Al termine della sua XIV Assemblea Generale, svoltasi nei giorni 25-27 febbraio 2008, in Vaticano, e dedicata al tema “Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi”, la Pontificia Accademia per la Vita desidera offrire alla comunità ecclesiale ed alla società civile intera alcune riflessioni conclusive circa l’argomento affrontato nei lavori congressuali.
1. Di fronte all’esperienza della sofferenza a causa della malattia e della morte imminente, l’uomo è spinto a sperimentare in maniera più intensa e pressante la sua finitudine, e sorgono ineludibili davanti a lui gli interrogativi radicali sul senso dell’esistenza e sul suo destino ultimo. Nella ricerca di risposte a tali domande e di punti di riferimento per adempiere compiutamente al dovere morale di curare e sostenere la propria vita, ogni uomo sofferente tende a volgere lo sguardo attorno a sé alla ricerca di aiuto e condivisione.
2. Nel contesto culturale odierno, sembra crescere e diffondersi sempre più la difficoltà di dare un senso profondo all'esperienza della malattia e della morte, senza riuscire ad integrarle nella totalità della propria esistenza personale. Questo clima purtroppo finisce per favorire l'isolamento della persona malata e sofferente, aggiungendo ai suoi patimenti fisici un ulteriore peso interiore di solitudine morale e psicologica.
Molte volte, accanto al paziente ed alle sue difficoltà esistenziali, anche il medico chiamato ad aiutarlo mediante la sua opera professionale, rischia di sperimentare un'analoga solitudine di fronte al compito gravoso di individuare ed offrire al paziente stesso i migliori rimedi possibili per la sua condizione di malattia.
Soltanto l'instaurarsi di un'autentica "alleanza terapeutica" tra paziente e medico può evitare questi rischi, infrangendo la solitudine di entrambi e ponendo le basi per una corretta gestione di ogni percorso di cura.
3. Al cuore di ogni vera "alleanza terapeutica" va posto il riconoscimento di un bene fondamentale da promuovere e tutelare: il bene della vita umana, di ogni vita umana, in ogni sua fase.
A tal proposito, sia da parte del paziente come da parte del medico, è importante riaffermare nei convincimenti e nei comportamenti concreti l'emergenza del valore inalienabile ed indisponibile della vita cui si sta prestando assistenza. Mai sarà moralmente lecito agire con l'intenzione diretta di anticipare la morte di qualcuno, pur col fine buono di alleviare le sue sofferenze, come ha recentemente ricordato il Santo Padre Benedetto XVI, quando ha ribadito "ancora una volta, la ferma e costante condanna etica di ogni forma di eutanasia diretta, secondo il plurisecolare insegnamento della Chiesa" (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al congresso indetto dalla pontificia accademia per la vita sul tema "Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi,25 febbraio 2008).
4. Accanto al rifiuto dell'eutanasia in ogni sua forma, la Pontifica Accademia per la Vita allo stesso tempo sente l'esigenza di riaffermare il dovere morale di rifiutare ogni intervento medico che possa configurarsi come "accanimento terapeutico",vale a dire ogni atto medico che si dimostri di fatto non adeguato al raggiungimento di un determinato obiettivo di salute o di conservazione della vita.
5. Per affrontare e gestire un percorso terapeutico in maniera corrispondente alla dignità della persona malata, occorre che il paziente e gli operatori sanitari che lo hanno in cura, insieme operino un continuo discernimento sugli interventi medici da intraprendere, prendendo in considerazione sia gli aspetti medico-tecnici, sia quelli più legati alla soggettività del paziente, per giungere ad un giudizio morale sulla obbligatorietà o meno di ricorrere all'intervento medico ipotizzato.
6. Una preziosa risorsa che negli ultimi anni la medicina ha messo a disposizione dei pazienti nella fase terminale del loro percorso di malattia è costituito dalle cosiddette "cure palliative". Esse, concentrando la propria azione sull'alleviamento ed il controllo dei sintomi di patologie non più guaribili, manifestano un grande valore etico che riconosce nella persona del paziente un soggetto che ha diritto di essere curato ed assistito fino alla sua morte, a prescindere dalle possibilità di recupero o guarigione, poiché la sua dignità umana non è diminuita dalla sua condizione di salute. Pertanto, la Pontificia Accademia per la Vita auspica che questo settore della medicina moderna possa svilupparsi sempre più, sia nell'acquisizione di nuove conoscenze scientifiche, sia nell'attuazione di sufficienti strutture di servizio e supporto, approfondendo nel contempo la sua vocazione di scienza medica al servizio di chi soffre senza speranza di guarigione.
7. In conclusione, vogliamo condividere con ogni persona di buona volontà la speranza che profondamente anima i nostri cuori: la malattia e la morte non sono ineluttabilmente una sconfitta per l'uomo, ma parte della sua vita. Esse possono costituire un'occasione preziosa per sperimentare la ricchezza della solidarietà umana e la forza dell'amore fraterno. Perciò facciamo nostro l'appello accorato che Papa Benedetto XVI ha rivolto alla comunità civile: "Una società solidale ed umanitaria non può non tener conto delle difficili condizioni delle famiglie che, talora per lunghi periodi, devono portare il peso della gestione domiciliare di malati gravi non autosufficienti. Un più grande rispetto della vita umana individuale passa inevitabilmente attraverso la solidarietà concreta di tutti e di ciascuno, costituendo una delle sfide più urgenti del nostro tempo" (Benedetto XVI, ibid.).