rispettare. Tuttavia, Dio li ha posti, insieme alle
altre creature non umane, a servizio dell'uomo, perché egli possa, anche attraverso
di loro, giungere al suo sviluppo integrale.
È
da notare che questo ruolo di "servizio" reso all'uomo si manifesta
con modalità differenti, in relazione al progresso culturale dell'umanità. Limitandoci
al progresso scientifico e tecnologico in campo biomedico, il servizio dell'animale
all'uomo trova una sua applicazione del tutto nuova nella pratica dello xenotrapianto
che, pertanto, in linea di principio, non è in contrasto con l'ordine della
creazione. Al contrario, essa rappresenta per l'uomo un'ulteriore occasione
di responsabilità creativa nel fare un uso ragionevole del potere che Dio gli
ha dato.
Del
resto, anche limitandosi ad un livello di analisi puramente razionale, senza
voler ricorrere al ragionamento teologico, si può giungere a conclusioni convergenti
sul piano pratico.
Un
semplice sguardo alla lunga vicenda umana sulla Terra è sufficiente per fare
emergere con tutta evidenza un dato inconfutabile: è l'uomo che, da sempre,
governa le realtà terrene, gestendo gli altri esseri, viventi e non, secondo
determinate finalità. È ancora nel rapporto con l'uomo che si rivela la misura
assiologica (valore morale) di ogni realtà esistente, in un disegno universale
armonico ed ordinato che indica tutta la pregnanza di senso del reale.
In
particolare, l'uomo si è sempre servito degli animali per i suoi bisogni primari
(alimentazione, lavoro, vestiario, ecc..), in una sorta di "cooperazione"
naturale che ha costantemente segnato le varie tappe del progresso e dello sviluppo
della civiltà.
Ora,
tale posizione di "eccellenza" testimonia e, insieme, manifesta la
superiorità ontologica dell'uomo sugli altri esseri terreni; essa si fonda sulla
natura stessa della persona umana, le cui dimensioni di razionalità e spiritualità
pongono l'uomo al centro dell'universo, perché ne utilizzi le risorse presenti
(tra cui gli animali), in maniera sapiente e responsabile, alla ricerca dell'autentica
promozione di ogni essere.
Volendo
approfondire quanto andiamo dicendo, due problemi di natura etica devono essere
affrontati. Da un lato la questione dell'uso degli animali per migliorare la
sopravvivenza o la salute dell'uomo, che ha come ovvio presupposto un particolare
modo di concepire la relazione animale-uomo[lvi]. Dall'altro, la questione della
accettabilità del superamento della barriera tra specie animale
e specie uomo.
Riguardo
al primo problema, tra le diverse correnti di pensiero attuali, emergono due
visioni contrapposte ed estreme[lvii]. C'è chi ritiene che l'animale e l'uomo
abbiano una dignità equivalente, e chi invece pensa che gli animali siano del
tutto in balia dell'arbitrio umano. Nel primo caso, l'uso degli animali è considerato
un vero e proprio specismo o tirannia dell'uomo sugli animali e, dunque,
neppure il fatto di essere di aiuto per la sofferenza umana potrebbe giustificare
l'uso degli animali, a meno che non si ammetta anche la possibilità opposta.
Nella seconda prospettiva, invece, l'uomo potrebbe utilizzare liberamente gli
animali, in base ai propri desideri e senza particolari limitazioni etiche.
9.
Dal nostro punto di vista, confortati dalla prospettiva biblica secondo la quale,
come già ricordato, l'uomo è creato "a immagine e somiglianza di Dio"
(Gen. 1,26-27), riaffermiamo che la persona umana gode di una dignità
unica e superiore; ma egli deve rispondere al Creatore anche del
modo in cui tratta gli animali. Di conseguenza, il sacrificio degli animali
può essere giustificato, ma solo se richiesto dal raggiungimento di un bene
rilevante per l'uomo: è questo il caso dell'utilizzazione di animali per il
prelievo di organi o tessuti da trapiantare, anche quando ciò implicasse la
necessità di sperimentazioni e/o di modificazioni genetiche su di essi.
Tuttavia,
anche in questa prospettiva, è eticamente richiesto che, nell'usare gli animali,
l'uomo osservi alcune condizioni quali: evitare agli animali stessi sofferenze
non necessarie, rispettare i criteri di vera necessità e ragionevolezza, evitare
modificazioni genetiche non controllabili che possano alterare in modo significativo
la biodiversità e l'equilibrio delle specie nel mondo animale[lviii].
Dal
punto di vista teologico-morale, non appare invece sostanzialmente rilevante
la questione dell'utilizzazione di differenti specie animali (ad es. primati
non umani o non primati), pur lasciando aperte le valutazioni sulla diversità
di sensibilità tra animali di specie differenti e sull'equilibrio tra le varie
specie e all'interno della stessa specie.
Va
anche precisato che, per la teologia cattolica non esistono preclusioni di ordine
religioso-rituale nei confronti del trapianto nell'uomo di organi o tessuti
di un qualsiasi animale[lix].Per quanto riguarda il secondo problema, vale a
dire l'accettabilità dell'uso di organi di provenienza animale, possiamo
affermare che, una volta stabilito che l'identità personale non viene intaccata
dallo xenotrapianto e dopo aver verificato, inoltre, che tutte le esigenze etiche
generali della trapiantologia siano rispettate, la questione si riduce al solo
aspetto culturale e psicologico, e dunque, l'eventuale diffidenza iniziale potrà
essere superata, magari ricorrendo agli adeguati sostegni necessari.
Xenotrapianto e identità del ricevente
10.
Oltre, e forse prima, che con considerazioni di natura teologica, una valutazione
etica sulla pratica degli xenotrapianti deve misurarsi con acquisizioni di natura
antropologica, soprattutto con quella parte dell'antropologia filosofica che
riguarda l'identità della persona. Infatti, una qualsiasi valutazione
etica sugli xenotrapianti è chiamata a rispondere, in ultima analisi, alla domanda:
l'impianto di un organo estraneo al corpo originario dell'uomo ne modifica l'identità[lx]
e la ricchezza di significati che esso media? E se sì, fino a che punto sono
accettabili i livelli di modificazione raggiunta?
Certamente,
il concetto di "identità personale" si presenta ricco di valenze e
di sfumature di significato, essendo diversi gli apporti filosofici e scientifici
che concorrono ad elaborarlo[lxi]. Più sinteticamente, ed in base agli scopi
di questo documento, possiamo indicare l'identità personale come la singolarità
e irriducibilità dell'uomo in rapporto al suo essere (livello ontologico)
e al suo sentirsi (livello psicologico) persona; esse si esprimono nella dimensione
storica della persona e, in particolare, nella sua struttura comunicativa, sempre
mediata dalla corporeità.
Si
deve affermare, allora, che l'identità personale costituisce un bene della
persona, una qualità intrinseca al suo stesso essere e, dunque, un valore morale
su cui fondare il diritto/dovere di promuovere e difendere l'integrità
dell'identità personale di ciascuno.
Possiamo
allora concludere che, in generale, l'impianto di un organo estraneo al corpo
dell'uomo trova un limite etico nel grado di modificabilità che esso eventualmente
comportasse per l'identità della persona che lo riceve.
11.
Tale modificazione, come già accennato, interessa la dimensione storica della
persona, e quindi la struttura comunicativa di essa, mediata dalla corporeità.
Alla
luce poi di una recuperata valorizzazione del corpo e della lettura simbolica
che di esso offre gran parte dell'antropologia contemporanea, va osservato che
non tutti gli organi del corpo umano sono in ugual grado espressione della irripetibile
identità della persona: ve ne sono alcuni che assolvono esclusivamente alla
loro specifica funzione; altri, invece, uniscono alla funzione una forte e personale
carica simbolica, che dipende inevitabilmente dalla soggettività dell'individuo;
altri organi, poi, come l'encefalo e le gonadi, hanno una relazione inscindibile,
per la loro propria funzione, con l'identità personale del soggetto, indipendentemente
dalla loro valenza simbolica. Dunque, si dovrà concludere che, mentre questi
ultimi non potranno mai essere lecitamente trapiantati, per le inevitabili conseguenze
oggettive che produrrebbero nel ricevente o nei suoi discendenti[lxii], gli
organi considerati come meramente funzionali e quelli con maggiore valenza
personalizzante dovranno essere valutati, caso per caso, proprio in funzione
della carica simbolica che vengono ad assumere nella singola persona[lxiii].
12.
La problematica relativa alla tutela dell'identità personale del paziente ricevente
costituisce un punto cardine non solo per l'antropologia filosofica, ma anche
per la teologia morale, come dimostrano alcuni pronunciamenti ufficiali del
Magistero in tema di xenotrapianti, che la indicano come uno dei criteri fondamentali
di liceità dello xenotrapianto. Prima Pio XII (Discorso all'Associazione
Italiana Donatori di cornea ed ai Clinici Oculisti e Medici legali, 14 Maggio
1956), e poi di recente anche Giovanni Paolo II (Discorso al 18° Congresso
Internazionale della Società dei trapianti, 29 Agosto 2000, n.7), hanno
chiaramente affermato la liceità, in linea di principio, di tale procedura terapeutica,
a condizione che "l'organo trapiantato non incida sull'integrità dell'identità
psicologica o genetica della persona che lo riceve" e "che esista
la provata possibilità biologica di effettuare con successo un tale trapianto,
senza esporre ad eccessivi rischi il ricevente".
Osserviamo
qui che, accanto alla tutela dell'identità personale, in questi pronunciamenti
magisteriali viene indicato un secondo criterio di liceità dello xenotrapianto:
si tratta dell'argomento del rischio sanitario, di cui ci occuperemo
più diffusamente tra breve.
Per
il resto, dal punto di vista della teologia morale, valgono per gli xenotrapianti
le condizioni etiche richieste per ogni altro tipo di trapianto[lxiv].
Problematiche bioetiche
Una
considerazione bioetica più ampia suggerisce la necessità di ulteriori approfondimenti
e precisazioni. La praticabilità degli xenotrapianti, alla luce dell'attuale
"stato dell'arte" riassunto nella prima parte di questo documento,
dovrà essere valutata eticamente tenendo conto di una molteplice serie di fattori,
alcuni dei quali desunti dalle norme morali generali valide per tutti i trapianti,
altri più specificamente legati a questa tipologia di trapianto[lxv].
Rischio sanitario
13.
Abbiamo appena accennato al fatto che una delle questioni etiche fondamentali
da esaminare, per giudicare sulla liceità o meno dello xenotrapianto, sia rappresentata
dalla valutazione del rischio sanitario coinvolto in tali procedure, rischio
sanitario che si compone di diversi fattori, non sempre facilmente prevedibili
e quantificabili. Prima di proseguire, pertanto, sembra utile richiamare alcune
note generali sull'etica del rischio.
Il
rischio, inteso come evento futuro indesiderato o dannoso il cui verificarsi
non è certo, ma possibile[lxvi], viene definito attraverso due caratteristiche:
il grado di probabilità e l'entità del danno. La probabilità del verificarsi
di un certo evento dannoso in particolari circostanze può essere espressa come
una percentuale di rischio o frequenza statistica. Inoltre, a volte, la presenza
o meno di alcuni fattori occasionali di rischio può variare la probabilità del
verificarsi di un certo evento. L'entità del danno, invece, si misura sugli
effetti che l'evento produce. Naturalmente, un rischio molto probabile sarà
ben tollerato se l'entità del danno ad esso associata è molto piccola; al contrario,
un rischio che preveda un'elevata entità di danno possibile, pur presentandosi
come improbabile, desta molte più preoccupazioni e richiede maggiori cautele.
È
importante anche distinguere un evento probabile (pur in diversi
gradi) da un evento soltanto ipotetico, il quale si presenta come
teoricamente non impossibile, ma talmente improbabile da non esigere
una modificazione dei nostri comportamenti o scelte in funzione del suo accadimento.
I
due criteri della probabilità e dell'entità del danno concorrono a configurare
l'accettabilità del rischio, in base alla ponderazione del rapporto rischio/beneficio
(risk/benefit ratio). Soltanto quando un rischio è realmente quantificabile,
sarà possibile applicare i criteri di valutazione della sua accettabilità.
In
ultimo occorre distinguere dalla accettabilità quella che possiamo invece indicare
come accettazione del rischio, cioè la reazione del singolo o del pubblico
in generale di fronte all'esistenza di un determinato rischio. Essa è una risposta
che ha una notevole componente soggettiva, non sempre del tutto riflessa, ed
è influenzata da fattori quali la cultura, l'informazione disponibile e la sua
comprensibilità, i modi di comunicazione dell'informazione stessa, la sensibilità
comune[lxvii].
In
assenza di dati che permettano una quantificazione affidabile di un tale rischio,
occorre muoversi con grande cautela, senza però che questo debba tradursi necessariamente
in un "blocco" totale di ogni sperimentazione; infatti, per passare
dal non sapere al sapere, dall'ignoto al noto, sarà pur necessario esplorare
qualche possibile novità, che verosimilmente, soprattutto nelle fasi sperimentali
iniziali, non sarà scevra da qualche rischio (almeno potenziale). In questa
situazione, dunque, è eticamente richiesto di avanzare "a piccoli passi"
nell'acquisizione di nuove conoscenze, coinvolgendo nella sperimentazione il
minor numero possibile di soggetti, con un monitoraggio attento e continuo,
pronti a rimodulare in ogni momento il disegno sperimentale intrapreso, sulla
base dei nuovi dati emergenti.
Un
altro fattore da considerare è la distinzione tra la quantificabilità
del rischio (risk assessment) e la sua gestibilità (risk
management). Per una corretta valutazione etica, tutti e due questi elementi
vanno accuratamente esaminati.
14.
Quanto fin qui detto in generale sull'etica del rischio deve ora essere applicato
al caso degli xenotrapianti.
Per
prima cosa, osserviamo che vi sono elementi riguardanti lo xenotrapianto, come
la probabilità di rigetto o l'aumento di probabilità d'infezioni a causa delle
terapie immunosoppressive a cui il ricevente deve sottoporsi, per i quali esistono
già degli elementi di conoscenza, anche se, per essi, risulta necessaria un'ulteriore
fase di studio. Questi dati già in possesso della comunità scientifica, insieme
alle nuove acquisizioni che vengono accumulandosi, possono consentire di stabilire
la soglia di rischio da non superare perché un intervento di trapianto sia considerato
moralmente accettabile.
Più
complessa ed incerta risulta invece la valutazione dei rischi legati ad un aspetto
peculiare degli xenotrapianti da animale ad uomo: la possibile trasmissione
al ricevente di infezioni (zoonosi) attraverso lo xenotrapianto, ad opera
di agenti patogeni conosciuti e non, non dannosi per l'animale ma con possibilità
perniciose per l'uomo, che potrebbero anche sfuggire ad un controllo previo,
con la conseguente possibilità di diffusione dell'eventuale infezione a coloro
che vivono a stretto contatto (close-contacts) col trapiantato e, più
oltre, all'intera popolazione.
Dal
momento che, a tutt'oggi, le esperienze cliniche (da animale ad uomo) di xenotrapianto
già effettuate sono numericamente esigue e certamente insufficienti per poter
elaborare una fondata statistica sulle reali probabilità d'insorgenza e di diffusione
di dette infezioni, ogni decisione in merito allo sviluppo clinico di questa
nuova terapia, può basarsi soltanto su ipotesi; si impone, quindi, l'esigenza
etica di procedere con la massima cautela.
Quando
si giungerà all'applicazione clinica dello xenotrapianto, allora sarà necessario
selezionare con cura i candidati, in base a criteri chiari e prestabiliti[lxviii];
effettuare un monitoraggio approfondito e costante del paziente trapiantato,
con la possibilità, qualora se ne presentasse l'indicazione, anche della messa
in quarantena del soggetto, a presidio di una diffusione epidemica di infezione.
Una forma di monitoraggio dovrebbe essere prevista anche per coloro che vivono
a stretto contatto col paziente trapiantato.
Durante
la fase sperimentale, inoltre, un tale paziente dovrebbe accettare di astenersi
dal procreare, per il non escludibile rischio di ricombinazione genetica che,
qualora si verificasse, potrebbe interessare anche le sue cellule germinali.
Sarebbe anche necessario astenersi dai rapporti sessuali per evitare possibili
trasmissioni virali attraverso questa via.
Un
importante ruolo, nell'applicazione clinica dello xenotrapianto, va assegnato
anche alla scienza psicologica, la quale dovrà dare prima il suo responso, nei
singoli casi, sulle probabili ripercussioni che il soggetto ricevente potrebbe
subire nella sua psiche (es. modificazione del proprio "schema corporeo"),
circa l'integrazione di un organo a lui estraneo[lxix], e ancor più quando questo
è di provenienza animale[lxx]. In una eventuale fase post-trapianto, la psicologia
dovrà anche dare il suo apporto clinico per sostenere il paziente trapiantato
in questo processo di integrazione.
"Transgenesi"
15.
L'utilizzo di organi da animali ingegnerizzati per lo xenotrapianto pone
la necessità di alcune riflessioni sulla transgenesi e sulle sue implicazioni
etiche.
Per
animale transgenico si intende l'animale modificato mediante l'introduzione
nel suo patrimonio genetico di nuovi geni. Diversamente, viene usato il termine
"knock out" per indicare quegli animali nei quali un dato gene(i)
endogeno non viene più espressoIn entrambi i casi, gli animali così trattati
esprimerannoparticolari caratteristiche che saranno trasmesse alla loro progenie.
Come
abbiamo precedentemente notato, la possibilità di operare tali modificazioni
genetiche, utilizzando anche geni di origine umana, nel rispetto dell'animale
e della biodiversità, è moralmente accettabile in vista di benefici significativi
per l'uomo stesso. Pertanto, pur riconoscendo che la transgenesi non
compromette l'identità genetica complessiva dell'animale mutato e della sua
specie, e riaffermando la responsabilità dell'uomo verso il creato, così come
per il perseguimento di obiettivi di salute attraverso certi interventi di manipolazione
genetica, indichiamo alcune basilari condizioni etiche da rispettare:
1)
va garantita l'attenzione al benessere degli animali geneticamente modificati,
in modo da valutare l'effetto dell'espressione del transgene, le eventuali modificazioni
degli aspetti anatomici, fisiologici e comportamentali, limitando i livelli
di stress e di dolore, di sofferenza ed angoscia;
2)
vanno considerati gli effetti nella progenie ed eventuali ripercussioni nei
riguardi dell'ambiente;
3)
è opportuno che tali animali siano tenuti sotto stretto controllo e non rilasciati
nell'ambiente;
4)
bisogna minimizzare il più possibile il numero degli animali utilizzati nella
sperimentazione;
5)
il prelievo di organi e/o tessuti deve avvenire in un unico intervento chirurgico;
6)
ogni protocollo di sperimentazione sull'animale deve essere sottoposto a valutazione
da parte di un comitato etico competente
Consenso
informato
16.
Nella discussione etica sugli xenotrapianti merita grande attenzione anche il
tema del consenso informato[lxxi].
Data
la provenienza animale degli organi da trapiantare, esso riguarderà soltanto
il ricevente e, secondariamente, i suoi congiunti. Al primo dovrà essere fornita
ogni indicazione sulla sua patologia e sulla prognosi, sull'intervento di xenotrapianto
e la conseguente terapia, sulle probabilità di successo e sui rischi di rigetto;
particolare cura si dovrà avere nell'informare il paziente sui rischi reali
ed ipotetici di zoonosi, alla luce dei dati attuali, così come sulle cautele
da adottare in caso d'infezione (in particolare l'eventuale esigenza di quarantena
che comporta la separazione dai contatti fisici con gli altri, finché sussiste
il rischio di contagio). Il paziente dovrà anche essere informato sulla necessità
di sottoporsi a controlli medici per tutta la vita, per un necessario monitoraggio
costante del decorso post-trapianto.
Inoltre
non dovrà mancare un'informazione adeguata su eventuali possibili terapie alternative
allo xenotrapianto.
Tale
consenso informato da parte del paziente va inteso come personale. Dalla
fase sperimentale, pertanto, vanno esclusi i minori e quanti non sono in grado
di dare un valido consenso.
Tuttavia,
se un paziente incapace di esprimere un valido consenso si trovasse in pericolo
di morte imminente e non precedentemente prevedibile, si potrà ricorrere al
consenso di un legale rappresentante (ad es., nell'ipotesi di effettuare uno
xenotrapianto salva-vita, come "soluzione-ponte", cioè transitoria,
su un paziente in coma), purché la prestazione medica da intraprendere offra
una ragionevole speranza di beneficio per il paziente stesso.
Anche
i congiunti dovranno essere informati su ciò che potrebbe comportare il trapianto
circa i loro contatti col paziente e sui potenziali rischi di contagio in caso
d'insorgenza delle suddette infezioni; tuttavia, a loro non si potrà chiedere
un consenso in senso stretto, rimanendo il paziente il responsabile ultimo delle
scelte sulla propria salute.
Allocazione delle risorse sanitarie
17.
Sicuramente lo xenotrapianto rappresenta una forma di possibile terapia ad altissimo
impiego di risorse sanitarie ed economiche[lxxii]. Per questo motivo, alcuni
hanno espresso dubbi sulla sua eticità, considerando eccessiva l'incertezza
di successo e di rischi che comporta a fronte del grande impiego di risorse
che sarebbero così sottratte sia ad altri interventi terapeutici, sia ad altre
linee di ricerca. Di fronte a tali dubbi, è opportuno ricordare che, pur prendendo
in considerazione il dovuto bilanciamento costi/benefici, l'ingente impiego
di risorse sanitarie, in questo caso, è giustificata dall'urgente necessità
di tentare di salvare la vita di tanti pazienti, che altrimenti non avrebbero
alcuna chance di sopravvivenza.
Va
inoltre aggiunto che, finché lo xenotrapianto sull'uomo sarà in fase sperimentale,
esso non dovrà essere valutato secondo i criteri della terapia in senso stretto,
ma secondo i criteri della sperimentazione e, quindi, tenendo conto anche dei
futuri benefici collettivi prevedibili; a tal proposito, è giusto riconoscere
che la ricerca sullo xenotrapianto fin qui svolta ha anche consentito di migliorare
le conoscenze mediche sull'allotrapianto.
Brevettabilità e xenotrapianto
18.
La ricerca sullo xenotrapianto è stata portata avanti sinora, in misura prevalente,
da industrie farmaceutiche private che hanno impegnato ingenti risorse economiche,
finanziando anche istituzioni pubbliche, al fine del raggiungimento dei migliori
risultati terapeutici; è pertanto giustificato, per loro, attendersi un ritorno
in termini economici degli investimenti intrapresi. Una delle possibili vie
per ottenere tale scopo è proprio l'acquisizione dei brevetti.
Da
un punto di vista formale non vi è nessun ostacolo tecnico-giuridico alla brevettabilità
di organi animali ingegnerizzati destinati ai trapianti[lxxiii]. Va però
sottolineato che le normative previste al riguardo dalla Comunità Europea, al
momento della loro elaborazione, non potevano prendere in considerazione l'utilizzo
di tali organi per il trapianto da animale ad uomo, dal momento che tale procedura
terapeutica non era ancora mai stata realizzata nella pratica clinica.
Sottolineiamo
pertanto l'opportunità, nel rispetto degli straordinari impegni finanziari sinora
sostenuti, di riconsiderare o, meglio, specificare la normativa vigente.
Siamo
a conoscenza dell'ampio dibattito circa la questione di fondo se sia eticamente
accettabile la possibilità stessa di brevettare degli esseri viventi (pur modificati
geneticamente) o di loro parti, soprattutto qualora contengano elementi genetici
di derivazione umana (come è il caso degli organi animali ingegnerizzati per
lo xenotrapianto sull'uomo), come pure della differenza da riconoscere tra una
"scoperta" (non brevettabile) e una "invenzione" (brevettabile).
Pur esprimendo l'orientamento che l'animale transgenico in quanto tale, e ancor
più se utilizzato a fini di trapianto nell'uomo, sia considerato "non brevettabile",
riteniamo, tuttavia, che non sia compito di questo documento affrontare direttamente
tale complessa questione.
Ci
limitiamo, qui, a sottolineare che, qualunque sia la risposta al quesito di
fondo, comunque bisognerà almeno garantire il rispetto del diritto fondamentale
di ogni persona di avere equo accesso alle cure sanitarie di cui dovesse necessitare,
senza discriminazioni o impedimenti dovuti agli eccessivi costi; ciò vale soprattutto
per la fruizione di terapie. Tale obiettivo, nell'ipotesi di brevetti che riguardino
lo xenotrapianto - che è da considerare senz'altro in una prospettiva terapeutica
-, può essere raggiunto mediante l'applicazione di opportuni strumenti giuridici
(es. introduzione di licenze obbligatorie), che consentano la "produzione"
a prezzi accessibili[lxxiv] e controllati auspicabilmente da un Organismo sovranazionale
preposto.
Indicazioni operative
19.
Tenendo presente quanto fin qui esposto, si può indicare una linea operativa
per orientare il cammino di ricerca e di sviluppo dello xenotrapianto applicato
all'uomo.
In
vista di uno xenotrapianto di organo solido, occorre senz'altro insistere con
la sperimentazione pre-clinica (da animale ad animale), per il periodo di tempo
che gli scienziati riterranno necessario, fino all'ottenimento di risultati
positivi "riproducibili", considerati sufficienti per poter passare
alla sperimentazione sull'uomo.
Quando
giungerà il momento, sarà allora eticamente corretto rivolgere la proposta,
nel rispetto delle regole sul consenso informato sopra indicate, dapprima soltanto
a gruppi ristretti di pazienti, i quali non siano in grado di ricevere - nella
data contingenza - un allotrapianto (sia per motivi di lista d'attesa che di
controindicazioni individuali), e sempre che non sia disponibile per loro una
migliore alternativa terapeutica.
Sarà
altresì moralmente necessario assicurare un attento e pianificato monitoraggio
dei soggetti trapiantati, che potrà durare anche per tutta la vita, vigilando
su ogni segnale di possibili infezioni da agenti patogeni conosciuti e non.
Bisognerà
inoltre che ogni sperimentazione clinica sia condotta in centri ad alta specializzazione,
con una provata esperienza nei modelli pre-clinici maiale/primate, specificamente
autorizzati e controllati dalle competenti autorità sanitarie.
I
risultati così ottenuti, se inequivocabilmente positivi, costituirebbero la
base per un allargamento della pratica dello xenotrapianto, come terapia chirurgica
definitiva.
20.
Le problematiche legate allo xenotrapianto hanno risvolti di portata sociale
molto ampia. È eticamente necessario, perciò, che si acquisisca una corretta
informazione sugli argomenti di maggior interesse per il pubblico, relativamente
ai potenziali benefici e rischi. Questa informazione dovrà essere rivolta al
maggior numero di persone possibile. Inoltre, con dibattiti e confronti pubblici,
in piccoli e grandi gruppi, la società stessa nel suo insieme, attraverso i
suoi rappresentanti, dovrà individuare le condizioni di accettabilità per investire
risorse e speranze in questa nuova prospettiva terapeutica, alla luce delle
incertezze scientifiche ancora presenti e della urgente necessità di aumentare
la disponibilità di organi da trapiantare.
Un
serio impegno etico da parte degli scienziati non dovrà trascurare anche di
esplorare vie terapeutiche alternative allo xenotrapianto, come sembrano promettere
tante scoperte recenti nel campo della genetica, così come, in una prospettiva
più lunga, l'uso terapeutico delle cellule staminali adulte.
21.
Per quanto concerne l'ambito specifico delle politiche sanitarie e della legislazione
in materia di xenotrapianti, auspichiamo vivamente che le riflessioni offerte
in questo documento possano costituire un utile punto di riferimento per tutti
coloro che, a livello internazionale, nazionale, regionale e locale, abbiano
ricevuto la responsabilità di guidare la vita sociale. Già vari Paesi[lxxv]
hanno elaborato delle linee-guida per regolamentare questo complesso settore,
offrendo delle valide indicazioni operative.
Dal
canto nostro, non riteniamo che questo documento debba addentrarsi in questioni
procedurali politico-legislative. Ci limitiamo, pertanto, a sottolineare l'importanza
e l'opportunità che si giunga al più presto, attraverso un reale coordinamento
ai vari livelli, alla sostanziale convergenza della normativa internazionale
in materia; essa, da una parte, deve stabilire le regole per la prosecuzione
della ricerca scientifica, garantendone la validità e la sicurezza, dall'altra
deve vigilare sulla salute dei cittadini coinvolti e sui potenziali rischi (soprattutto
infettivi) connessi agli xenotrapianti; inoltre, essa dovrà offrire i criteri
per organizzare le necessarie campagne d'informazione rivolte alla popolazione
intera .
Concludiamo
questo documento, col sincero auspicio che lo sforzo d'indagine profuso da coloro
che vi hanno collaborato - scienziati,giuristi, teologi e bioeticisti - possa
rappresentare un concreto contributo allo sviluppo della discussione sull'importante
tema degli xenotrapianti, oltre che una ulteriore espressione della sollecita
attenzione della Chiesa Cattolica nei confronti di problemi connessi con la
malattia e la sofferenza umana.
Juan
de Dios Vial Correa, Presidente
+
Mons. Elio Sgreccia, Vice- Presidente
(pubblicato
come supplemento a L'OSSERVATORE ROMANO del 26 Settembre 2001)
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NOTE
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[i] Cfr. Evans R., Orians C., Ascher N., The potential supply of organ donors;an
assessment of the efficacy of organ procurement efforts in the United States.
JAMA 1992; 267:239-46.
[ii] Cfr. Reemtsma K., McCracken B.H., Schlegel J.U., et al.
Renal
heterotransplantation in man, Ann Surg, 1964, 160:384.
[iii] Cfr. Bailey L.L., Nehlsen-Canarella S.L., Concepcion W., et al.
Baboon-to-human cardiac xenotransplantation in a neonate, JAMA, 1985, 254:3321.
[iv] Cfr. Starzl T.E., Fung J.J., Tzakis A.G., et al.
Baboon to human liver
transplantation, Lancet, 1993, 341:65.
[v] Cfr. Marino I.R., Doyle H.R., Nour B., Starzl T.E.
Baboon liver
xenotransplantation, in: Cooper DKC, Kemp E, Platt JL, White DJG, eds.
Xeno-transplantation. The Transplantation of Organs and Tissues Between Species.
2nd ed. Berlin: Springer-Verlag 1997: 793-811.
[vi] Cfr. Michaels MG, Jenkins FJ, St George K, Nalesnik MA, Starzl TE, Rinaldo
CR Jr., Detection of infectious baboon cytomegalovirus after baboon-to-human
liver xenotransplantation. J Virol. 2001; 75:2825-8.
[vii] Cfr. Taniguchi S., Cooper D.K.C.
Clinical xenotransplantation ? A brief
review of the world experience, in: Cooper DKC, Kemp E, Platt JL, White DJG, eds.
Xeno-transplantation. The Transplantation of Organs and Tissues Between Species.
2nd ed. Berlin: Springer-Verlag 1997: 776-792.
[viii] Cfr. Allan J.F.
Xenotransplantation at a crossroad: prevention versus
progress. Nature Med. 1996, 2:18-21;Hammer C., Linke R., Wagner F., Diefenbeck
M., Organs from animals for man, Int. Arch. Allergy Immunol. 1998, 116:5-21.
[ix] Cfr. Hammer C., Linke R., Wagner F., Diefenbeck M.,
Organs from animals for
man, Int. Arch. Allergy Immunol. 1998, 116:5-21; Cooper D.K.C, Ye Y., Rolf
J.L.L., et al., The Pig as Potential Organ Donor for Man. In: Cooper DKC, Kemp
E, Reemtsma K, White DJG, eds. Xeno-transplantation. The Transplantation of
Organs and Tissues Between Species. 1st ed. Berlin: Springer-Verlag 1991:
481-500.
[x] Cfr. Loss M., Vangerow B., Schmidtko J., et al.,
Acute vascular rejection is
associated with systemic complement activation in a pig-to-primate kidney
xenograft model, Xenotransplantation 2000, 7:186-96; Cozzi E., Bhatti F.,
Schmoeckel M. et al., Long-term survival of nonhuman primates receiving
life-supporting transgenic porcine kidney xenografts, Transplantation 2000,
70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J., Bhatti FN. et al., Life supporting function
for over one month of a transgenic porcine heart in a baboon, J Heart Lung
Transplant 2000, 19:224-9; Bhatti F.N., Schmoeckel M., Zaidi A et al.,
Three-month survival of HDAF transgenic pig hearts transplanted into primates,
Transplant Proc. 1999, 31: 958; Diamond L.E., Quinn C.M., Martin M.J., et al.,
A human CD46 transgenic pig model system for the study of discordant
xenotransplantation, Transplantation 2001; 7: 132; Lin S.S., Weidner B.C., Byrne
G.W., et al., The role of antibodies in acute vascular rejection of
pig-to-primate cardiac transplants. J Clin Invest 1998; 101:1745-1756.
[xi]Cfr. Starzl T.E., Rao A.S., Murase N., et al.,
Will xenotransplantation ever
be feasible?, J Am Coll Surg 1998, 186(4):383-7.
[xii] Cfr. Auchincloss H.Jr., Sachs D.H.,
Xenogeneic transplantation,
Annu.Rev.Immunol. 1998, 16:433-70.
[xiii] L'espressione "animale donatore" ha in questo testo un significato
esclusivamente tecnico e traduce, nella maniera più diretta e sintetica
possibile, l'inglese "source animal"; fuori da tale contesto, infatti,
l'aggettivo "donatore", che implica in se stesso il concetto di libertà e di
capacità di consenso, risulterebbe improprio poichè riferito all'animale, che
ovviamente non ha tali caratteristiche
[xiv] Cfr. Platt J.L., Fischel R.J., Matas A.J., et al.,
Immunopathology of
hyperacute xenograft rejection in a swine-to-primate model, Transplantation
1991, 52:214-220; Dalmasso A.P., Vercellotti G.M., Fischel R.J., et al.,
Mechanisms of complement activation in the hyperacute rejection of porcine
organs transplanted into primate recipients, Am J Pathol 1992, 140:1157-66.
[xv] Cfr. Good A.H., Cooper D.K.C., Malcom A.J. et al.,
Identification of
carbohydrate structures which bind human antiporcine antibodies: implications
for discordant xenografting in man, Transplant Proc 1992, 24:559-60; Sandrin M.S.,
Vaughan H.A., Dabkowski P.L., et al., Anti-pig IgM antibodies in human serum
react predominantly with Gal (a1-3) Gal epitopes, PNAS 1993, 90:11391-5.
[xvi] Cfr. Leventhal J.R., John R., Fryer J.P., et al.,
Removal of baboon and
human antiporcine IgG and IgM natural antibodies by immunoadsorption: Results of
in vitro and in vivo studies, Transplantation 1995, 59:294-300; Cooper D.K.C.,
Lexer G., Rose A.G., et al., Effects of cyclosporine and antibody adsorption on
pig cardiac xenograft survival in the baboon, J. Heart. Transplant. 1988,
7:238-46; Latinne D., Soares M., Havaux X., et al., Depletion of IgM
xenoreactive natural antibodies by injection of anti-mu monoclonal antibodies,
Immunol Rev 1994, 141:95-125; Rydberg L., Hallberg E., Bjorck S., et al.,
Studies on the removal of anti-pig xenoantibodies in the human by plasmapheresis/immunoadsorption,
Xenotransplantation 1995, 2:253-63.
[xvii] Cfr. Gewurz H., Clark D.S., Finstad J., et al.,
Role of the complement
system in graft rejections in experimental animals and man, Ann N Y Acad Sci
1966, 129:673-713; Pruitt S.K., Kirk D.A., Bollinger R.R., et al., The effect of
soluble complement receptor type1 on hyperacute rejection of porcine xenografts,
Transplantation 1994, 57:363-70;
Kobayashi T., Neethling F.A., Koren E., et al.,
In vitro and in vivo investigation of anticomplement agents FUT-175 and K76COOH, in the prevention of
hyperacute rejection following discordant xenotransplantation in a nonhuman
primate model, Trans Proc 1996, 28:604; Kroshus T.J., Rollins S.A., Dalmasso A.P.,
et al., Complement inhibition with an anti-C5 monoclonal antibody prevents acute
cardiac tissue injury in an ex vivo model of pit-to-human xenotransplantation, Transplantation 1995, 60:1194-202.
[xviii] Cfr. Bach F.H., Turman M.A., Vercellotti G.M., et al.,
Accommodation: a
working paradigm for progressing toward clinical discordant xenografting,
Transplant Proc. 1991;23: 205-7; Dalmasso A.P., Vercellotti G.M., Platt J.L.,
Bach F:H., Inhibition of complement mediated endothelial cell cytotoxicity by
decay accelerating factor. Potential for prevention of xenograft hyperacute
rejection, Transplantation 1991; 52:530-3.
[xix] Cfr. Diamond L.E., Quinn C.M., Martin M.J., et al.,
A human CD46
transgenic pig model system for the study of discordant xenotransplantation,
Transplantation 2001; 7: 132; Cozzi E., White D.J.G., The generation of transgenic pigs as potential organ donors for humans, Nature Medicine 1995,
1:964-6; Fodor W.L., Williams B.L., Matis L.A., et al., Expression of a
functional human complement inhibitor in a transgenic pig as a model for the
prevention of xenogeneic hyperacute organ rejection, Proc Natl Acad Sci 1994,
91:11153-7; McCurry K.R., Kooyman D.L., Alvarado C.G., et al., Human complement
regulatory proteins protect swine-to-primate cardiac xenografts from tumoral
injury, Nature Med 1995, 1:423-7; Cowan P.J., Aminian A., Barlow H., et al.,
Renal xenografts from triple-transgenic pigs are not hyperacutely rejected but
cause coagulopathy in non-immunosuppressed baboons, Transplantation 2000,
69:2504-15; Lavitrano M, Forni M, Varzi V, et al., Sperm-mediated gene transfer:
production of pigs transgenic for a human regulator of complement activation,
Transplant Proc 1997;29:3508-9.
[xx] Cfr. Sandrin M.S., Fodor W.L., Mouhtouris E., et al.,
Enzymatic remodeling
of the carbohydrate surface of a xenogenic cell substantially reduces human
antibody binding and complement-mediated cytolysis, Nature Medicine 1995,
1:1261-7.
[xxi] Cfr. Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al.,
Pathogenesis of and potential
therapies for delayed xenograft rejection, Opin Organ Transplant 1999 4:80-8.
[xxii] Cfr. Hancock W.W.,
Delayed xenograft rejection, World J.Surg. 1997,
21:917-23; Platt J.L., Lin S.S. and McGregor C.G.A., Acute vascular rejection,
Xenotransplantation 1998, 5:169-175.
[xxiii] Cfr. Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al.,
Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney xenografts,
Transplantation 2000, 70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J., Bhatti FN. et al., Life
supporting function for over one month of a transgenic porcine heart in a baboon,
J Heart Lung Transplant 2000, 19:224-9.
[xxiv] Cfr. Bach F.H.,
Xenotransplantation: problems and prospects, Annu.Rev.Med.1998,
49:301-10.
[xxv] Cfr. Yamada A., Auchincloss H.Jr.,
Cell-mediated xenograft rejection,
Current Opinion in Organ Transplantation 1999, 4: 90-94.
[xxvi] Cfr. Auchincloss H.Jr., Sachs D.H.,
Xenogeneic transplantation,
Annu.Rev.Immunol. 1998, 16:433-70.
[xxvii] Cfr. Bach F.H., Ferran C., Soares M., et al.,
Modification of vascular
responses in xenotransplantation: inflammation and apoptosis, Nat. Med 1997.
3:944-8.
[xxviii] Cfr. Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al.,
Pathogenesis of and
potential therapies for delayed xenograft rejection, Opin Organ Transplant 1999
4:80-8; Hasan R.I.R., van den Bogarde J., Forty J., et al., Prolonged Survival
of Hamster to Rat Heart xenografts with Cyclophosphamide Therapy, Transplant
Proceedings 1992, 24:517-518.
[xxix] Cfr. Hasan R.I.R., van den Bogarde J., Forty J., et al.,
Prolonged
Survival of Hamster to Rat Heart xenografts with Cyclophosphamide Therapy,
Transplant Proceedings 1992, 24:517-518.
[xxx] Cfr. Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al.,
Accommodation, Immunol Today
1999, 20:434-7.
[xxxi] Cfr. Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al., Accommodation, Immunol Today
1999, 20:434-7; Lin Y., Soares M.P., Sato K., et al., Accommodated xenografts
survive in the presence of anti-donor antibodies and complement that precipitate
rejection of naive xenografts, J Immunol. 1999 Sep 1;163(5):2850-7.
[xxxii] Cfr. Alexandre G.P.J, Latinne D., Gianello P., et al.,
Preformed
cytotoxic antibodies and ABO-incompatible grafts, Clin Transpl 1991; 5: 583-587.
[xxxiii] Cfr. Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al.,
Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney xenografts,
Transplantation 2000, 70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J., Bhatti FN. et al., Life supporting function for over one month of a transgenic porcine heart in a baboon,
J Heart Lung Transplant 2000, 19:224-9.
[xxxiv] Cfr. McCurry K.R., Kooyman D.L., Alvarado C.G., et al.,
Human complement
regulatory proteins protect swine-to-primate cardiac xenografts from tumoral
injury, Nature Med 1995, 1:423-7; Cozzi E., Yannoutsos N., Langford G.A. et al.,
Effect of transgenic expression of human decay-accelerating factor on the
inhibition of hyperacute rejection of pig organs. In: Cooper DKC, Kemp E, Platt
JL, White DJG, eds. Xeno-transplantation. The Transplantation of Organs and
Tissues Between Species. 2nd ed. Berlin: Springer-Verlag 1997: 665-682.
[xxxv] Cfr. Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al.,
Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney xenografts,
Transplantation 2000, 70:15-21; Bhatti F.N., Schmoeckel M., Zaidi A et al.,
Three-month survival of HDAF transgenic pig hearts transplanted into primates,
Transplant Proc. 1999, 31: 958; McCurry K.R., Kooyman D.L., Alvarado C.G., et
al., Human complement regulatory proteins protect swine-to-primate cardiac
xenografts from tumoral injury, Nature Med 1995, 1:423-7.
[xxxvi] Cfr. Bhatti F.N., Schmoeckel M., Zaidi A et al.,
Three-month survival of
HDAF transgenic pig hearts transplanted into primates, Transplant Proc. 1999,
31: 958.
[xxxvii] Cfr. Vial C.M., Ostlie D.J., Bhatti FN. et al.,
Life supporting
function for over one month of a transgenic porcine heart in a baboon, J Heart
Lung Transplant 2000, 19:224-9.
[xxxviii] Cfr. Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al.,
Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney xenografts,
Transplantation 2000, 70:15-21.
[xxxix] Cfr. Onions D., Cooper D.K., Alexander T.J., et al.,
An approach to the
control of disease transmission in pig-to-human xenotransplantation,
Xenotransplantation 2000; 7:143-155.
[xl] Cfr. Iverson W.O., Talbot T.,
Definition of a production Specification for
xenotransplantation, Ann NY Acad Sc 1998, 862:121-124.
[xli] Cfr. Boeke J.D., Stoye J.P.,
Retrotransposons, endogenous retroviruses,
and the evolution of retroelements, Chapter 8 In: Retroviruses. (J. M. Coffin,
S. H. Hughes, and H. E. Varmus eds) Cold Spring Harbor Press, Cold Spring Harbor,
N.Y. 1997; 343-435.
[xlii] Cfr. Patience C, Takeuchi Y, Weiss RA, 1997,
Infection of human cells by
an endogenous retrovirus of pigs. Nature Med 3:282-286.
[xliii] Cfr. Paradis K, Langford G, Zhifeng L, Heneine, Sandstrom P, Switzer W,
Chapman L, Lockey C, Onions D, The XEN111 Study group, et al, 1999, Search for
cross-species transmission of porcine endogenous retrovirus in patients treated
with living pig tissue. Science 285:1236-41.
[xliv] Cfr. Polejaeva I.A., Chen S.H., Vaught T.D., et al.,
Cloned pigs produced
by nuclear transfer from adult somatic cells, Nature. 2000, 407:86-90; Onishi
A., Iwamoto M., Akita T., et al., Pig cloning by microinjection of fetal
fibroblast nuclei, Science. 2000, 289:1188-90.
[xlv] Cfr. Harvey D.M., Caskey C.T.,
Inducible control of gene expression:
prospects for gene therapy, Curr Opin Chem Biol 1998, 2:512-8.
[xlvi] Cfr. Groth C.G., Korsgren O., Tibell, A., et al.,
Transplantation of
Porcine fetal pancreas to diabetic patients, Lancet, 1994, 344:1402-1404.
[xlvii] Cfr. Brevig T., Holgersson J., Widner H.,
Xenotransplantation for CNS
repair: immunological barriers and strategies to overcome them, Trends Neurosci
2000; 23: 337-44.
[xlviii] Cfr. Mc Laughlin B.E., Tosone C.M., Custer L.M., Mullon C.,
Overview of
extracorporeal liver support system and clinical results, Ann. NY Acad. Sci.,
1999, 875: 310-325; Calise F., Mancini A., Amoroso P. et al., Functional
evaluation of the AMC-BAL to be employed in a multicenter clinical trial for
acute liver failure, Transpl. Proceed., 2001, 33: 647-649.
[xlix] Cfr. Cooper D.K.C., Keogh A.M., Brink J., et al.,
Report of the
xenotransplantation advisory committee of the international society for heart
and lung transplantation. The present status of xenotransplantation and its
potential role in the treatment of end-stage cardiac and pulmonary disease. J.
Heart Lung Transpl. 2000, 19:1125-1165.
[l] Cfr. Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al.,
Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney xenografts,
Transplantation 2000, 70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J., Bhatti FN. et al., Life supporting function for over one month of a transgenic porcine heart in a baboon,
J Heart Lung Transplant 2000, 19:224-9; Bhatti F.N., Schmoeckel M., Zaidi A et
al., Three-month survival of HDAF transgenic pig hearts transplanted into
primates, Transplant Proc. 1999, 31: 958.
[li] Ci si riferisce allo schema narrativo, di taglio teologico-liturgico,
adottato in Gen. 1, 1-31; per una più piena comprensione del quadro
antropologico biblico, dal punto di vista protologico, occorre tener presente
anche il secondo racconto della creazione, in Gen. 2, 1-25
[lii] Giovanni Paolo II, Lett. Enc.
Laborem exercens, n. 4
[liii] Conc. Vat. II, Costituzione Dogmatica
Lumen Gentium, n. 36
[liv] Conc. Vat. II, Decreto
Apostolicam actuositatem, n.7
[lv] S. Ireneo di Lione,
Trattato contro le eresie, Lib. 4, 20, 7
[lvi] Vedi Bondolfi A.,
I rapporti tra uomo e animale nelle tradizioni giudaico-cristiane e la sfida degli xenotrapianti, in L'arco di Giano, 1999; 21:
49-62; D'Agostino F., I diritti degli animali, in Bioetica nella prospettiva
della filosofia del diritto, 1997, Giappichelli Ed., Torino, pp. 239-265.
[lvii] Vedi: Singer P.,
Animal Liberation, 2nd edit., 1995, Pimlico, London;
Regan T., The case for Animal Rights, 1983, London, Routledge & Kegan Paul;
Christian Medical Fellowship, Animal experimentation, 1997,
(http://www.cmf.org.uk, 10/7/2001).
[lviii] Si vedano le riflessioni sulla responsabilità umana per la vita animale
di Schockenhoff E., Etica della vita. Un compendio teologico, Brescia: Queriniana 1997: 407-451.
[lix] Il precetto veterotestamentario che considerava impuri alcuni animali (cfr.
Lv. 11,3-8.26-29) è da considerarsi abolito da Cristo (cfr. Mc. 7,14-23; At.
10,14-15; Rom. 14,14)
[lx]Occorre osservare che gli "indicatori di identità", nella persona umana,
sono molteplici (obiettivi: nome, sesso, età, ecc. ? culturali: lingua,
religione, ideologia, ecc. ? di gruppo ? sociale ? professionale).
[lxi] Cfr. Grinberg L. e R.,
Identità e cambiamento, Roma: Armando, 1992; Jervis
G., La conquista dell'identità: essere se stessi, essere diversi, Milano: Feltrinelli, 1997
[lxii] È bene precisare che, mentre l'encefalo è in relazione all'identità
personale del soggetto in quanto organo che rappresenta la "sede principale
della sua coscienza psicologica", il "deposito" della sua memoria esistenziale,
le gonadi lo sono in quanto organi deputati alla gametogenesi (produzione di
gameti); esse rappresentano, per così dire, il "trasmettitore", mediante la
procreazione, dell'identità personale (patrimonio genetico) del soggetto alla
sua discendenza. Per questo motivo, mentre un ipotetico trapianto dell'encefalo
non potrebbe in nessun caso essere considerato moralmente lecito, un eventuale
trapianto di gonadi non lo sarebbe se fosse finalizzato alla funzione
gametogenetica . Diversamente, un trapianto di gonadi che fosse concepito
esclusivamente a scopo ormonogenetico (cioè, per il ripristino di una funzione
ormonale sufficiente), una volta assicurata l'integrità dell'identità personale
del soggetto ricevente,e assicurata la mancanza di connessione con la
procreazione, non presenterebbe particolari riserve morali. A questo proposito,
vedi Faggioni M.P., Il trapianto di gonadi. Storia e attualità, Med Mor 1998,
48: 15-46
[lxiii] Vedi Cuer P.,
Quelques considérations éthiques, notamment sur l'identité
lors de xénotrasplantations, Path Biol (Paris) 2000, 48 : 426-428.
[lxiv] Cfr. anche, Giovanni Paolo II,
Discorso ai partecipanti ad un congresso
sui trapianti d'organo (20/6/1991), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIV/1,
1991, p. 171120/6/1991; Catechismo della Chiesa Cattolica (1994) n. 2296;
Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Evangelium Vitae (1995) n. 86; Pont. Cons. Past.
Operat. Sanit., Carta degli Operatori Sanitari (1995), nn. 83-91; Giovanni Paolo
II, Discorso ai partecipanti al XVIII Congresso Internazionale sui trapianti
d'organi, (29/8/2000).
[lxv] Per prendere visione del dibattito in corso, vedi : Caplan A.L.,
Is
Xenografting Morally Wrong?, Transplantation Proceedings, 1992, 24:722-727;
Hanson M.J., The Seductive Sirens of Medical Progress. The case of Xenotransplantation, Hastings Center Report 1995, 25: 5-6; Nuffield Council of
Bioethics, Animal-to-Human Transplants: the Ethics of Xenotransplantation,
London: Nuffield Council of Bioethics, 1996; Mc Carthy Ch.R., A New Look at
Animal-to-Human Organ Transplantation, Kennedy Institute of Ethics Journal,
1996, 6: 183-188; U.S. Institute of Medicine Committee on Xenograft
Transplantation, Xenotransplantation: Science, Ethics, and Public Policy,
Washington: National Academy Press, 1996 ; Bach F.H., Fishman J.A., Daniels N.,
et al., Uncertainty in Xenotransplantation: Individual Benefit versus Collective
Risk, Nature Medicine, 1998, 4: 141-144; Hughes J., Xenografting: Ethical Issues,
Journal of Medical Ethics, 1998, 24: 18-24; Vanderpool H.Y., Critical Ethical
Issues in Clinical Trials with Xenotransplants, The Lancet, 1998, 351:
1347-1350; Clark M.A., This Little Piggy Went to Market: The Xenotransplantation
and Xenozoonose Debate, Journal of Law, Medicine and Ethics, 1999, 27: 137-152;
Comité Consultatif National d'Éthique pour les sciences de la vie et de la santé
(France), Avis sur l'éthique et la xénotransplantation, n.61, 11 juin 1999;
Cooper D.K.C., Lanza R.P., Xeno, the Promise of Transplanting Animal Organs into
Humans, New York: Oxford University Press 2000; U.S. Dpt. Healt & Human Services,
Food and Drug Administration, Center for Biologics Evaluation and Research,
Source animal, product, preclinical, and clinical issues concerning the use of
Xenotransplantation products in humans: guidance for industry (Draft, February
2001), (http://www.fda.gov/cber/guidelines.htm) .
[lxvi] Cfr. Schöne-Seifert B.,
Risk, in Reich T.W. (ed.), Encyclopedia of
Bioethics, vol. 4, New York: MacMillan 1995 (revised edition), 2316-2321
[lxvii] Uno sguardo d'insieme sulle reazioni sociali ai diversi aspetti dello
xenotrapianto: Appel J.Z., Alwayn I.P., Cooper D.K., Xenotransplantation:
The Challenge to Current Psychological Attitudes, Prog Transplant 2000, 10: 217-225.
[lxviii] Vedi Beckmann J.P.,
Xenotransplantation aus ethischer Sicht. Eine
Skizze, Zentralbl Chir 1999, 124: 636-640; Welin S., Starting Clinical Trials of
Xenotransplantation. Reflections on the Ethics of the Early Phase, J Med Ethics
2000, 26: 231-236.
[lxix] A tal proposito, sono state condotte alcune inchieste tra la popolazione,
per sondare il grado di accettazione del pubblico nei riguardi di un eventuale
xenotrapianto. Vedi, ad es. Mohacsi P.J., Blumer E.C., Quine S. et Al., Aversion
to Xenotransplantation, Nature, 1995, 378 :434 ; National Kidney Federation,
Survey reveals positive feelings on animal-to-human transplants, Dialysis and
Transplantation, 1995, p. 677; Mohacsi P.J. et Al., Patients attitudes to
xenotransplantations, Lancet 1997, 349:1031.
[lxx] Vedi Crafen J., Rodin G.M.,
Psychiatric Aspects of Organ Transplantation,
New York: Oxford Medical Publications, 1992
[lxxi] Vedi Barker J.H., Polcrack L.,
Respect for persons, informed consent and
the assessment of infectious disease risks in xenotransplantation, Med Health
Care Philos 2001, 4(1): 53-70;
[lxxii] Vedi Kress J.M.,
Xenotransplantation: ethics and economics, Food Drug
Law Journal 1998, 53 (2):353-384; Urruela Mora A., Workshop on the ethical,
sociologic, economic and legal aspects of xenotransplantation, Law Hum Genome
Rev 2000 Jan-Jun;(12):245-6
[lxxiii] Cfr. Trattato di Cooperazione sui Brevetti (Washington, 1970), art.33;
Convenzione del Brevetto Europeo (Monaco di Baviera, 1973), 54-57; vedi anche Marchetti P., Ubertazzi L.C.,
Commentario breve al diritto della concorrenza,
Padova, CEDAM, 1997:1343[lxxiv] Cfr. WIPO/OMPI, Introduction to Intellectual Property: Theory and
Practice, Kluwer Law International, London 1998: 145-150; Accordo di Marrakech
istitutivo dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, Annesso 1C: Accordo sugli
aspetti della proprietà intellettuale relativi al commercio (Marrakech, 1994),
art.31
[lxxiv]Cf. WIPO/OMPI,
Introduction to Intellectual Property: Theory and Practice, London:
Kluwker Law International, 1998: 145-150; Accordo di Marrakech istitutivo dell'
Organizzazione Mondiale del Commercio, Annesso 1C: Accordo sugli aspetti
della proprietà intellettuale relativi al commercio, (Marrakech 1994), art.
31.
[lxxv] Citiamo, a titolo esemplificativo, alcuni importanti Organismi che hanno
elaborato degli orientamenti in materia: il Consiglio d'Europa, il Consiglio per
la Salute olandese, la Commissione per gli Xenotrapianti della Svezia, la
Sottocommissione sugli Xenotrapianti spagnola, la Commissione Nazionale
Argentina per gli Xenotrapianti, la US Department of Health and Human Services
Committee on Xenotransplantation, la United Kingdom Xenotransplantation Interim
Regulatory Authority, la Commissione Italiana sugli Xenotrapianti. In Francia,
gli aspetti etici sono attualmente allo studio del Comitato Nazionale di Etica e
le richieste d'autorizzazione per i trials clinici dovranno essere approvati
dalla Agenzia per la sicurezza dei prodotti sanitari e dal Ministero della
Sanità. In Germania, il Consiglio Medico tedesco ha istituito un comitato per
elaborare delle linee-guida sugli xenotrapianti. In Canada, 'Health Canada' ha
il compito di regolamentare le procedure dello xenotrapianto, in quanto nuova
tecnologia.
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