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L'Università Cattolica del Sacro Cuore, in quanto istituzione
di ricerca e l'insegnamento, sente il dovere di intervenire nel dibattito sulla
questione delle cellule staminali.
Già negli anni scorsi l'Università ha seguito
i progressi e le problematiche etiche emersi nell'ambito della biomedicina;
in particolare, il Centro e l'Istituto di Bioetica hanno preso posizione, anche
con documenti pubblici, sulle questioni più cruciali quali l'Identità
e Statuto dell'embrione umano (22 giugno 1989) e la c.d. Clonazione terapeutica
("Medicina e Morale" n. 5, 1999).
Oggi l'Università intende pronunciarsi sulla possibilità
di autorizzare una ricerca sperimentale su esseri umani vivi che, mentre li
utilizza come "semplice materiale" biologico, ne provoca la morte.
Si rende noto, pertanto, un documento redatto dai responsabili
di alcune strutture di ricerca e didattica operanti nell'Università e
cioè:
- prof. mons. Ignazio Carrasco de Paula, docente di Bioetica;
- prof. sac. Roberto Colombo, ricercatore di Biologia applicata;
- prof. sac. Ferdinando Citterio, docente di Etica sociale,
collaboratore del Centro di ricerche per lo studio della dottrina sociale della
Chiesa;
- prof. Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale, componente
del Direttivo del Centro di Bioetica;
- prof. Angelo Fiori, ordinario di Medicina legale, Direttore
dell'Istituto di Medicina legale, condirettore rivista "o;Medicina morale";
- prof.ssa Marinella Fumagalli Meraviglia, ricercatore universitario
di Diritto internazionale, responsabile di redazione della "Rivista internazionale
dei diritti dell'uomo";
- prof. Michele Lenoci, ordinario di Storia della filosofia,
coordinatore della sezione di Milano del Centro di Bioetica;
- prof. Giuseppe Leone, ordinario di Ematologia, Direttore
dell'Istituto di Semeiotica medica;
- prof. Salvatore Mancuso, ordinario di Ginecologia ed Ostetricia,
Direttore dell'Istituto di Clinica ostetrica e ginecologica;
- prof. Pasquale Marano, ordinario di Radiologia, Direttore
dell'Istituto di radiologia Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia;
- prof. Giovanni Neri, ordinario di Genetica medica, Direttore
dell'Istituto di Genetica medica;
- prof. Giorgio Pastori, ordinario di Diritto amministrativo,
Preside della Facoltà di Giurisprudenza;
- prof. Adriano Pessina, professore associato di Filosofia
morale, componente del Direttivo del Centro di Bioetica;
- prof.ssa Eugenia Scabini Colombo, ordinario di Psicologia
sociale della famiglia, Preside della Facoltà di Psicologia, Direttore
del Centro studi e ricerche sulla famiglia;
- S.E. mons. prof. Elio Sgreccia, ordinario di Bioetica, Direttore
dell'Istituto di Bioetica, Direttore del Centro di Bioetica, condirettore della
rivista "o;Medicina e morale";
- prof. Antonio G. Spagnolo, professore associato di Bioetica.
Sottoponendo alla pubblica riflessione queste brevi annotazioni,
l'Università Cattolica intende richiamare l'attenzione sulla gravità
morale e sociale delle questioni in discussione.
Le ragioni del progresso scientifico, dello sviluppo economico,
delle aspettative di salute non possono prevaricare sul riconoscimento del dovere
di tutelare, anche con opportune norme giuridiche, la dignità dell'essere
umano in qualunque situazione esistenziale si trovi.
Proprio sul rispetto della dignità dell'essere umano
si sono faticosamente costruiti la civiltà e il diritto occidentali,
condizioni necessarie della convivenza civile.
Milano, novembre 2000
Sergio Zaninelli
* * * * *
SVILUPPO SCIENTIFICO E RISPETTO DELL'UOMO
A proposito dell'utilizzo degli embrioni umani
nella ricerca sulle cellule staminali
1. Come scienziati e come uomini di cultura
non possiamo accettare che il dibattito in corso sull'utilizzo degli embrioni
umani nella ricerca sulle cellule staminali tenda a risolvere un problema tanto
drammatico e decisivo riducendolo ad una contrapposizione fede / scienza; o
fede / ragione; o cattolici / laici. Non è una questione di schieramenti
ideologici: siamo convinti, infatti, che il problema interroghi prima di tutto
la ragione.
2. Il riconoscimento dell'embrione umano come
individuo unico ed irripetibile della specie umana, che si manifesta già
dalla fecondazione, si fonda sull'accettazione dei dati scientifici obiettivi.
A tale esito giunge la ragione umana secondo la sua propria modalità
conoscitiva: nel rispetto della realtà e attraverso la riflessione filosofica
di natura antropologica ed etica. L'embrione umano vivo richiede pertanto tutela,
rispetto e riconoscimento del diritto alla vita: ogni violenza fatta alla sua
corporeità è violenza fatta alla soggettività umana.
3. Non c'è alcuna indebita ingerenza
della ragione filosofica nell'ambito della ricerca scientifica laddove ci si
interroga sulla valenza morale di una determinata prassi. Del resto, le stesse
motivazioni con le quali si intende giustificare le ricerche attuali sulle cellule
staminali embrionali - e cioè una possibile terapia - fanno riferimento
a ragioni di carattere morale. Ma la prima ragione morale consiste nel bene
oggettivo dell'essere umano stesso, a cominciare da quell'essere umano su cui
si fa la ricerca.
4. L'autorizzazione a svolgere ricerche sull'essere
umano allo stadio embrionale (sia che si trovi in "stato di abbandono", crioconservato,
sia che venga appositamente generato) al fine di ricavarne cellule staminali,
provocandone così la morte per distruzione, costituirebbe una grave discriminazione
tra gli esseri umani in base alle loro condizioni vitali e minerebbe il principio
etico universale, che sta alla base di ogni autentica convivenza umana, del
"non uccidere" deliberatamente l'innocente.
5. Una simile prassi, inoltre, sconvolgerebbe
ulteriormente il significato umano della procreazione e verrebbe indebitamente
a negare lo statuto antropologico di "figlio" a quegli esseri umani allo stadio
embrionale destinati ad essere considerati "o;materiale" di ricerca. La ragione,
sia nella sua dimensione scientifica sia in quella filosofica, non può
decidere arbitrariamente l'identità dell'embrione umano secondo l'uso
che se ne intende fare e in vista degli scopi che gli adulti si prefiggono.
6. Risulta ingiustificata la comparazione
tra i diritti dei malati ad essere curati che sarebbero prevalenti sul diritto
degli embrioni alla vita. I due diritti non possono essere messi in opposizione.
Il riconoscimento della dignità dell'uomo, e di ogni uomo, non consente
di sacrificare l'essere umano vivente per la terapia di un altro essere umano
malato. È poi inaccettabile sotto il profilo etico e giuridico sostenere
la possibilità di utilizzare gli embrioni crioconservati e già
disponibili, a motivo del fatto "essi verrebbero comunque eliminati".
7. In presenza di possibilità scientificamente
fondate, già incoraggiate da promettenti esiti sperimentali, di conseguire
risultati terapeutici con l'utilizzo di cellule staminali prelevate da organismo
adulto (o dal cordone ombelicale o da tessuto fetale derivante da aborto spontaneo,
previo consenso dei genitori), risulta doveroso percorrere queste piste, rispettose
insieme delle aspettative dei malati e dell'incondizionata dignità dell'uomo.
Milano, ottobre 2000