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Maria Luisa Di Pietro (*) - Roberta Minacori (**)
LA CONTRACCEZIONE D'EMERGENZA
Documento senza titolo
(pubblicato in Medicina e Morale 1[2001]: 11-39)
(*) Ricercatrice confermata e (**) Dottoranda
di Ricerca, Istituto di Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore,
Roma.
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Documento senza titolo
Con la locuzione "contraccezione d'emergenza", detta
anche "contraccezione postcoitale", si indica un insieme di pratiche
a cui si fa ricorso dopo un rapporto sessuale presunto fecondante allo scopo
di impedire la prosecuzione di una gravidanza qualora questa sia già
iniziata. Le modalità oggi utilizzate per la contraccezione d'emergenza
sono: la somministrazione di estrogeni o di estroprogestinici o di soli progestinici;
la somministrazione di danazolo o di mifepristone; l'inserimento di spirale
o IUD (IntraUterine Device).
In questo contributo, si analizzerà la storia, i protocolli,
il meccanismo d'azione e gli effetti collaterali degli estrogeni, progestinici
ed estroprogestinici utilizzati come contraccezione d'emergenza, detta anche,
dal momento che la somministrazione è prevista entro e non oltre 72 ore
dal rapporto sessuale, "pillola del giorno dopo"(1).
Breve storia della contraccezione d'emergenza
Salita in Italia, di recente, agli onori della cronaca quando
è stata consentita la commercializzazione di un prodotto specifico, il
Norlevo (nome commerciale del levonorgestrel), la contraccezione d'emergenza
non è una novità: sono oramai ottanta anni che la ricerca sugli
animali, prima, e sulle donne, poi, sta tentando di mettere a punto una metodica
che interferisca con gli eventi successivi ad un rapporto sessuale(2). Era stato,
infatti, dimostrato già dal 1920 che gli estrogeni potevano interferire,
se somministrati in fase precoce, con la prosecuzione della gravidanza nei mammiferi,
tanto che i veterinari avevano cominciato ad utilizzarli sui cani e sui cavalli.
Anche se l'uso sulla donna di estrogeni dopo un rapporto sessuale è iniziato
nel 1940, il primo caso riportato in letteratura risale alla metà degli
anni '60 ed è quello di una ragazza che, violentata in un periodo presumibilmente
ovulatorio, è stata sottoposta alla somministrazione di estrogeni(3).
Da quel momento, un numero sempre più ampio di donne è stato trattato
con elevate dosi di estrogeni coniugati, fino a quando non venne proposta, all'inizio
degli anni '70, la somministrazione combinata di estrogeni e di progestinici.
Risalgono, infatti, al 1972 i primi dati pubblicati da Yuzpe, ricercatore canadese,
sull'uso di quella metodica che da lui prese il nome(4). Il protocollo originale
di Yuzpe, modificato poi nel tempo, prevedeva la somministrazione di 100µg
di etinilestradiolo e di 1 mg di norgestrel ogni 12 ore per 2 volte.
Contemporaneamente, agli inizi degli anni '70, è iniziata la sperimentazione
di prodotti composti da soli progestinici. Nel 1973, vengono pubblicati i primi
risultati relativi ad una sperimentazione che prevedeva la somministrazione
di cinque diverse dosi di levonorgestrel, compresi tra i 150 µg e i 400
µg per compressa(5).
Verso la fine degli anni '70 venne introdotto tra le forme di contraccezione
d'emergenza anche la spirale(6); mentre più di recente sono stati utilizzati
a tale scopo anche il danazolo(7) e il mifepristone o RU486(8).
Messe a punto le metodiche e condotte sommarie sperimentazioni, tese per lo
più ad evidenziarne l'efficacia, è iniziata una capillare campagna
di informazione e di diffusione della contraccezione d'emergenza, in un crescendo
di impegno e di acrimonia per eliminare - è stato scritto - qualsiasi
forma di ignoranza e qualsiasi ostacolo. Cerchiamo di ricostruire con l'ausilio
di fonti bibliografiche almeno i momenti più salienti di quella che sembra
essere divenuta oramai un'autentica "crociata".
Le strategie di diffusione della pillola del giorno
dopo
La richiesta di prodotti con specifica indicazione d'uso: "contraccezione
d'emergenza". Il timore maggiore dei fautori della pillola del giorno dopo
riguardava il fatto che la mancanza di un prodotto con specifica indicazione
d'uso potesse scoraggiare i medici a prescriverla e le donne ad assumerla, dato
che si ricorreva in alternativa alle formulazioni di estrogeni, progestinici
o estroprogestinici usate di solito a scopo contraccettivo.
Per questo motivo, nel 1994 il Center for Reproductive Law and Policy (USA),
in associazione con altri gruppi tra cui Planned Parenthood di New York City,
inviarono una petizione cittadina alla Food and Drug Administration (FDA) per
chiedere che venissero prodotte formulazioni di estrogeni e progestinici che
avessero come indicazione d'uso la contraccezione d'emergenza. A seguito di
questa e di altre pressioni, l'FDA chiese ad alcune grandi case farmaceutiche
di mettere in commercio prodotti specifici per la contraccezione d'emergenza:
ma le case farmaceutiche, non intravedendo la possibilità di un profitto
economico, rifiutarono in un primo momento di impegnarsi in tal senso.
Pur non volendo forzare, almeno in apparenza, la situazione, l'FDA pubblicò
nel 1997 sul Federal Register una dichiarazione relativa all'efficacia e alla
sicurezza dei regimi ormonali comunemente usati per la contraccezione d'emergenza,
sottolineando che avrebbe approvato la messa in commercio di prodotti specifici
per la contraccezione d'emergenza senza richiedere ulteriori e costosi trials
sperimentali(9).
Una procedura, tra l'altro, insolita dal momento che le decisioni dell'FDA sono
sempre successive alla comunicazione dei risultati dei trials sperimentali da
parte delle case farmaceutiche.
Probabilmente a seguito di questa dichiarazione della FDA, le case farmaceutiche
hanno iniziato ad interessarsi alla contraccezione d'emergenza, tanto che la
Gynetics Corporation ha messo a punto il Preven Emergency Kit, che ha ricevuto
l'approvazione per la commercializzazione dall'FDA nel settembre 1998.
Il Kit contiene pillole a base di estroprogestinici secondo
il protocollo Yuzpe, un test di gravidanza e le istruzioni per l'uso: sul perché
alle pillole venga associato un test di gravidanza e sulle polemiche che ciò
ha sollevato, torneremo in seguito.
Nel settembre 1998, la Women's Capital Corporation di Washington D.C., ha fatto
richiesta all'FDA perché autorizzasse la commercializzazione di un prodotto
a base di levonorgestrel, già in uso nei Paesi dell'Europa orientale
con il nome di Postinor. Nel 1999, l'FDA ha concesso l'autorizzazione e il prodotto
viene ora commercializzato con il nome di PlanB(10).
Le stesse richieste sono state avanzate in altri Paesi(11). In Europa, la Gran
Bretagna ha commercializzato fin dal 1984 un prodotto specifico per il protocollo
Yuzpe, mentre dal 1999 è disponibile il Levonelle 2 a base di levonorgestrel,
che può essere dispensato dall'1 gennaio 2000 anche senza prescrizione
medica(12); lo stesso protocollo è stato introdotto negli anni '80 in
Olanda in aggiunta alla somministrazione di soli estrogeni già in uso
dal 1960; in Finlandia, il regime Yuzpe è stato introdotto nel 1987;
in Italia, già da tempo gli estrogeni e gli estroprogestinici vengono
usati come contraccettivi d'emergenza, anche se l'autorizzazione alla vendita
di un prodotto specifico è del 2000. Ed ancora, contraccettivi d'emergenza
sono in vendita in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Lussemburgo,
Svezia, Svizzera e Spagna.
La commercializzazione della contraccezione d'emergenza è stata, invece,
vietatq in Irlanda dall'Irish Medicines Board(13)
In Africa, viene utilizzato per la contraccezione d'emergenza l'E-Gen-C; in
Asia, e, in particolare, in India e in Cina, la contraccezione d'emergenza è
diffusa, così come in Australia e in Nuova Zelanda: in quest'ultimo Paese
essa viene distribuita, dopo lunghe battaglie tra fautori della contraccezione
d'emergenza, medici e farmacisti, senza prescrizione medica. Poco diffusa nei
paesi dell'America Latina, la contraccezione d'emergenza è oggetto di
grande attenzione da parte delle organizzazioni di pianificazione familiare.
Al di sopra di queste situazioni locali, lavora un'organizzazione internazionale
che raccoglie quanti sono impegnati nella pianificazione familiare. Si tratta
del Consortium for Emergency Contraception, istituito nel 1996 e che raccoglie
le seguenti organizzazioni: Concept Foundation, IPPF, Pacific Institute for
Women's Health, Pathfinder International, Population Council, WHO (World Health
Organization), Population Service International, Program for Appropriate Technology
in Health. Il Consortium sta svolgendo, tra l'altro, un'azione di pressione
sui governi locali e sulle case farmaceutiche per incrementare la produzione
/accessibilità alla contraccezione d'emergenza.
La diffusione della contraccezione d'emergenza tra le donne "a rischio".
Il primo target della contraccezione d'emergenza sono state le donne vittime
di violenza sessuale. Ne è testimonianza il fatto che per la prima volta
la contraccezione d'emergenza è stata utilizzata su una donna vittima
di violenza sessuale, e che fino agli anni '90 più di un terzo della
contraccezione d'emergenza aveva questa indicazione d'uso.
Alla valutazione etica del ricorso alla contraccezione d'emergenza in caso di
violenza sessuale è dedicato il documento dei Vescovi Cattolici di Inghilterra
e Galles del 1986(14).
Dalla situazione occasionale si è passati poi alla "prevenzione"
(della gravidanza, non della violenza) pianificata. E dove le donne potevano
essere più esposte a violenza? Ovviamente nei campi per rifugiati o nei
paesi stranieri ove erano immigrate.
Da qui la proposta, per fare un esempio, a mezzo di una dichiarazione congiunta
del 15 novembre 1996 da parte delle Nazioni Unite e dell'International Federation
of Red Cross and Red Crescent Society di dispensare aiuti a favore della salute
riproduttiva per i rifugiati nelle regioni dei Grandi Laghi dell'Africa Centrale,
con la previsione di uno stanziamento di 500.000 dollari. Nell'ambito della
Emergency Reproductive Health Care erano inclusi, come precisava la stessa dichiarazione:
la pianificazione familiare, la prevenzione dell'unsafe abortion (aborto in
condizioni di non sicurezza); la contraccezione post-coitale per le donne vittime
di violenza sessuale o che hanno avuto rapporti non protetti o non programmati.
Che l'uso della contraccezione d'emergenza venga considerato quasi un "obbligo"
in caso di violenza sessuale si evince anche da un articolo di Smugar e coll.(15).
Si tratta di uno studio sul comportamento dei medici nei confronti delle donne
che hanno subito violenza, da cui risulta che non sempre esse ricevono l'informazione
sulla contraccezione d'emergenza. Questo fatto ritarderebbe - secondo gli Autori
- l'accesso delle donne all'uso della contraccezione d'emergenza e renderebbe
il medico responsabile delle conseguenze di una sua non assunzione, cioè
l'aborto tardivo (!). Per questo motivo, sempre secondo gli Autori, il medico
ha il dovere di informare la donna della possibilità della contraccezione
d'emergenza: in caso contrario, egli violerebbe il miglior interesse della donna
e il suo diritto alla conoscenza di tutte le opzioni possibili.
L'ampliamento del concetto di "rischio". Pensata in un primo momento
per le donne esposte a violenza sessuale, la contraccezione d'emergenza ha poi
ampliato i suoi target: a rischio di una gravidanza non voluta non sarebbero
solo le donne costrette a subire un atto sessuale contro la propria volontà,
ma anche tutte quelle donne che potrebbero iniziare una gravidanza senza averla
programmata.
Rientrerebbero, quindi, tra le indicazioni i rapporti sessuali in assenza di
un'assunzione costante di estroprogestinici, o a seguito della rottura del profilattico,
o senza uso di altre tecniche contraccettive/abortive. E chi meglio delle adolescenti
sessualmente attive rientra in una delle fattispecie su descritte?
Proprio le adolescenti, che per varie ragioni (persistenza della fiaba personale,
desiderio di non medicalizzare l'atto sessuale, etc.) non fanno uso di alcun
tipo di contraccezione(16).
In questo modo, piuttosto che aiutare le adolescenti a vivere e gestire la propria
sessualità/genitalità nella responsabilità e nel rispetto
della propria e dell'altrui corporeità, si è ritenuto più
opportuno facilitare l'accesso alla contraccezione d'emergenza.
Ne sono testimonianza due fatti. Da una parte, l'autorizzazione da parte del
Ministro dell'Educazione francese, Segolène Royal, a distribuire nelle
scuole la contraccezione d'emergenza, senza informare i genitori, previa una
capillare campagna di informazione. Come è noto, però, il Consiglio
Costituzionale francese ha respinto nel luglio 2000 questa approvazione (del
gennaio 2000), facendo riferimento ad una legge del 1967 che stabilisce che
la contraccezione ormonale può essere dispensata solo dalle farmacie
su prescrizione medica; non è stata, invece, sottolineata la necessità
di chiedere in caso di somministrazione ai minori il consenso dei genitori(17).
Recentemente anche la Gran Bretagna ha deciso di consentire la distribuzione
della contraccezione d'emergenza nella scuola a partire dall'età di 12
anni.
Da ciò il moltiplicarsi di ricerche sull'uso della contraccezione d'emergenza
tra le adolescenti,(18) il crescente interesse a far pervenire queste informazioni
alle adolescenti, e la preoccupazione di rimuovere tutti i fattori che si oppongono
a tale diffusione, coinvolgendo anche i pediatri(19) e proponendone la prescrizione
per telefono(20).
Da una ricerca condotta dall'AIED tra il 1998 e il 2000 su 3265 ragazze in età
compresa tra i 14 e i 21 anni, risulterebbe che: l'84% delle intervistate sapeva
poco o nulla sugli effetti collaterali della contraccezione d'emergenza; nel
60% dei casi l'informazione proveniva dalle amiche o dal partner; nel 48% dei
casi di uso la motivazione era la rottura o l'uso errato del profilattico o
il mancato ricorso ad altre forme di contraccezione(21). I colpevoli? Ovviamente,
la scuola e la famiglia che non informano, anzi che non creano una "coscienza
contraccettiva" la quale , sostituendosi alla oramai "desueta"
coscienza morale, renderebbe accorte le adolescenti non sul fatto che la dimensione
genitale della sessualità va vissuta in un contesto di stabilità,
di fedeltà e di responsabilità anche procreativa, quanto sulla
necessità di usare contraccettivi perché questo ridurrebbe il
"rischio" di una gravidanza così scomoda a questa età
per il singolo e la società.
Lo studio di strategie di informazione per aumentare la diffusione
della contraccezione d'emergenza.
Un'altra preoccupazione delle organizzazioni a favore della
contraccezione d'emergenza è che l'informazione giunga a quante più
persone possibile, perché - si sostiene - il fatto che vi sia ancora
una scarsa diffusione di questi prodotti a causa della loro scarsa conoscenza.
Ogni mezzo viene, allora, considerato utile a tale scopo: dal moltiplicarsi
dei siti Internet alla istituzione di linee telefoniche per la contraccezione
d'emergenza; dalla distribuzione di kit di contraccezione d'emergenza alla cosiddetta
"educazione sessuale" nelle scuole. Nulla è rimasto intentato,
ma non sempre con i risultati sperati.
E' il caso dell'istituzione nel 1996 in USA di una ECP hot-line nazionale nell'ambito
del Reproductive Health Technologies Project and Bridging the Gap, Inc. per
offrire informazioni sulla contraccezione di emergenza e un elenco di cliniche
che la potessero dispensare: ma nonostante ciò la contraccezione d'emergenza
è rimasta poco nota, poco prescritta e poco usata.
Ed ancora , nel settembre 1998, la Planned Parenthood of America ha attivato
due servizi: il DIAL-EC per prescrivere la contraccezione d'emergenza e dare
istruzioni per telefono senza la necessità di una visita medica; l'EC-to-Go,
che offre alle donne un kit per la contraccezione d'emergenza da portare a casa
e usare quando serve.
Alla maggiore informazione dovrebbe associarsi, si dice, anche una maggiore
disponibilità della contraccezione d'emergenza presso tutti i presidi
di assistenza sanitaria alle donne (ambulatori, consultori, accettazioni ospedaliere
d'emergenza, etc.), ma soprattutto che essa venga dispensata come "prodotto
da banco" cioè senza prescrizione medica(22).
D'altra parte, almeno negli USA, non si tratterebbe di una novità dal
momento che - come già detto - la prescrizione della contraccezione d'emergenza
viene fatta anche per telefono.
Sono queste le ragioni per cui gran parte dei progetti di diffusione della contraccezione
d'emergenza prevedono il coinvolgimento dei farmacisti(23). Basti un esempio.
Nel febbraio 1998 il PATH (Program for Appropriate Technology in Health) ha
avviato un progetto, il Washington State Emergency Contraception Pharmacist
Pilot Project, che ha visto il coinvolgimento di 500 farmacisti, abilitati in
una seconda fase del progetto a dispensare direttamente la contraccezione d'emergenza.
Si può, allora, immaginare il disappunto generato da quei farmacisti
o, addirittura, da quelle catene di farmacie, come la Wall-Mart negli Stati
Uniti (che comprende 2.400 farmacie distribuite in tutto il Paese), per aver
rifiutato la dispensazione della contraccezione d'emergenza(24).
Un rifiuto dettato - secondo i sostenitori della contraccezione d'emergenza
- dal considerare tale approccio abortivo, senza rendersi conto, scrive Grimes
a proposito di un farmacista di Temecula (California) "reo" di aver
respinto una prescrizione medica per la contraccezione d'emergenza, che "ironically,
his refusal increased the probability that the woman would eventually have abortion"
(!!!)(25).
Sul meccanismo d'azione della contraccezione
Già dagli accenni sulla storia e sulle strategie di
diffusione della contraccezione d'emergenza si evince come vi si stata e vi
sia una grande confusione sul suo meccanismo di azione, una confusione più
ideologica che scientifica. Prima di analizzare la babele semantica che si è
creata attorno alla contraccezione d'emergenza, ci soffermiamo a prendere in
esame i dati scientifici relativi, in particolare, al meccanismo d'azione della
contraccezione d'emergenza. E' da precisare, però, che vi sono pochi
studi in tal senso, essendo l'attenzione dei ricercatori focalizzata soprattutto
sull'efficacia e tollerabilità di tali prodotti.
Le modalità per attuare la contraccezione d'emergenza con l'uso di estrogeni
e/o di progestinici sono: 1. gli estrogeni ad alto dosaggio; 2. gli estroprogestinici
combinati; 3. i progestinici.
Gli estrogeni ad alto dosaggio. Non esiste in commercio un prodotto specifico
per la contraccezione d'emergenza a base di estrogeni: si usa solitamente l'etinilestradiolo
che, al di fuori dell'uso come contraccettivo d'emergenza, trova indicazione
nelle patologie del ciclo mestruale, nella prevenzione della montata lattea,
nella terapia dei disturbi prostatici.
Il protocollo utilizzato è il cosiddetto five by five, che prevede la
somministrazione di 0,5-2.0mg al giorno di etinilestradiolo per 5 giorni(26).
La prima dose di etinilestradiolo viene somministrata entro 72 ore dal rapporto
sessuale.
Tra gli effetti collaterali dell'assunzione di estrogeni, vengono segnalati
nausea (54-70%), vomito (24-33%), cefalea, metrorragie, nonché qualche
episodio di edema polmonare. Vi è, inoltre maggiore incidenza di gravidanze
ectopiche, dovuta probabilmente all'interferenza con l'annidamento dell'embrione
nell'endometrio uterino ma non nella tuba: per questa ragione una storia di
gravidanza ectopica costituisce una controindicazione all'uso di estrogeni ad
alte dosi(27).
Gli estroprogestinici combinati. I primi studi sull'uso degli estroprogestinici
combinati come contraccezione d'emergenza sono stati condotti da Yuzpe e coll.,
che hanno messo a punto - come già detto - il cosiddetto "protocollo
Yuzpe", che nella formulazione originale prevedeva la somministrazione
di 100µg di etinilestradiolo + 1mg di norgestrel per due volte a distanza
di 12 ore. Successivamente il protocollo è stato modificato e, attualmente,
vengono somministrati, entro 72 ore dal rapporto presunto fecondante, 100µg
di etinilestradiolo+0,5mg di levonorgestrel (che ha sostituito il norgestrel)
per due volte a distanza di 12 ore(28).
Tra gli effetti collaterali: nausea (50,5%), vomito (18,8%), cefalea(29). Poiché
il vomito entro due ore dall'assunzione potrebbe ridurre l'azione dell'estroprogestinico,
è stata proposta la somministrazione di un antiemetico, la meclizina,
un'ora prima(30).
Molto discussi gli effetti sulla coagulazione. Infatti, a fronte di casi direttamente
collegati con l'assunzione di estroprogestinici - si fa riferimento, ad esempio,
al caso di una donna di 33 anni a cui è stata diagnosticata una trombosi
della vena retinica dopo assunzione di PC4 (500µg di norgestrel+100µg
di etinilestradiolo, in due dosei a distanza di 12 ore)(31) -, vi sono altri
studi che tendono a minimizzare tale rischio anche se non ad escluderlo. Si
veda a tal proposito un lavoro di Vasilakis e coll. ove si giunge alla conclusione
che il rischio di tromboembolismo venoso associato all'uso "post-coitale"
di estroprogestinici non è sostanzialmente più elevato del rischio
legato all'uso della pillola contraccettiva(32): in altre parole il rischio
trombo-embolico non può essere escluso Comunque, l'uso del protocollo
Yuzpe viene sconsigliato in presenza di una storia di tromboembolismo, oltre
che di cefalea, gravidanza e allattamento(33).
I progestinici. Il passaggio dall'uso di estroprogestinici al progestinico da
solo è stato fortemente ricercato al fine di ridurre gli effetti collaterali
legati all'estrogeno. Risulta, infatti, che usando il levonorgestrel (due dosi
di 0, 75 mg a 12 ore di intervallo)(34) vi sia una minore incidenza di nausea
(21,3%) e di vomito (5,6%), ma anche di astenia (16,9%), cefalea (16,8%), perdite
ematiche (13%), vertigini (11,2%) e tensione mammaria (10,7%)(35).
Per quanto riguarda gli effetti sulla coagulazione, non vi è accordo
neanche per il levonorgestrel, anche se vengono segnalate interazioni tra levonorgestrel
e warfarin, nel senso sia di una riduzione sia di un aumento dell'azione anticoagulante(36),
e viene raccomandata prudenza alle donne con una storia di malattia tromboembolica(37).
Per tutti i prodotti ad azione ormonale, vengono esclusi effetti teratogeni
su embrioni già annidati in utero(38).
Pur limitandosi la nostra analisi alla sola contraccezione d'emergenza con ormoni,
è utile qualche accenno all'uso della spirale e del più recente
mifepristone come "contraccettivi d'emergenza"(39).
L'inserimento di spirale o IUD, per lo più medicata al rame, viene eseguito
fino al 5°-7° giorno dopo il rapporto presunto fecondante(40). Tra gli
effetti collaterali vengono segnalati: crampi uterini, metrorragie, aumentata
incidenza di malattia pelvica infiammatoria.
Il Mifepristone, noto come RU 486, è un antiprogestinico che agisce bloccando
i recettori per il progesterone ed antagonizzando gli effetti di questo ormone
a livello degli organi e dei tessuti bersaglio di questo ormone(41). Utilizzato
solitamente come contragestativo (interruzione della gravidanza dopo l'impianto)
entro i primi 49 giorni dalla fecondazione, il mifepristone è stato proposto
come "contraccettivo d'emergenza": a tale scopo viene somministrato
in dose unica fino al 5° giorno dopo il rapporto sessuale(42); presenta
pochi effetti collaterali ad eccezione di un ritardo di almeno tre giorni nella
comparsa della mestruazione successiva, fatto questo che creerebbe nella donna
un'ansia eccessiva(43).
La maggiore preoccupazione di chi propone la contraccezione d'emergenza è
la valutazione della sua efficacia, ovvero della capacità di mantenere
basso il numero delle gravidanze dopo somministrazione: quanto minore è
il numero di gravidanze tanto maggiore è l'efficacia. Le percentuali
variano in base alla metodica utilizzata: il 99% per gli estrogeni, l'89% per
il levonorgestrel e il 75% per il protocollo Yuzpe.
L'efficacia dipenderebbe da due fattori: 1. la precocità dell'assunzione;
2. la fase del ciclo mestruale in cui si trova la donna quando assume i contraccettivi
d'emergenza. Si richiede infatti alle donne di assumere i contraccettivi d'emergenza
entro le 72 ore dal rapporto sessuale presunto fecondante, anche se vi sono
studi tesi a dimostrare che questa somministrazione potrebbe avere la stessa
efficacia pur se effettuata più tardivamente(44).
Per spiegare queste "indicazioni" è necessario comprendere,
però, il meccanismo d'azione della contraccezione d'emergenza.
I siti d'azione degli estrogeni e/o dei progestinici somministrati allo scopo
di attuare la contraccezione d'emergenza sono quattro: 1. l'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio
(inibizione dell'ovulazione); 2. il corpo luteo (effetto luteolitico); 3. le
tube di Falloppio (alterazione della motilità tubarica); 4. l'endometrio
uterino (alterazione dell'endometrio uterino)(45).
Inibizione dell'ovulazione .La possibilità di inibire l'ovulazione è
secondaria alla fase del ciclo in cui la donna assume gli estrogeni e/o il progestinico:
è, infatti, possibile - anche se questo effetto non si verifica sempre
- il blocco dell'ovulazione solo se la somministrazione avviene in fase preovulatoria.
Tale effetto viene evidenziato mediante i dosaggi ormonali e l'ecografia transvaginale.
Dagli studi presi in esame si evince che:
- alte dosi di estrogeni non inibiscono l'ovulazione anche se somministrati
in fase preovulatoria(46);
- gli estroprogestinici, somministrati secondo il protocollo Yuzpe in fase preovulatoria,
hanno bloccato l'ovulazione, in uno studio condotto da Ling e coll. su 11 donne,
nel 27% dei casi(47);
- mentre in uno studio di Rowlands e coll. lo stesso regime somministrato a
14 donne in fase preovulatoria ha bloccato l'ovulazione nel 24% dei casi(48).
Uno studio di Raymond et al., che prevedeva la somministrazione del protocollo
Yuzpe il giorno del picco urinario dell'LH, non metteva in evidenza, invece,
alcuna inibizione dell'ovulazione(49).
Ed ancora, in uno studio di Swahn e coll.,(50) 16 donne hanno ricevuto il protocollo
Yuzpe al 12°giorno del ciclo (prima che si verificasse il picco dell'LH),
e 16 donne hanno invece ricevuto il protocollo Yuzpe due giorni dopo il picco
dell'LH, nel primo gruppo nel 23% delle donne non è stato possibile dosare
un picco dell'LH, mentre nel secondo gruppo l'ovulazione si è manifestata
nel 100% dei casi;
il dienogest, un progestinico sintetico, somministrato da Kohler et al. in fase
preovulatoria a 18 donne (e in due dei 18 casi esaminati il dienogest è
stato somministrato due giorni prima del picco dell'LH), ha bloccato l'ovulazione
in 4 donne su 12 (33,4% dei casi)(51);
uno studio di Landgren e coll., condotto su 72 donne divise in quattro gruppi
e sottoposte alla somministrazione di 0,75mg di levonorgestrel per quattro giorni,
ha messo in evidenza quanto segue: il gruppo che ha ricevuto il levonorgestrel
nel 2°,4°,6° e 8° giorno del ciclo mestruale non ha avuto alcun
effetto inibente sull'ovulazione; nel gruppo che ha ricevuto il levonorgestrel
il 9°, 11°, 13° e 15° giorno, in 3 donne è stata evidenziata
attività follicolare, in 7 donne insufficienza del corpo luteo, in altre
7donne ovulazione; nel gruppo che ha ricevuto il levonorgestrel in 11^, 12^,
16^ e 19^ giornata, 5 donne hanno mostrato attività follicolare, 6 donne
insufficienza del corpo luteo, 7 donne ovulazione; il gruppo che ha ricevuto
levonorgestrel in 16^, 18^, 20^ e 22^ giornata non ha avuto alcun effetto sull'attività
ovarica.(52). In sintesi, il levonorgestrel non ha inibito l'ovulazione se somministrato
il fase follicolare precoce o in fase luteale, mentre ha soppresso l'ovulazione
solo nel 17,7% dei casi se somministrato tra il 9° e il 15° giorno e
nel 23,5% dei casi se somministrato tra l'11° e il 19° giorno del ciclo.
Da questi dati si può evincere che la contraccezione d'emergenza è
in grado di inibire l'ovulazione, in percentuale varia se somministrata in fase
preovulatoria, ma questo effetto non ne spiega tutto il meccanismo d'azione(53).
Interferenza con l'attività del corpo luteo. L'effetto luteolitico della
contraccezione d'emergenza viene valutato mediante lo studio ormonale della
lunghezza della fase luteale. Tale azione luteolitica non si evidenzierebbe
nelle donne che hanno assunto solo estrogeni(54), mentre sarebbe evidente in
meno del 21% delle donne che hanno assunto estroprogestinici secondo il protocollo
Yuzpe(55).
Alterazione della motilità tubarica. Tra i possibili meccanismi di azione
della contraccezione d'emergenza, vi sarebbe anche il rallentamento o l'accelerazione
della motilità tubarica con conseguente difficoltà di trasporto
dell'embrione. Questo effetto può essere valutato indirettamente dal
momento che sembra essere come una delle cause dell'aumentata incidenza di gravidanze
ectopiche dopo assunzione, in particolare, di estrogeni(56).
Modificazione della struttura dell'endometrio. Le modificazioni della struttura
dell'endometrio sono responsabili dell'impedimento dell'annidamento dell'embrione
in utero, da cui la definizione dei contraccettivi d'emergenza anche come antinidatori
o intercettivi.
Per valutare le alterazioni endometriali, i vari studi si avvalgono di metodi
indiretti ( si valuta, cioè, la morfologia e la funzionalità dell'endometrio),
dal momento che non vengono utilizzati i metodi diretti (il calcolo del rapporto
tra fecondazioni e perdite embrionali). Questo non perché manchino i
metodi diretti, ma semplicemente perché non vi è interesse (rapporto
costi/benefici) a farvi ricorso.
Ovviamente non è utilizzabile il dosaggio dell'hCG (human Chorionic Gonadotropin)
che si positivizza dopo almeno sette giorni dalla fecondazione, quindi dopo
l'avvenuto impianto(57), ma di altri fattori correlati con la gravidanza. Si
fa riferimento, in particolare, all'EPF (Early Pregnancy Factor), presente nel
siero materno già dalla sesta ora dalla fecondazione: una sua variazione,
essendo la presenza fondamentale nella fase preimpianto e perimpianto, indicherebbe
una fecondazione avvenuta a cui non fa seguito, però, l'annidamento dell'embrione
in utero(58).
Il ricorso ai metodi indiretti consente, comunque di evidenziare quelle alterazioni
endometriali che rendono impossibile l'annidamento dell'embrione in utero. Si
tratta di modificazioni morfologiche e di modificazioni biochimiche.
Per quanto riguarda le modificazioni morfologiche, è noto che l'endometrio
per accogliere l'embrione deve andare incontro a una serie di trasformazioni:
invece,la presenza di estrogeni, progestinici o estroprogestinici esogeni riduce
lo spessore dell'endometrio; causa atrofia ghiandolare e comparsa di aree edematose
che si alternano ad aree di elevata densità cellulare; altera la composizione
biochimica e proteica dell'endometrio. In particolare, si considera necessario
per un idoneo impianto dell'embrione in utero uno spessore endometriale compreso
tra 5 e 13 mm, dato confermato tra l'altro da studi eseguiti nel corso di procedure
di embryotransfer(59), in cui la frequente asincronia di sviluppo ovaio-endometrio
indotta dalla stimolazione ovarica è la principale causa di abortività.
A seconda dell'ormone somministrato come contraccettivo d'emergenza sono state
riscontrate le seguenti modificazioni morfologiche a carico dell'endometrio
uterino:
alte dosi di estrogeni causano alterazione del sistema di canali presente a
livello delle cellule endometriali: è quanto è stato riscontrato
in quattro donne trattate con estrogeni per 5 giorni in periodo luteale(60).
Non si esclude anche un'alterazione dei livelli di anidrasi carbonica endometriale,
la cui presenza è considerata necessaria nei processi di annidamento(61);
gli estroprogestinici somministrati secondo il protocollo Yuzpe riducono il
numero dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone, se somministrati
48 ore dopo il picco dell'LH(62), e provocano uno sviluppo asincrono dell'endometrio(63).
Ciò si è potuto evidenziare in tale studio condotto su 127 donne,
di cui 88 hanno ricevuto il protocollo Yuzpe a metà ciclo o fino al 3°
giorno dopo l'ovulazione. L'ambiente endometriale è stato considerato
inadatto per l'impianto dell'embrione.
Alle stesse conclusioni sono giunti W.Y. Ling e coll., dopo aver somministrato
estroprogestinici secondo il protocollo Yuzpe in fase preovulatoria(64).
Queste alterazioni vengono considerate, dai vari Autori, responsabili dell'impossibilità
di annidamento, anche se vi è chi mette in dubbio tale effetto pur avendo
riscontrato, dopo somministrazione di estroprogestinici secondo il protocollo
Yuzpe, un'alterazione del numero dei recettori endometriali per gli estrogeni,
un ridotto spessore endometriale ed una più grande proporzione di vacuoli
sopranucleari ghiandolari(65) rispetto alla situazione normale;
per quanto riguarda il levonorgestrel, uno studio del 1998 con somministrazione
di due dosi di 0,75 mg di levonorgestrel ad intervalli di 12 ore nel giorno
LH+2 (2° giorno dopo il picco dell'LH), indica un ritardo nello sviluppo
endometriale, con aumento dei recettori del progesterone. Gli Autori concludono
che questi effetti endometriali possono ostacolare l'impianto(66). Lo stesso
effetto alterativo sul normale endometrio secretorio è stato riscontrato
in donne che hanno assunto 0,75 mg di levonorgestrel in differenti giorni del
ciclo(67).
La rilevazione delle modificazioni biochimiche dell'endometrio si avvale della
valutazione delle integrine, proteine eterodimeriche presenti sulla superficie
delle cellule endometriali e soggette a modificazione durante il ciclo mestruale.
Infatti, mentre nella fase medio-luteale sono presenti nell'epitelio ghiandolare
le subunità a1 e a4, la subunità b3 è presente sia nell'epitelio
ghiandolare sia nell'epitelio di superficie. Queste subunità formano
parte delle integrine a1b1, a4b1 e avb3, la cui presenza è correlata
con la finestra impiantatoria(68). L'integrina avb3 si riduce verso il 5°-6°
giorno della fase postovulatoria(69) e la sua localizzazione nella superficie
apicale dell'epitelio cellulare indica la sua partecipazione nell'adesione dell'embrione,
nella fase di trofoblasto, all'endometrio quando inizia il processo di impianto
nell'utero(70).
Di conseguenza un'alterazione dell'espressione delle integrine, e in particolare
delle integrine avb3 e a4b1, è indicativa di alterata recettività
endometriale e di impedimento all'annidamento, come è stato riscontrato
ad esempio in donne che assumono contraccettivi ormonali(71). Non sarebbero,
invece, correlate con la recettività endometriale l'integrina a6 e b4
(72).
Non sono molti gli studi che hanno valutato l'effetto della contraccezione d'emergenza
sulle integrine endometriali. Il già citato studio di J. Wang e coll.
mette in evidenza un'alterazione delle integrine a1 e a2 endometriali dopo somministrazione
di levonorgestrel nel giorno LH+2 e questo viene messo dagli Autori in correlazione
con la difficoltà di impianto dell'embrione nell'endometrio(73) .
Per quanto riguarda il metodo Yuzpe, uno studio di Raymond et al(74), pur non
mettendo in evidenza una variazione significativa della subunità b3 dell'integrina,
ha rilevato una riduzione della MUC-1(75), una proteina solitamente elevata
nella fase medio-secretoria del ciclo e un aumento dei recettori per gli estrogeni,
che solitamente diminuiscono al momento dell'impianto(76). Gli Autori, tenendo
conto anche delle modificazioni morfologiche dell'endometrio e dell'assenza
di blocco dell'ovulazione, concludono scrivendo: "Perhaps the regimen effects
endometrial function in ways undetectable by the test we chose to perform, or
it could cause important changes earlier later in the cycle than when we performed
our test" (p. 2354).
Dai risultati di un lavoro di Young sulle proteine endometriali sieriche risulta,
inoltre, una soppressione della loro secrezione nel fluido luminale endometriale
dopo somministrazione al 9 giorno della fase luteale di estroprogestinci secondo
il protocollo Yuzpe: una tale variazione viene considerata dall'Autore incompatibile
con l'annidamento dell'embrione in utero(77).
Volendo sintetizzare quanto fin qui detto, la contraccezione d'emergenza è,
dunque, in grado di bloccare l'ovulazione, se somministrata prima del picco
dell'LH in una percentuale variabile compresa tra il 21 e il 33% a seconda che
si ricorra al metodo Yuzpe o al levonorgestrel. Gli altri effetti in fase preovulatoria,
peri e postovulatoria, sono a carico del corpo luteo, della tuba e, in particolare,
dell'endometrio: tre effetti che interferiscono con la fase post-fertilizzazione.
I termini della questione
Da quanto fin qui detto risulta evidente che la contraccezione
d'emergenza agisce impedendo il proseguimento dello sviluppo dell'embrione,
rendendone impossibile l'annidamento nella parete uterina. Non si tratta, dunque,
di un effetto contraccettivo ma semmai antinidatorio.
L'evidenza scientifica di tale effetto antinidatorio smentisce, quindi, la stessa
terminologia utilizzata per definire l'utilizzo di tali prodotti: non si tratta
di un meccanismo contraccettivo (abbiamo visto come l'inibizione del concepimento
avvenga solo in una piccola percentuale di casi), bensì di un meccanismo
prevalentemente abortivo qual è quello antinidatorio, che si estrinseca
dopo l'avvenuta fecondazione, quando è già iniziato il processo
di sviluppo di una nuova vita umana.
Perché allora si sostiene che la contraccezione d'emergenza non è
abortiva? Come mai il comunicato stampa del Ministero della Sanità italiano
n. 231 del 29 settembre 2000 recita quanto segue: "Il farmaco deve essere
inteso come metodo contraccettivo di emergenza da usare solo in casi eccezionali;
non svolge alcuna funzione abortiva in quanto il meccanismo d'azione consiste
nell'impedire l'impianto dell'ovulo fecondato o nel blocco dell'ovulazione"?
Le affermazioni del Ministero della Sanità italiano sono, in effetti,
le ultime di una lunga serie di dichiarazioni simili. Già nel 1995, Lahteenmaki
e coll.: "Altough the use of post-coital contraception has increased, all
too often it is not used when it should be… The annual number of abortion
in Finland has decreased…it is specially true in teenagers"(78).
Dello stesso tono le affermazioni di Kosunen e coll.: "It has been suggested
that widespread awareness and use of emergency contraception is one of reasons
for low rates of induced abortion in Netherlands"(79). Quindi la contraccezione
d'emergenza - secondo questi Autori - non solo non sarebbe abortiva, ma quando
utilizzata ridurrebbe, il numero degli aborti (!).
Ed ancora, sulla rivista dell'International Planned Parenthood Federation -
Europe Region, si legge: "In order to meet the potential demand for emergency
contraception, several action are urgently need. Among these are: clarification
that emergency contraception is not abortion and thus is legally permitted in
countries where abortion is illegal" (p.2); "service providers are
too often reluctant to provide this method. In case there is any misunderstanding,
emergency contraceptives are not abortifacients. Emergency contraceptives prevent
unwanted pregnancy"(p.3)(80).
Perché questa manipolazione semantica? La risposta la possiamo trovare
in una lettera pubblicata dal The New England Journal of Medicine: "to
manipulate public opinion toward to acceptance of it (the emergency contraception).
Redefining the meaning of contraception to include the prevention of implantation
does not change the fact that preventing implantation is what many people find
problematic with the drug"(81).
"Manipolare l'opinione pubblica per far accettare la contraccezione d'emergenza":
non è un fatto nuovo che le parole vengano utilizzate come una forma
di potere (si pensi al Newspeak di Orwell(82)) o di difesa. Scriveva Italo Calvino
nel saggio "L'antilingua" del 1965: "Caratteristica principale
dell'antilingua è quello che definirei terrore semantico, cioè
la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato.
Nell'antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo
ad una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente
o vogliono dire qualcosa di vago e di sfuggente…"(83).
Un'antilingua, che tende a sostituire in particolare quelle parole che evocano
fatti comunque drammatici, al punto che chi ascolta possa "perdere la sensibilità
per determinate situazioni o per certi problemi etici", diventando "più
accomodante magari non sul piano dei principi ma su quello della prassi…"(84).
Per poter dire che un prodotto ad azione antinidatoria non è un abortivo,
è stata necessaria una duplice manipolazione semantica: la ridefinizione
del termine di gravidanza; l'ampliamento del concetto di contraccezione.
La ridefinizione del concetto di gravidanza. Come è noto, agli inizi
degli anni '70 l'ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists)
ha ridefinito il concetto di gravidanza(85): con il termine "gravidanza"
si indica il periodo compreso tra l'annidamento in utero dell'embrione e il
parto. Di conseguenza un prodotto che agisce impedendo l'impianto o annidamento
dell'embrione in utero, non porrebbe termine ad una gravidanza, essendo questa
- seguendo la ridefinizione - ancora non iniziata e, quindi, grazie a tale escamotage
terminologico, un prodotto da abortivo diverrebbe non abortivo, ma contraccettivo.
Una definizione ripresa, poi, nella maggior parte degli studi sull'argomento.
Scrive, ad esempio, Grimes: "However, even if emergency contraception worked
solely by preventing the implantation of a zygote, it would still not be an
abortifacient. Pregnancy begins with implantation, not fertilization. (…)
Fertilization is a necessary but insufficient step toward pregnancy" (p.
1078)(86).
Una definizione, però, non è altro che una definizione, frutto
di un accordo che dovrebbe essere basato possibilmente su valide ragioni scientifiche:
ma quali sono, invece, queste ragioni?
Probabilmente due: una prima mutuata dalle procedure di fecondazione artificiale,
per cui la gravidanza inizierebbe solo dopo il trasferimento dell'embrione nelle
vie genitali della donna in prossimità dell'annidamento; una seconda
mutuata più che dalla teoria sull'impianto secondo la quale l'esistenza
individuale inizierebbe solo nel momento in cui l'embrione prende contatto con
l'endometrio uterino e i l'organismo della donna "si rende conto "
della presenza dell'embrione.
Due ragioni che ci sembrano fondate su un duplice errore: da una parte, una
forzata rilettura alla luce dell'artificialità di un processo, qual è
la gravidanza che è invece naturale poiché concerne la natura
stessa umana; dall'altra, la negazione della reazione "biologica"
quasi immediata della donna alla presenza dell'embrione rilevabile attraverso
la produzione dell'EPF, il fattore precoce di gravidanza.
Ciò che stupisce poi, è che una definizione degli anni '70 venga
ripresa dalla letteratura specialistica, solo tanti anni dopo, nel momento -
si potrebbe dire - del bisogno.
Infatti, nel 1987, il Dizionario Medico dell'USES definisce ancora la gravidanza
come "lo stato in cui si trova la donna dal momento del concepimento alla
nascita del feto"(87), mentre nel 1985 il Concise Medical Dictionary definisce
la gravidanza come "the period during which a women carries a developing
fetus. Pregnancy last for approximately 266 days, from conception until the
baby is born and the fetus normally develops in the womb"(88).
Più di recente nel noto Manuale di Pescetto e coll. si legge: "Nella
specie umana (presumendo una durata media del ciclo mestruale di 28 giorni)
la durata normale della gravidanza, calcolata dal giorno di inizio dell'ultima
mestruazione è di 40 settimane, pari a 280 giorni. Invece, tenendo conto
del giorno dell'ovulazione, la durata normale dello sviluppo del prodotto del
concepimento è di 38 settimane, pari a 266 giorni"(89).
In questo caso, dunque, il termine "gravidanza" comprende non solo
il periodo che va dalla fecondazione al parto, ma anche i 15 giorni precedenti
l'ovulazione dal momento che il riferimento empiricamente rilevabile è
l'ultima mestruazione.
Appare, allora, contraddittorio che sempre a pagina 823 vi sia scritto: "Quando
si parla di giorni di sviluppo si vuol fare riferimento al giorno della fecondazione
come giorno '0'. Poiché di norma ovulazione e fecondazione coincidono
nel medesimo giorno, o al massimo (salvo eccezioni) vi è una differenza
di 24 ore o poco più, lo sviluppo dell'embrione può essere misurato
in giorni a partire dall'ovulazione. Si rammenta a questo proposito che alcuni
indicano con il termine progestazione il periodo che va dalla fecondazione all'annidamento
dell'embrione".
Ed ancora a pagina 1325 si definisce "aborto" l'interruzione di gravidanza
entro il 180° giorno completo di amenorrea (25 settimane e 5 giorni): viene
cioè compreso non solo il periodo che va dalla fecondazione all'impianto,
ma anche i giorni che precedono l'ovulazione (in media due settimane).
Come mai sono stati necessari oltre trenta anni per "tirare fuori dal cassetto"
una definizione, a cui fra l'altro non si fa riferimento nella prassi clinica?
Ignoranza o non condivisione?
Inoltre, ancora una volta, i dati scientifici vengono utilizzati come strumento
di battaglia ideologica e dell'eterna contrapposizione tra "laici"
e cattolici: i cattolici sostengono che la contraccezione d'emergenza è
un abortivo; i "laici" sostengono che la contraccezione d'emergenza
è un contraccettivo. I dati scientifici sono, però, talmente obiettivi
che anche i laici non possono non riconoscerli, sempre che lo vogliano.
Scrive Baulieu - noto "padre" dell'RU486 e certo non tacciabile di
posizioni confessionali - che "l'interruzione della gravidanza dopo la
fecondazione può essere considerata alla stregua di un aborto…"(90).
Si parla, dunque, di gravidanza e di aborto, e non di contraccezione: così
come di gravidanza parla anche Grimes in una pubblicazione del 1999(91), distinguendo
tra "pregnancy more than 10 days earlier" e "pregnancies conceived
more recently", ma non escludendo che si tratti sempre di gravidanza, prima
e dopo l'impianto.
Vi è, poi, chi si dimostra titubante sulla qualifica della contraccezione
d'emergenza, definendola simile all'aborto: "Post-coital steroid - si legge
in Planned Parenthood in Europe - may well act between fertilisation and implantation
(nidation); and whether contranidation resembles abortion may trouble some women
and health personnel"(92).
2. L'ampliamento del concetto di contraccezione. Se la gravidanza inizia dopo
l'annidamento dell'embrione in utero, tutto ciò che agisce tra la fecondazione
e l'impianto non può essere considerato abortivo bensì contraccettivo.
Il termine "contraccettivo" significa letteralmente contra-cezione
= contro la fecondazione: come si può, allora, impedire qualcosa che
è già avvenuto, cioè la fecondazione(93)?
Per questo motivo, scrive Rahwan, "il termine contraccezione d'emergenza
è equivoco … bisogna parlare di intercezione d'emergenza o di interruzione
della gravidanza d'emergenza"(94).
Considerazioni conclusive
La cosiddetta "contraccezione d'emergenza" agisce, dunque, impedendo
nella maggior parte dei casi che un embrione si annidi nella parete uterina
e che continui, dunque, il suo processo di sviluppo iniziato al momento della
fecondazione. Interrompere lo sviluppo, quindi quel dinamismo biologico che
testimonia l'"essere vivente" del nuovo individuo umano, equivale
a privare questi della vita stessa, e, nel Dizionario Garzanti della Lingua
Italiana, "privare della vita" equivale ad uccidere(95).
La donna deve conoscere questa realtà e il medico, anche se propendesse
per il ricorso alla contraccezione d'emergenza, ha l'obbligo morale e deontologico
di informarla sul suo reale meccanismo d'azione. La donna potrebbe, infatti,
non condividere l'orientamento del medico.
L'informazione deve essere chiara e obiettiva, sicché la donna possa
acquisire la piena consapevolezza della sua scelta e sappia che, qualora opti
per l'uso della contraccezione d'emergenza, non sta evitando ma sta attuando
un aborto(96). Né vale come giustificazione alla non-informazione l'imprevedibilità
dell'effetto contraccettivo o abortivo, poiché, come si è visto,
la possibilità di un meccanismo abortivo è presente nel 70-100%
dei casi.
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Documento senza titolo
NOTE
(1) I fautori della "contraccezione d'emergenza" o "pillola
del giorno dopo" sostengono che l'uso di queste locuzioni sia errato, poiché
la donna potrebbe essere indotta a ritardarne l'assunzione, fatto questo responsabile
di una minore efficacia del prodotto (H. Calabretto, The description "morning
after"is both wrong and misleading, 18 July 2000 (electronic responses):
http://www.bmj.com/cgi/eletters/321/7253/70/b#EL4).
(2) Per questa parte storica, cfr.: C. Ellertson, History and
Efficacy of Emergency Contraception: Beyond Coca-Cola, Fam Plann Perspect 1996;
22(2):44-48. Vedi anche: http://www.plannedparenthood.org/library/BIRTHCONTROL/EmergContraHistory.htm/
.
(3) Il caso è riportato da: A.A. Haspels, Emergency Contraception:
a Review, Contraception 1994; 50: 101-108.
(4) Cfr.: A.A. Yuzpe, H.J. Turlow, I. Ramzy, J.L. Leyshon, Post-coital
Contraception. a Pilot Study, J Reprod Med 1974; 13: 53-58.
(5) E. Kesserü, A. Larranaga, J. Parada, Postcoital Contraception
with D-Norgestrel, Contraception 1973; 7: 367-379.
(6) P.F. Van Look, H. von Hertzen, Emergency Contraception, Br
Med Bull 1993; 49: 158-170.
(7) S. Rowlands, J. Guillebaud, W. Bounds, M. Booth,., Side Effects
of Danazol Compared with Ethinylestradiol/ Norgestrel Combination when Used
for Post-coital Contraception, Contraception 1982; 27: 39-49.
(8) M.L. Swahn, M. Bygdeman, S. Cekan, et al., The Effect of RU
486 Administred during the Early Luteal Phase on Bleeding Pattern,Hormonal Parameters
and Endometrium, Hum Reprod 1990; 5: 402-408.
(9) Food and Drug Administration, Prescription Drug Products:
Certain Combined Oral Contraceptives for Use as Emergency Postcoital Contraception,
Fed Regist 1997; 62(37): 8610-8612; T. Rutter, Emergency Contraception Approved
in USA, BMJ 1998; 317: 697.
(10) Cfr: http://www.kff.org/repro/.
(11) Cfr.: E. Westley, Emergency Contraception: a Global Overview,
JAMWA (http://www.jamwa.org/vol 53/53-5-1a.htm C. Ellertson, T. Shocket, K.
Blanchard, J. Trussel, Emergency Contraception: a Review of the Programmatic
and Social Service Literature, Contraception 2000; 61: 145-186.
(12) M. Harrison-Woolrych, A. Duncan, J. Howe, C. Smith, Improving
Access to Emergency Contraception, BMJ 2001; 322: 186-187.
(13) News, BMJ 2000; 321: 1306.
(14) Cfr.: Documento dei Vescovi del Regno Unito sull'uso della
pillola del giorno dopo, Medicina e Morale 1987; 1-2: 232-240.
(15) S.S. Smugar, B.J. Spina, J. F. Merz, Informed Consent for
Emergency Contraception: Variability in Hospital Care of Rape Victims, Am J
Publ Health 2000; 90(9): 1372-1376.
(16) M.L. Di Pietro, Adolescenza e sessualità, La Scuola,
Brescia 1994; ID., Adolescenza e comportamenti a rischio, La Scuola, Brescia
1995.
(17) A. Dorozynsky, France Bans Morning after Pill from School,
BMJ 2000; 321: 70. Cfr anche: http://www.plannedparenthood.org/.
(18) Vedi, ad esempio: A. Graham, L. Green, A.F. Glasier, Teenagers'
Knowledge of Emergency Contraception: Questionnaire Survey in South East Scotland,
BMJ 1996; 312(7046): 1567-1569; E. Kosunen, A. Vikat, M. Rimpela et al., Questionnaire
Study of Use of Emergency Contraception among Teenagers, BMJ 1999; 319: 91;
D.B. Langille, M.E. Delaney, Knowledge and Use of Emergency Post-coital Contraception
by Female Students at a High School in Nova Scotia, Can J Public Health 2000;
91(1): 29-32; T. Raine, C. Harper, K. Leon, P. Darney, Emergency Contraception:
Advance Provision in a Young High-risk Clinic Population, Obstet Gynecol 2000;
96(1): 1-7.
(19) M.R. Sills, J.M. Chamberlain, S.J. Teach, The Associations
among Pediatricians'Knowledge, Attitudes and Practices Regarding Emergency Contraception,
Pediatrics 2000; 105 (4Pt2): 954-956.
(20) M.A. Gold, Prescribing and Managing Oral Contraceptive Pills
and Emergency Contraception for Adolescents, Pediatr Clin North Am 1999; 46(4):
695-718.
(21) Cfr.: http:///www.Kwsalute.Kataweb.it/Notizia/0,1044,1080,00.html.
(22) J.O. Drife, Deregulation emergeency contraception, BMJ 1993;
307: 695-696; P.D, Thomas, Emergency Contraception: Time of Deregulation, Br
J Obstet Gynaecol 1994; 101: 361-364.
(23) Cfr.: E.S. Wells, J. Hutching, J. S. Gardner, et al., Using
Pharmacies in Washington State to Expand Access to Emergency Contraception,
Fam Plann Perspect 1998, 30(6):
(24) S.A. Cohen, Objections, Confusion among Pharmacists Threaten
Access to Emergency Contraception, The Guttmacher Report on Public Policy 1999;
2(3), in http://www.agi-usa.org/pubs/journals).
(25) D.A. Grimes, Emergency Contraception. Expanding Opportunities
for Primary Prevention, NEJM 1997; 337(15): 1078.
(26) G.W. Dixon, J.J. Schlesselman, H.W. Ory, R.P. Blye, Ethinylestradiol
and Coniugated Estrogens as Postcoital Contraceptives, JAMA 1980; 244: 1336-1339;
A.A. Haspels, Interception: Post-coital Estrogens in 3016 W omen, Contraception
1976; 14: 375-381.
(27) A.R. Smyth, Ectopic Pregnancy after Post-coital Diethylstiboestrol,
Am J Obstet Gynecol 1975; 121: 284-285.
(28) AA. Yuzpe, W.J. Lance, Ethinylestradiol and Dl-norgestrel
as a Postcoital Contraceptive, Fertil Steril 1977; 28: 932-936.
(29) Task Force on Postovulatory Methods of Fertility Regulation,
Randomised Controlled Trial of Levonorgestrel versus the Yuzpe Regimen of Combined
Oral Contraceptives for Emergency Contraception, The Lancet 1998; 352(8): 4428-433.
(30) E.G. Raymond, M.D. Creinin, K.Tl Barnhart et al., Meclizine
for Prevention of Nausea Associated with Use of Emergency Contraceptive Pills:
a Randomised Trial, Obstet Gynecol 2000; 95(2): 271-277.
(31) S.R. Lake, S.A. Vernon, Emergency Contraception and Retinal
Vein Thrombosis, Br J Ophtalmol 1999; 83 (5): 630-631.
(32) C. Vasilakis, S.S. Jick, H. Jick, The Risk of Venous Tromboembolism
in Users of Postcoital Contraceptive Pills, Contraception 1999; 59: 79-83.
(33) J. Cayley, Emergency Contraception, BMJ 1995; 311: 762-763.
(34) I primi studi con l'uso di levonorgestrel sono stati condotti
da: P.C.Ho, M.S.W. Kwan, A Prospective Randomised Comparison of Levonorgestrel
with the Yuzpe Regimen in Post-coital Contraception, Human Reprod 1993; 8: 389-392.
(35) http://www.go2planb.com;
Task Force on Postovulatory Methods of Fertility Regulation, Randomised Controlled
Trial of Levonorgestrel versus the Yuzpe Regimen of Combined Oral Contraceptives
for Emergency Contraception, The Lancet 1998; 352(8): 428-433.
(36) J. Ellison, A.J. Thomson, I.A. Greer, Apparent Interaction
Between Warfarin and Levonorgestrel Used for Emergency Contraception, BMJ 2000;
321: 1382.
(37) C. Wellbery, Emergency Contraception, Arch Fam Med 2000K;
9: 642-646.
(38) M.B. Braken, Oral Contraception and Congenital Malformations
in Offsprig: a Review and Metanalysis of Prospective Studies, Obstet Gynecol
1990; 76: 552-557.
(39) Come contraccettivo d'emergenza viene utilizzato talora anche
il danazolo (800-1200 mg ripartiti in 2-3 dosi a distanza di 12 ore l'una dall'altra),
che svolge un'azione luteolitica e di alterazione dell'endometrio uterino (A.M.C.Webb,
J. Russell, M. Elstein, Comparison of Yuzpe Regimen, Danazol and Mifepristone
(RU486) in Oral Postcoital Contraception, BMJ 1992; 305: 927-931; G. Zuliani,
U.F. Colombo, R. Molla, Hormonal Postcoital Contraception with an Ethinylestradiol-Norgestrel
Combination and Two Danazol Regimens, Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol 1990;
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(53) Per quanto concerne il protocollo Yuzpe, cfr. anche lo studio
statistico di J. Trussel, E.G. Raymond, Statistical Evidence about Mechanism
of Action of the Yuzpe Regimen of Emergency Contraception, Obstet Gynecol 1999;
93: 872-876; in cui gli Autori giungono per l'appunto alla conclusione che il
meccanismo d'azione degli estroprogestinici non può essere spiegato con
la sola inibizione dell'ovulazione.
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