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PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA
Dichiarazione
SULLA PRODUZIONE E SULL' USO SCIENTIFICO E TERAPEUTICO DELLE CELLULE STAMINALI EMBRIONALI UMANE
25 Agosto 2000
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Premessa
Premessa
La finalità di questo documento è di portare un contributo al dibattito che si
sta sviluppando e ampliando nella letteratura scientifica ed etica e
nell'opinione pubblica sulla produzione e utilizzazione delle cellule staminali
embrionali. A seguito, infatti, della crescente rilevanza che va assumendo il
dibattito sui loro limiti e liceità, si impone una riflessione che ne ponga in
luce le implicazioni etiche.
In una prima parte, saranno esposti molto brevemente i dati più recenti offerti
dalla scienza sulle cellule staminali, e dalla biotecnologia sulla loro
produzione e uso. In una seconda parte, si richiamerà l'attenzione sopra i più
rilevanti problemi etici sollevati da queste nuove scoperte e applicazioni.
Aspetti scientifici
Una definizione
comunemente accettata di « cellula staminale » - anche se alcuni aspetti richiedono
ancora un maggior approfondimento - è quella di una cellula che ha due caratteristiche:
1) la capacità di auto-rinnovamento illimitato o prolungato, cioè
di riprodursi a lungo senza differenziarsi; e 2) la capacità di dare origine
a cellule progenitrici di transito, con capacità proliferativa limitata,
dalle quali discendono popolazioni di cellule altamente differenziate
(nervose, muscolari, ematiche, ecc.). Da circa 30 anni queste cellule hanno
costituito un ampio campo di ricerca sia in tessuti adulti,[i] sia in tessuti
embrionali e in colture in vitro di cellule staminali embrionali di animali
da esperimento.[ii] Ma l'attenzione pubblica ad esse è stata richiamata recentemente
da un nuovo traguardo raggiunto: la produzione di cellule staminali embrionali
umane.
Le cellule staminali embrionali umane
La preparazione di cellule staminali embrionali umane (ES, ESc, Embryo Stem
Cells) implica oggi:[iii] 1) la produzione di embrioni umani e/o la
utilizzazione
di quelli soprannumerari da fecondazione in vitro o crioconservati; 2) il loro
sviluppo fino allo stadio di iniziale blastociste; 3) il prelevamento delle
cellule dell'embrioblasto o massa cellulare interna (ICM) - operazione che
implica la distruzione dell'embrione; 4) la messa in coltura di tali cellule su
un strato di fibroblasti di topo irradiati (feeder) e in terreno adatto, dove si
moltiplicano e confluiscono fino alla formazione di colonie; 5) ripetute messe
in coltura delle cellule delle colonie ottenute, che portano alla formazione di
linee cellulari capaci di moltiplicarsi indefinitamente conservando le
caratteristiche di cellule staminali (ES) per mesi e anni.
Queste, tuttavia, costituiscono soltanto il punto di partenza per la
preparazione delle linee cellulari differenziate, ossia di cellule le quali
possiedono le caratteristiche che assumono nei diversi tessuti (muscolari,
nervose, epiteliali, ematiche, germinali, ecc.). I metodi per ottenerle sono
ancora in studio;[iv] ma la inoculazione delle ES umane in animali da
esperimento (topo), e la loro coltura in vitro in terreno condizionato fino alla
confluenza, hanno dimostrato che esse sono capaci di dare origine a cellule
differenziate che deriverebbero, nello sviluppo normale, dai tre diversi
foglietti embrionali: endoderma (epitelio intestinale), mesoderma (cartilagine,
osso, muscolo liscio e striato), ed ectoderma (epitelio neurale, epitelio
squamoso).[v]
Questi risultati hanno scosso il mondo sia scientifico, sia biotecnologico - in
particolare medico e farmacologico - e non meno il mondo commerciale e
massmediale: apparivano grandi le speranze che le applicazioni che ne sarebbero
seguite avrebbero aperto nuove e più sicure vie per la terapia di gravi
malattie; vie che già da anni si stanno cercando.[vi] Ma soprattutto fu scosso
il mondo politico.[vii] Negli Stati Uniti in particolare, al Congresso, che già
da anni si opponeva a sostenere con fondi federali ricerche in cui venissero
distrutti embrioni umani, risposero tra l'altro le forti pressioni del NIH (National
Institutes of Health) per ottenere fondi almeno per utilizzare le cellule
staminali prodotte da gruppi privati; e le raccomandazioni da parte del NBAC (National
Bioethics Advisory Committee), istituito dal Governo Federale per lo studio del
problema, affinché siano dati fondi pubblici non soltanto per la ricerca sulle
cellule staminali embrionali, ma anche per la loro produzione; anzi si insiste
che sia rescisso definitivamente il bando vigente per legge sull'uso di fondi
federali per la ricerca su embrioni umani.
Spinte nella stessa direzione si hanno anche in Inghilterra, Giappone,
Australia.
La clonazione terapeutica
Era apparso evidente che l'uso terapeutico delle ES, come tali, aveva dei rischi
notevoli, essendo - come si era costatato nella sperimentazione sul topo -
tumorigeniche. Sarebbe stato, quindi, necessario preparare linee specializzate
di cellule differenziate a seconda della necessità; e il tempo richiesto per
ottenerle non appariva breve. Ma, anche se si fosse riusciti, sarebbe stato ben
difficile essere certi dell'assoluta assenza di cellule staminali nell'inoculo o
nell'impianto terapeutico, con i correlativi rischi; e, di più, si sarebbe
dovuto ricorrere a ulteriori trattamenti per superare l'incompatibilità immunologica. Per queste ragioni furono proposte tre vie di «
clonazione
terapeutica »,[viii] atte a preparare cellule staminali embrionali umane
pluripotenti con una ben definita informazione genetica, a cui far seguire poi
la differenziazione desiderata.
1. Trasferimento di un nucleo di una cellula di un dato soggetto in un oocita
umano enucleato, seguito da sviluppo embrionale fino allo stadio di blastociste
e dalla utilizzazione delle cellule della massa interna (ICM) della stessa per
ottenere le ES e, da queste, le cellule differenziate desiderate.
2. Trasferimento di un nucleo di una cellula di un dato soggetto in un oocita di
altro animale. Un eventuale successo dovrebbe portare - si suppone - allo
sviluppo di un embrione umano, da utilizzare come nel caso precedente.
3. Riprogrammazione
del nucleo di una cellula (carioplasma) di un dato soggetto fondendolo con il
citoplasma di una ES, ottenendo così un « cybrid »:
possibilità ancora in studio. Ad ogni modo, anche questa via sembrerebbe esigere
la previa preparazione di ES da embrioni umani.
Allo stato attuale, la ricerca scientifica sta puntando preferibilmente sulla
prima via, ma è ovvio che, dal punto di vista morale, come vedremo, tutte e tre
le soluzioni prospettate sono inaccettabili.
Le cellule staminali adulte
Dagli studi delle cellule staminali dell'adulto (ASC -
Adult Stem Cells) nel
trascorso trentennio era emerso chiaramente che in molti tessuti adulti sono
presenti cellule staminali, ma capaci di dare origine solo a cellule proprie di
un dato tessuto. Non si pensava, cioè, alla possibilità di una loro
riprogrammazione. Negli anni più recenti,[ix] invece, si scoprirono anche in
vari tessuti umani cellule staminali pluripotenti - nel midollo osseo (HSCs),
nel cervello (NSCs), nel mesenchima (MSCs) di vari organi e nel sangue del
cordone ombelicale (PCB, placentalcord blood) - capaci cioè di dare origine a
più tipi di cellule, in maggioranza ematiche, muscolari e nervose. Si è visto
come riconoscerle, come selezionarle, come sostenerle nello sviluppo e come
condurle a formare diversi tipi di cellule mature mediante fattori di crescita e
altre proteine regolatrici. Anzi un notevole cammino è già stato percorso in
campo sperimentale, applicando anche i più avanzati metodi di ingegneria
genetica e biologia molecolare per l'analisi del programma genetico che opera
nelle cellule staminali,[x] e per la transduzione di geni desiderati in cellule
staminali o progenitrici che, impiantate, sono capaci di restituire le funzioni
specifiche a tessuti sofferenti.[xi] Basti accennare, sulla base di alcuni
lavori citati in nota, che nell'uomo le cellule staminali del midollo osseo, da
cui si formano tutte le diverse linee di cellule ematiche, hanno come marcatore
di riconoscimento la molecola CD34; e che, purificate, sono capaci di
ricostituire la intera popolazione ematica in pazienti che ricevono dosi
ablative di radiazioni e di chemioterapia, e questo con velocità proporzionale
alla quantità di cellule usate. Anzi, si hanno già indizi sul come guidare lo
sviluppo di cellule staminali nervose (NSCs) utilizzando diverse proteine - tra
cui la neuroregulina e la proteina 2 osteomorfogena (BMP2, Bone Morphogenetic
Protein 2) - che sono capaci di indirizzare le NSCs a diventare neuroni o glia
(cellule neuronali di sostegno, produttrici di mielina) o anche a muscolo
liscio.
La soddisfazione, pur prudente, con cui si concludono molti dei lavori citati, è
un indice delle grandi promesse che le « cellule staminali adulte » riservano
per una terapia efficace di tante patologie. Così, D. J. Watt e G. E. Jones
affermano: « Le cellule staminali muscolari, sia della linea mioblastica
embrionale che adulta, possono diventare cellule di maggior importanza per
tessuti diversi da quello originario, ed essere la chiave di terapie future
persino per malattie diverse da quelle di origine miogena » (p. 93); J. A. Nolta
e D. B. Kohn sottolineano: « I progressi nell'uso della transduzione genica
nelle cellule staminali ematopoietiche hanno dato inizio a sperimentazioni
cliniche. Le informazioni, che se ne otterranno, guideranno futuri sviluppi. In
definitiva, la geneterapia potrà permettere di trattare malattie genetiche e
acquisite senza le complicazioni dei trapianti di cellule allogeniche » (p.
460); e D. L. Clarke e J. Frisén confermavano: « Questi studi suggeriscono che
le cellule staminali nei differenti tessuti adulti possono essere molto più
simili di quanto finora pensato alle cellule embrionali umane, fino ad averne in
alcuni casi un repertorio molto simile » (p. 1663) e « dimostrano che cellule
nervose adulte hanno un'ampia capacità di sviluppo, e sono potenzialmente atte
ad essere usate per produrre una varietà di tipi cellulari per trapianto in
malattie diverse » (p. 1660).
Tutti questi progressi ed i risultati già raggiunti nel campo delle cellule
staminali dell'adulto (ASC) lasciano, dunque, intravedere non soltanto la loro
grande plasticità, ma anche la loro ampia possibilità di prestazioni,
verosimilmente non diversa da quella delle cellule staminali embrionali (ES),
dato che la plasticità dipende in gran parte da un controllo genetico, il quale
potrebbe essere riprogrammato.
Ovviamente, non è ancora possibile porre a confronto i risultati terapeutici
ottenuti e ottenibili utilizzando le cellule staminali embrionali e le cellule
staminali adulte. Per le seconde sono già in corso, da parte di varie ditte
farmaceutiche, delle sperimentazioni cliniche[xii] che lasciano intravedere
buoni successi e aprono serie speranze per un futuro più o meno prossimo. Per le
prime, anche se vari approcci sperimentali danno segnali positivi,[xiii] la loro
applicazione in campo clinico - proprio per i gravi problemi etici e legali
connessi - richiede una seria riconsiderazione e un grande senso di
responsabilità davanti alla dignità di ogni essere umano.
Problemi etici
Data l'indole del documento, si formulano brevemente i problemi etici essenziali
implicati da queste nuove tecnologie, indicandone la risposta che emerge da una
attenta e profonda considerazione del soggetto umano dal momento del suo
concepimento: considerazione che è alla base della posizione affermata e
proposta dal Magistero della Chiesa.
Il primo problema etico, fondamentale, può essere formulato così:
È moralmente
lecito produrre eo utilizzare embrioni umani viventi per la preparazione di ES?
La risposta è negativa, per le seguenti ragioni:
1. Sulla base di una corretta e completa analisi biologica, l'embrione umano
vivente è - a partire dalla fusione dei gameti - un soggetto umano con una ben
definita identità, il quale incomincia da quel punto il suo proprio coordinato,
continuo e graduale sviluppo, tale che in nessuno stadio ulteriore può essere
considerato come un semplice accumulo di cellule.[xiv]
2. Ne segue che: come «
individuo umano » ha diritto alla sua propria vita; e,
perciò, ogni intervento che non sia a favore dello stesso embrione, si
costituisce come atto lesivo di tale diritto. La teologia morale ha da sempre
insegnato che nel caso dello « ius certum tertii » il sistema del probabilismo
non è applicabile.[xv]
3. Pertanto, l'ablazione della massa cellulare interna (ICM) della blastociste,
che lede gravemente e irreparabilmente l'embrione umano, troncandone lo
sviluppo, è un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito.
4. Nessun fine ritenuto buono, quale l'utilizzazione delle cellule staminali che
se ne potrebbero ottenere per la preparazione di altre cellule differenziate in
vista di procedimenti terapeutici di grande aspettativa, può giustificare tale
intervento. Un fine buono non rende buona un'azione in se stessa cattiva.
5. Per un cattolico, tale posizione è confermata dal Magistero esplicito della
Chiesa che, nella Enciclica Evangelium vitae - riferendosi anche alla Istruzione
Donum vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede - afferma: « La
Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna, che al frutto della generazione
umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto
incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità e
unità corporale e spirituale: ?L'essere umano va rispettato e trattato come una
persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si
devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto
inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita? (Donum vitae, I, 1) ».[xvi]
Il secondo problema etico può essere formulato così:
È moralmente lecito
eseguire la cosiddetta « clonazione terapeutica » attraverso la produzione di
embrioni umani e la loro successiva distruzione per la produzione di ES?
La risposta è negativa, per la seguente ragione:
Ogni tipo di clonazione terapeutica, che implichi necessariamente la produzione
di embrioni umani e la susseguente distruzione degli embrioni prodotti, al fine
di ottenerne cellule staminali, è illecita; poiché si ricade nel problema etico
precedentemente esposto, il quale non può avere che una risposta negativa.[xvii]
Il terzo problema etico può essere formulato così:
È moralmente lecito
utilizzare le ES, e le cellule differenziate da quelle ottenute, eventualmente
fornite da altri ricercatori o reperibili in commercio?
La risposta è negativa, poiché:
Al di là della condivisione, formale o meno, dell'intenzione moralmente illecita
dell'agente principale, nel caso in esame c'è una cooperazione materiale
prossima nella produzione e/o manipolazione di embrioni umani da parte del
produttore o fornitore.
Conclusione
Appare, dunque, evidente la serietà e la gravità del problema etico aperto dalla
volontà di estendere al campo umano la produzione e/o l'uso di embrioni umani
anche in una prospettiva umanitaria.
Il dato, ormai accertato, della possibilità di utilizzare
cellule staminali
adulte per raggiungere le stesse finalità che si intenderebbe ottenere con le
cellule staminali embrionali - anche se si richiedono molti ulteriori passi
prima di vederne risultati chiari e definitivi - indica questa come la via più
ragionevole e umana da percorrere per un corretto e valido progresso in questo
nuovo campo che si apre alla ricerca e a promettenti applicazioni terapeutiche.
Queste rappresentano, senza dubbio, una sorgente di grande speranza per una
notevole parte di persone sofferenti.
Pontificia Academia pro Vita, Città del Vaticano, 25 Agosto 2000.
Juan de Dios Vial
Correa, Presidente
+ Mons. Elio
Sgreccia,
Vice- Presidente
(Testo originale da « L'Osservatore Romano », Venerdì 25 Agosto 2000, p. 6.)
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NOTE
NOTE
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[i] Cfr M. Loeffler, C. S. Potten,
Stem cells and cellular pedigrees: a conceptual introduction, in: C. S. Potten (ed.), Stem Cells, Academic Press,
London 1997, 1-27; D. Van der Kooy, S. Weiss, Why Stem Cells?, Science 2000,
287, 1439-1441
[ii] Cfr T. Nakano, H. Kodama, T. Honjo,
Generation of lymphohematopoietic cells
from embryonic stem cells in culture, Science 1994, 265, 1098-1101; G. Keller,
In vitro differentiation of embryonic stem cells, Current Opinion in Cell
Biology 1995, 7, 862-869; S. Robertson, M. Kennedy, G. Keller, Hematopoietic
commitment during embryogenesis, Annals of the New York Academy of Sciences
1999, 872, 9-16.
[iii] Cfr J. A. Thomson, J. Itskovitz-Eldor, S. S. Shapiro et al.,
Embryonic
stem cell lines derived from human blastocysts, Science 1998, 282, 1145-1147; G.
Vogel, Harnessing the power of stem cells, Science 1999, 283, 1432-1434.
[iv] Cfr F. M. Watt, B. L. M. Hogan,
Out of Eden: stem cells and their niches,
Science 2000, 287, 1427-1430.
[v] Cfr J. A. Thomson, J. Itskovitz-Eldor, S. S. Shapiro et al.,
op. cit.
[vi] Cfr. U.S. Congress, Office Of Technology Assessment,
Neural Grafting:
Repairing the Brain and Spinal Cord, OTABA-462, Washington, DC, U. S. Government
Printing Office, 1990; A. McLaren, Stem cells: golden opportunities with ethical
baggage, Science 2000, 288, 1778.
[vii] Cfr E. Marshall,
A versatile cell line raises scientific hopes, legal
questions, Science 1998, 282, 1014-1015; J. Gearhart, New potential for human
embryonic stem cells, ibidem, 1061-1062; E. Marshall, Britain urged to expand
embryo studies, ibidem, 21672168; 73 Scientists, Science over politics, Science
1999, 283, 1849-1850; E. Marshall, Ethicists back stem cell research, White
House treads cautiously, Science 1999, 285, 502; H. T. Shapiro, Ethical dilemmas
and stem cell research, ibidem, 2065; G. Vogel, NIH sets rules for funding
embryonic stem cell research, Science 1999, 286, 2050; G. Keller, H. R.
Snodgrass, Human embryonic stem cells: the future is now, Nature Medicine 1999,
5, 151-152; G. J. Annas, A. Caplan, S. Elias, Stem cell politics, ethics and
medical progress, ibidem, 1339-1341; G. Vogel, Company gets rights to cloned
human embryos, Science 2000, 287, 559; D. Normile, Report would open up research
in Japan, ibidem, 949; M. S. Frankel, In search of stem cell policy, Ibidem,
1397; D. Perry, Patients voices: the powerful sound in the stem cell debate,
ibidem, 1423; N. Lenoir, Europe confronts the embryonic stem cell research
challenge, ibidem, 1425-1427; F. E. Young, A time for restraint, ibidem, 1424;
Editorial, Stem cells, Nature Medicine 2000, 6, 231.
[viii] D. Solter, J. Gearhart,
Putting stem cells to work, Science 1999, 283,
1468-1470.
[ix] Cfr C. S. Potten (ed.),
Stem Cells, Academic Press, London 1997, 474; D.
Orlic, T. A. Bock, L. Kanz, Hemopoietic Stem Cells: Biology and Transplantation,
Ann. N. Y. Acad. Sciences, vol. 872, New York 1999, 405; M. F. Pittenger, A. M.
Mackay, S. C. Beck et al., Multilineage potential of adult human mesenchymal
stem cells, Science 1999, 284, 143-147; C. R. R. Bjornson, R. L. Rietze, B. A.
Reynolds et al., Turning brain into blood: a hematopoietic fate adopted by adult
neural stem cells in vivo, Science 1999, 283, 534-536; V. Ourednik, J. Ourednik,
K. I. Park, E. Y. Snyder, Neural Stem Cells: a versatile tool for cell
replacement and gene therapy in the central nervous system, Clinical Genetics
1999, 56, 267-278; I. Lemischka, Searching for stem cell regulatory molecules:
Some general thoughts and possible approaches, Ann. N.Y. Acad. Sci. 1999, 872,
274-288; H. H. Gage, Mammalian neural stem cells, Science 2000, 287, 1433-1438;
D. L. Clarke, C. B. Johansson, J. Frisén et al., Generalized potential of adult
neural stem cells, Science 2000, 288, 1660-1663; G. Vogel, Brain cells reveal
surprising versatility, ibidem, 1559-1561.
[x] Cfr R. L. Phillips, R. E. Ernst, I. R. Lemischka, et al.,
The genetic
program of hematopoietic stem cells, Science 2000, 288, 1635-1640.
[xi] Cfr D. J. Watt, G. E. Jones,
Skeletal muscle stem cells: function and
potential role in therapy, in: C. S. Potten, Stem Cells, cit., 75-98; J. A.
Nolta, D. B. Kohn, Haematopoietic stem cells for gene therapy, ibidem, 447-460;
Y. Reisner, E. Bachar-Lustig, H-W. Li et al., The role of megadose CD34+
progenitor cells in the treatment of leukemia patients without a matched donor
and in tolerance induction for organ transplantation, Ann. N.Y. Acad. Sci 1999,
872, 336-350; D. W. Emery, G. Stamatoyannopoulos, Stem cell gene therapy for the
ß-chain hemoglobinopathies, ibidem, 94-108; M. Griffith, R. Osborne, R. Munger,
Functional human corneal equivalents constructed from cell lines, Science 1999,
286, 2169-2172; N. S. Roy, S. Wang, L. Jiang et al., In vitro neurogenesis by
progenitor cells isolated from the adult hippocampus, Nature Medicine 2000, 6,
271-277; M. Noble, Can neural stem cells be used as therapeutic vehicles in the
treatment of brain tumors?, ibidem, 369-370; I. L. Weissman, Translating stem
and progenitor cell biology to the clinic: barriers and opportunities, Science
2000, 287, 1442-1446; P. Serup, Panning for pancreatic stem cells, Nature
Genetics 2000, 25, 134-135.
[xii] E. Marshall, The business of Stem Cells, Science 2000, 287, 1419-1421.
[xiii] Cfr O. Brustle, K. N. Jones, R. D. Learish et al.,
Embryonic stem
cell-derived glial precursors: a source of myelinating transplants, Science
1999, 285, 754-756; J. W. McDonald, X-Z Liu, Y. Qu et al., Transplanted
embryonic stem cells survive, differentiate and promote recovery in injured rat
spinal cord, Nature Medicine 1999, 5, 1410-1412.
[xiv] Cfr A. Serra, R. Colombo,
Identità e statuto dell'embrione umano: il
contributo della biologia, in: Pontificia Academia pro Vita, Identità e Statuto
dell'Embrione Umano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1998,
106-158.
[xv] Cfr I. Carrasco de Paula,
Il rispetto dovuto all'embrione umano:
prospettiva storico-dottrinale, in: Pontificia Academia pro Vita, op. cit.,
9-33; R. Lucas Lucas, Statuto antropologico dell'embrione umano, in: ibid.,
159-185; M. Cozzoli, L'embrione umano: aspetti etico-normativi, in: ibid., 237-
273; L. Eusebi, La tutela dell'embrione umano: profili giuridici, in: ibid.,
274-286.
[xvi] Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium vitae (25 marzo 1995), n.
60, in: Acta Apostolicae Sedis 87 (1995) 469. Cfr anche Congregazione per la
Dottrina della Fede, Istruzione circa il rispetto della vita umana nascente e la
dignità della procreazione Donum vitae (22 febbraio 1987), in: Acta Apostolicae
Sedis 80 (1988) 70-102.
[xvi]
Giovanni Paolo II,
Lettera Enciclica Evangelium
vitae (25 marzo 1995), n. 60, in: Acta Apostolicae Sedis 87 (1995) 469. Cfr
anche Congregazione per la Dottrina della Fede,
Istruzione circa il rispetto della vita umana nascente e la dignità della
procreazione Donum vitae (22 febbraio 1987), in: Acta Apostolicae Sedis
80 (1988) 70-102
[xvii] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
op. cit., I, n. 6, in: Acta
Apostolicae Sedis 80 (1988) 84-85; C. B. Cohen (ed.), Special Issue: Ethics and
the cloning of human embryos, Kennedy Institute of Ethics Journal 1994, n. 4,
187-282; H. T. Shapiro, Ethical and policy issues of human cloning, Science
1997, 277, 195-196; M. L. Di Pietro, Dalla clonazione animale alla clonazione
dell'uomo?, Medicina e Morale 1997, n. 6, 1099-2005; A. Serra, Verso la
clonazione dell'uomo? Una nuova frontiera della scienza, La Civiltà Cattolica
1998 I, 224-234; Id., La clonazione umana in prospettiva « sapienziale », ibid.,
329-339.
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