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Università Cattolica del Sacro Cuore
 

SVILUPPO SCIENTIFICO E RISPETTO DELL'UOMO

A proposito dell'utilizzo degli embrioni umani nella ricerca sulle cellule staminali

ottobre 2000

 
Documento senza titolo

 

L'Università Cattolica del Sacro Cuore, in quanto istituzione di ricerca e l'insegnamento, sente il dovere di intervenire nel dibattito sulla questione delle cellule staminali.

Già negli anni scorsi l'Università ha seguito i progressi e le problematiche etiche emersi nell'ambito della biomedicina; in particolare, il Centro e l'Istituto di Bioetica hanno preso posizione, anche con documenti pubblici, sulle questioni più cruciali quali l'Identità e Statuto dell'embrione umano (22 giugno 1989) e la c.d. Clonazione terapeutica ("Medicina e Morale" n. 5, 1999).

Oggi l'Università intende pronunciarsi sulla possibilità di autorizzare una ricerca sperimentale su esseri umani vivi che, mentre li utilizza come "semplice materiale" biologico, ne provoca la morte.

Si rende noto, pertanto, un documento redatto dai responsabili di alcune strutture di ricerca e didattica operanti nell'Università e cioè:

- prof. mons. Ignazio Carrasco de Paula, docente di Bioetica;

- prof. sac. Roberto Colombo, ricercatore di Biologia applicata;

- prof. sac. Ferdinando Citterio, docente di Etica sociale, collaboratore del Centro di ricerche per lo studio della dottrina sociale della Chiesa;

- prof. Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale, componente del Direttivo del Centro di Bioetica;

- prof. Angelo Fiori, ordinario di Medicina legale, Direttore dell'Istituto di Medicina legale, condirettore rivista "o;Medicina morale";

- prof.ssa Marinella Fumagalli Meraviglia, ricercatore universitario di Diritto internazionale, responsabile di redazione della "Rivista internazionale dei diritti dell'uomo";

- prof. Michele Lenoci, ordinario di Storia della filosofia, coordinatore della sezione di Milano del Centro di Bioetica;

- prof. Giuseppe Leone, ordinario di Ematologia, Direttore dell'Istituto di Semeiotica medica;

- prof. Salvatore Mancuso, ordinario di Ginecologia ed Ostetricia, Direttore dell'Istituto di Clinica ostetrica e ginecologica;

- prof. Pasquale Marano, ordinario di Radiologia, Direttore dell'Istituto di radiologia Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia;

- prof. Giovanni Neri, ordinario di Genetica medica, Direttore dell'Istituto di Genetica medica;

- prof. Giorgio Pastori, ordinario di Diritto amministrativo, Preside della Facoltà di Giurisprudenza;

- prof. Adriano Pessina, professore associato di Filosofia morale, componente del Direttivo del Centro di Bioetica;

- prof.ssa Eugenia Scabini Colombo, ordinario di Psicologia sociale della famiglia, Preside della Facoltà di Psicologia, Direttore del Centro studi e ricerche sulla famiglia;

- S.E. mons. prof. Elio Sgreccia, ordinario di Bioetica, Direttore dell'Istituto di Bioetica, Direttore del Centro di Bioetica, condirettore della rivista "o;Medicina e morale";

- prof. Antonio G. Spagnolo, professore associato di Bioetica.

Sottoponendo alla pubblica riflessione queste brevi annotazioni, l'Università Cattolica intende richiamare l'attenzione sulla gravità morale e sociale delle questioni in discussione.

Le ragioni del progresso scientifico, dello sviluppo economico, delle aspettative di salute non possono prevaricare sul riconoscimento del dovere di tutelare, anche con opportune norme giuridiche, la dignità dell'essere umano in qualunque situazione esistenziale si trovi.

Proprio sul rispetto della dignità dell'essere umano si sono faticosamente costruiti la civiltà e il diritto occidentali, condizioni necessarie della convivenza civile.

Milano, novembre 2000

Sergio Zaninelli


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SVILUPPO SCIENTIFICO E RISPETTO DELL'UOMO

 

A proposito dell'utilizzo degli embrioni umani nella ricerca sulle cellule staminali

1. Come scienziati e come uomini di cultura non possiamo accettare che il dibattito in corso sull'utilizzo degli embrioni umani nella ricerca sulle cellule staminali tenda a risolvere un problema tanto drammatico e decisivo riducendolo ad una contrapposizione fede / scienza; o fede / ragione; o cattolici / laici. Non è una questione di schieramenti ideologici: siamo convinti, infatti, che il problema interroghi prima di tutto la ragione.

2. Il riconoscimento dell'embrione umano come individuo unico ed irripetibile della specie umana, che si manifesta già dalla fecondazione, si fonda sull'accettazione dei dati scientifici obiettivi. A tale esito giunge la ragione umana secondo la sua propria modalità conoscitiva: nel rispetto della realtà e attraverso la riflessione filosofica di natura antropologica ed etica. L'embrione umano vivo richiede pertanto tutela, rispetto e riconoscimento del diritto alla vita: ogni violenza fatta alla sua corporeità è violenza fatta alla soggettività umana.

3. Non c'è alcuna indebita ingerenza della ragione filosofica nell'ambito della ricerca scientifica laddove ci si interroga sulla valenza morale di una determinata prassi. Del resto, le stesse motivazioni con le quali si intende giustificare le ricerche attuali sulle cellule staminali embrionali - e cioè una possibile terapia - fanno riferimento a ragioni di carattere morale. Ma la prima ragione morale consiste nel bene oggettivo dell'essere umano stesso, a cominciare da quell'essere umano su cui si fa la ricerca.

4. L'autorizzazione a svolgere ricerche sull'essere umano allo stadio embrionale (sia che si trovi in "stato di abbandono", crioconservato, sia che venga appositamente generato) al fine di ricavarne cellule staminali, provocandone così la morte per distruzione, costituirebbe una grave discriminazione tra gli esseri umani in base alle loro condizioni vitali e minerebbe il principio etico universale, che sta alla base di ogni autentica convivenza umana, del "non uccidere" deliberatamente l'innocente.

5. Una simile prassi, inoltre, sconvolgerebbe ulteriormente il significato umano della procreazione e verrebbe indebitamente a negare lo statuto antropologico di "figlio" a quegli esseri umani allo stadio embrionale destinati ad essere considerati "o;materiale" di ricerca. La ragione, sia nella sua dimensione scientifica sia in quella filosofica, non può decidere arbitrariamente l'identità dell'embrione umano secondo l'uso che se ne intende fare e in vista degli scopi che gli adulti si prefiggono.

6. Risulta ingiustificata la comparazione tra i diritti dei malati ad essere curati che sarebbero prevalenti sul diritto degli embrioni alla vita. I due diritti non possono essere messi in opposizione. Il riconoscimento della dignità dell'uomo, e di ogni uomo, non consente di sacrificare l'essere umano vivente per la terapia di un altro essere umano malato. È poi inaccettabile sotto il profilo etico e giuridico sostenere la possibilità di utilizzare gli embrioni crioconservati e già disponibili, a motivo del fatto "essi verrebbero comunque eliminati".

7. In presenza di possibilità scientificamente fondate, già incoraggiate da promettenti esiti sperimentali, di conseguire risultati terapeutici con l'utilizzo di cellule staminali prelevate da organismo adulto (o dal cordone ombelicale o da tessuto fetale derivante da aborto spontaneo, previo consenso dei genitori), risulta doveroso percorrere queste piste, rispettose insieme delle aspettative dei malati e dell'incondizionata dignità dell'uomo.

 

Milano, ottobre 2000